Vittorio Zucconi, La Stampa 25/8/1995, 25 agosto 1995
UN CLASSICO: LE ELEZIONI AMERICANE E LE STORIE DI SESSO– La Stampa, venerdì 25 agosto 1995 Le registrazioni telefoniche del dialogo fra l’onorevole e la ragazzina non lasciavano dubbi ai giurati, che le ascoltavano con quell’espressione intenta e imbarazzata di chi guarda il canale porno in tv alle tre del mattino
UN CLASSICO: LE ELEZIONI AMERICANE E LE STORIE DI SESSO– La Stampa, venerdì 25 agosto 1995 Le registrazioni telefoniche del dialogo fra l’onorevole e la ragazzina non lasciavano dubbi ai giurati, che le ascoltavano con quell’espressione intenta e imbarazzata di chi guarda il canale porno in tv alle tre del mattino. Era dai tempi di Nixon e del Watergate che un nastro magnetico non raccontava con la voce stessa del colpevole, la storia della autodistruzione di un uomo politico americano. Parla l’Onorevole: «...ma ti metti le mutande rosa, tesoro, sì, quelle color pesca con tutte le frappette...». La ragazzina, sua dipendente, 16 anni: «...sì, e poi ti porto una bella sorpresa...». L’onorevole: «...una sorpresa, oh che bello, adoro le sorprese, che sorpresa?...», «...ti porto una mia amica... una ragazza di 15 anni...». L’onorevole, lievemente perplesso «...ma ci sta a fare il numero a tre?...», «...certo che ci sta... figurati, è una studentessa del liceo cattolico di Nostra Signora della Pace...». L’onorevole, con un grido di gioia «...una ragazza cattolica? Sono le migliori e le più porcone, Gesù Gesù, oggi ho vinto alla lotteria...». E così, essendo riuscito in un sol colpo a offendere i puritani protestanti, i cattolici, le allieve del liceo di Nostra Signora della Pace, i padri, le madri, le femministe, il buon gusto e una mezza dozzina di articoli del codice penale sul sesso con i minorenni, l’onorevole Mel Reynolds, brillante deputato democratico di Chicago, amico di Jesse Jackson, è stato giudicato colpevole. Il massimo della condanna possibile sarebbero 86 anni cumulabili. Ottantasei anni di carcere per un paio di mutande rosa, sia pure con le frappette, sembrano eccessivi, pur tenendo conto che l’onorevole univa, alla passione per la biancheria intima, il vizio di infilare le mani nella cassa del denaro pubblico. Ma qualunque sia la sentenza finale (sei anni in appello, prevedono gli avvocati) la sua carriera politica è ovviamente finita all’età di 38 anni. Il “congressman” Reynolds ha già fatto sapere che si ritirerà dalla politica, per evitare alla famiglia, alla sposa adorata e ai figlioletti, il calvario di un continuo scandalo pubblico. Sarà di scarsa consolazione, per la “sposa adorata”, sapere che la triste fine del deputato Reynolds non soltanto non è un caso unico, né certo il più vergognoso, nella enciclopedia degli scandali sexy che periodicamente, puntualmente agitano la politica americana. Al contrario, il suo nome sarà una nota in calce a pagine di scandali sessuali che coinvolgono presidenti, ministri, senatori, deputati e chiunque, nei corridoi del potere washingtoniani, dimentichi del prudente consiglio che Ronald Reagan dava ai giovani neoeletti del suo partito: «Ci sono soltanto tre modi per rovinarsi in politica: le donne, le donne e le donne». Perché sia così, è storia lunga, molto americana e forse impossibile da spiegare. Perché altre nazioni di cultura diversa, dal Giappone all’Italia passando per la Francia e la Germania, tollerino, quando addirittura non si compiacciano, delle prodezze sessuali dei propri capitribù anche quando, come fu di ministri italiani, ostentano i propri harem, è questione che non è mai stata risolta in modo convincente. Si cita sempre il puritanesimo, l’ala piagnona del protestantesimo anglosassone, quello che considerava punibile con la morte l’adulterio. C’è chi nota una moderna convergenza a tenaglia del puritanesimo con il femminismo, in America, alleati nello stritolare ogni uomo che osi praticare la desolante filosofia del “maschio cacciatore”. Il politologo spiega invece che l’adulterio, il libertinaggio, il dongiovannismo sono prove evidenti di immaturità e di doppiezza, doti squalificanti in un leader politico democratico. Sarà, ma rimane il fatto che metri diversi sono stati applicati in epoche diverse, per misurare la colpa dei vari “Maddaleni” della politica americana. George Washington, padre dei padri della patria, ha sicuramente prodotto figliastri di sangue misto con le molte schiave africane delle sue piantagioni, ma nessuno si sarebbe sognato di inguaiarlo per qualcosa che facevano tutti i bravi piantatori coloniali. Franklin Roosevelt, nonostante la poliomielite e la carrozzella da invalido, aveva un’amante donna, come l’aveva la moglie Eleanor. L’eroico Eisenhower, dietro quell’aria