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 2016  settembre 23 Venerdì calendario


IL GIUDICE AZZERA L’ELEZIONE DI NENCINI SEGRETARIO PSI

La firma del giudice istruttore Stefano Cardinali, apposta in calce a tre pagine del Tribunale di Roma, merita di essere ricordata nei libri di storia: prima d’oggi non si ricorda che il congresso d’un partito – incluse le sue decisioni – sia stato sospeso, per di più in via cautelare, per ordine di un giudice. Accade al Psi e al suo ultimo congresso, quello di Salerno, celebrato tra il 14 e il 17 aprile scorso. La platea congressuale, secondo il giudice, non era infatti legittimata a deliberare alcunché.
Il giudice Cardinali accoglie l’istanza dei socialisti Roberto Biscardini, Pieraldo Ciucchi, Gerardo Labellarte, Aldo Potenza e Angelino Sollazzo – assistiti dall’avvocato Vincenzo Iacovino, Vincenzo Fiorini e Silvio Di Lalla – e crea così un importante precedente che, da oggi in poi, potrebbe portare alla sospensione delle decisioni prese nei congressi di qualsiasi partito italiano. Inclusa l’elezione del segretario. Il numero dei delegati – secondo il giudice – non corrispondeva a quello dei delegati effettivi. I conti non tornano. Né in euro, né in tessere. Né in caratura democratica dell’evento, bisogna infine ammettere, se davvero i numeri degli iscritti risultassero gonfiati. A stabilirlo in via definitiva sarà una sentenza ma è difficile che i conti tornino giacché, dividendo il numero dei soldi in cassa, 520 mila euro, per il costo di ciascuna tessera, secondo i ricorrenti il Psi dovrebbe contare circa 6 mila iscritti invece dei 22 mila dichiarati. Il giudice conferma che “facendo applicazione della media aritmetica, si ricava un ammontare ‘pro tessera’ pari a circa euro 14 decisamente inferiore al costo minimo di ciascuna tessera che corrisponde a euro 20”. “La politica – commenta il segretario Riccardo Nencini – non si fa nei tribunali, si fa nel partito, non si strumentalizza il ricorso alla magistratura per rovesciare i congressi ai quali deliberatamente non si partecipa. Ci difenderemo in tribunale e in ogni altra sede per far valere le ragioni di tutti coloro che, come noi, credono negli ideali del socialismo italiano”.
Intanto il giudice ha stabilito che venga ripristinato lo status antecedente al congresso in questione, a partire dal segretario, che resta lo stesso Nencini, visto che era stato confermato. E non è escluso che i ricorrenti denuncino la vicenda in procura per verificare se non siano stati commessi eventuali reati. “Questa ordinanza – commenta il senatore Gerardo Labellarte che è tra i ricorrenti – dimostra che nel congresso sono state falsate delle scelte. C’erano due opzioni e ha prevalso quella con più numeri, certo, però i numeri erano falsati. Noi per esempio non avremmo appoggiato il governo Renzi e avremmo rivendicato una maggiore autonomia politica rispetto alle riforme. Se i conti sono corretti, su 22 mila iscritti, ben 16 mila potrebbero essere stati gonfiati. Qual era dunque la vera maggioranza nel congresso?”.
Questo non potrà certo stabilirlo un giudice, poiché come dice Nencini, la politica si fa fuori dai tribunali. Eppure, nella comparsa del Psi si legge che l’approdo in tribunale, si deve “alla frustrazione generata dalla condizione di minoranza impossibilitata ad affermare la propria linea politica… Appare chiaro come l’opzione di lamentare l’assenza di trasparenza amministrativa, con particolare riferimento al tesseramento, costituisca una sorta di ‘ultima spiaggia’ per conseguire un’affermazione altrimenti impossibile”. Presto un giudice stabilirà se i conti erano in ordine, se gli iscritti sono stati gonfiati. Che sia l’approdo di una minoranza frustrata, oppure il trucco scoperto per una maggioranza farlocca, bisognerà comunque ammettere che, per il sol dell’avvenire, quella sentenza sarà stata davvero l’ultima spiaggia.