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 2016  aprile 29 Venerdì calendario


I PARADISI FISCALI GLI STATI UNITI LI HANNO IN CASA


Non è a Panama né nelle isole dei Caraibi che si applicano le legislazioni più blande sui movimenti di capitale o dove è più semplice immatricolare una shell-company, una società offshore o di comodo.
In alcuni Stati americani queste operazioni sono più sbrigative e ancor meno onerose. E legittime. Si tratta del Nevada, il Delaware. il Montana, il South Dakota, il Wyoming e addirittura in questa lista c’è anche lo Stato del New York. Ma non basta, gli Stati Uniti non hanno firmato i trattati internazionali sullo scambio di informazioni relative a questo tipo di imprese, quindi andare a scovare gli evasori o i riciclatori non è facile. Lo Stato più gettonato da costoro è il Delaware. Con una popolazione di appena 900mila abitanti ha al suo attivo oltre un milione di imprese. Tra queste più del 60 per cento delle aziende che fanno parte della classifica Fortune 500 e oltre la metà delle società americane quotate in borsa.
I costi di questo paradiso fiscale per il fisco americano sono alti. Da uno studio condotto su 2500 aziende registrate nel Delaware tra il 1995 e il 2009 risulta che la loro pressione fiscale era tra il 15 e il 24 per cento inferiore che negli atri Stati, equivalente a una perdita di 10 miliardi di dollari per l’erario. Secondo Transparency International, il Delaware è uno dei migliori esempi al mondo di «grande corruzione» e questo anche in base al sistema di immatricolazione, che fornisce ad aziende, truffatori e individui ricchi segretezza e protezione riguardo ai loro beni, tanto da metterlo nella stessa categoria dei paradisi fiscali più noti come le Isole Cayman.
Quindi prima di puntare il dito contro i paradisi fiscali esteri Washington farebbe bene a fare pulizia in casa.