da vecchio zio timido e per bene, cornificava la sua Mamie con una ex segretaria conosciuta in guerra e sul patologico, insaziabile dongiovannismo di John Kennedy non è il caso di tornare. Ma su di loro cadevano il silenzio, la cortina della complicità giornalistica, allora una corporazione strettamente maschile che squarciava l’omertà solo con rare battutacce a doppio senso, comprensibili solo a chi già sapeva. Racconta Ben Bradlee, ex direttore del “Washington Post” e grande amico di JFK, in un libro di memorie prossimo all’uscita, che la sera dell’insediamento presidenziale di Kennedy, nel 1961, il cronista della radio “Abc” John LeGueur probabilmente brillo aprì così la sua radiocronaca delle feste: «Qui Washington. La festa è cominciata da pochi minuti, le signore sono scollatissime ed entrambe le balle, pardon, entrambi i balli presidenziali sono già in piena attività», prima che il regista riuscisse a fiondarsi sul microfono e strapparglielo. Basterebbe dire che quel radiocronista non perse neppure il posto per capire quanto sia cambiato il clima della moralità sessuale, dunque della ipocrisia pubblica, nella politica americana. Fino alla fine degli Anni 60, distruggere un politico attraverso il letto era quasi impossibile. Neppure il pubblico adulterio li sfiorava, come provò Grover Cleveland, famoso donnaiolo e padre di vari figli illegittimi. Fu rieletto nonostante una costante processione di donne con neonati in braccio che facevano la ronda attorno alla Casa Bianca cantando: «Mamma, mamma dov’è il mio papà? È dentro la Casa Bianca, ha, ha, ha». I mass media tacevano, nel nome del “sono affari loro”. La moda della politica-spettacolo, del pettegolezzo come strategia elettorale o editoriale, non era ancora arrivata. Si deve aspettare il 1974 perché la “bomba S”, lo scandalo sessuale, esploda davvero, con il caso di Wilbur Mills, allora il deputato più potente d’America, l’uomo tra le cui mani passava ogni centesimo speso dal Tesoro pubblico. Fu sorpreso in compagnia di Annabella Battistella, una stripper italo-argentina che si esibiva privatamente per lui, tuffandosi nuda nel lago artificiale davanti al monumento di Lincoln, proprio nel sacrario della storia americana. “Annabella la bella” in arte Fanne Fox, (garbato pseudonimo che vorrebbe dire “culotto volpino”) travolse il deputato, con grande sollievo dei suoi nemici. La caccia alle volpi del peccato erotico era aperta. Nel 1975 un repubblicano del Maryland, Robert Bauman, fu sconfitto alle elezioni perché frequentatore di prostituti maschi. Ma la sua fine poteva allora essere attribuita al tabù dell’omosessualità. Più dubbi suscitò invece l’espulsione dalla camera dell’onorevole Hinson, un cristianissimo conservatore del Mississippi tutto Dio, casa e famiglia, sorpreso in una latrina del Campidoglio con un commesso di 17 anni. Furono l’omosessualità, la volgarità o l’igiene a distruggerlo? E fu l’adulterio, o fu invece la puerilità della menzogna, a stroncare le aspirazioni presidenziali del democratico Gary Hart, fotografato all’uscita della sua casa dopo un intero weekend a porte chiuse con Donna Rice, bellissima ragazza della Florida, con la quale, balbettò lo sventurato, aveva «trascorso un weekend intero a discutere di politica»? Invano un commentatore amico tentò di salvarlo scrivendo che «se il futuro presidente Hart farà ai russi quello che ha fatto per due giorni a Donna Rice, l’occidente vincerà la guerra fredda». Rarissimi sono i casi di segno opposto, quando il sesso aiuta a vincere, come lo scandalo di Barney Frank, deputato omosessuale di Boston che aveva trasformato la sua casa di Washington in un bordello per gay, gestito dal suo amante, un prostituto. Gli elettori del suo collegio, in buona parte gay, lo hanno da allora sempre rieletto con maggioranze schiaccianti. Come è sempre stato rieletto, dai suoi concittadini bostoniani, Ted Kennedy, nonostante il celebre annegamento della amichetta Mary Jo Kopechne e il suo visibile robusto appetito per donne e distillati di malto. Per questo, il timido tentativo di difesa offerto dall’Onorevole Reynolds, prontamente soprannominato “The pink panther”, la pantera rosa, per la sua ruggente passione per gli slip color di pesca (con frappette) non ha funzionato. Essendo il primo politicante di colore colpito dalla “bomba sesso” aveva tentato di dipingersi come una vittima degli stereotipi bianchi che vedono in ogni negro un mostro. Ma la miseranda enciclopedia dei giochi sessuali proibiti non conosce discriminazioni, né apartheid razziali. Il sesso uccide carriere politiche nell’America di oggi. Chi vuole il potere, si contenti dei suoi grigi orgasmi. Meglio comandare che eccetera eccetera. Vittorio Zucconi