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 2016  aprile 24 Domenica calendario


#LEZIONIDAMORE (E DI POTERE) DA SHAKESPEARE

«Un gran uomo una volta disse: Tutto riguarda il sesso. Tranne il sesso. Il sesso riguarda il potere». Se sostituiamo “sesso” con “amore”, o con “desiderio”, non è così fantasioso immaginare che il grande uomo citato dal machiavellico politico di House of Cards, Frank Underwood, potesse essere William Shakespeare. Del resto Underwood stesso, con tutte le passioni e ambizioni che mette in scena nella sua sfrenata tecnica politica, la sottile arte della manipolazione dei desideri altrui e le profonde oscurità che lo animano (per non parlare delle occhiate meta-teatrali lanciate, quasi per vezzo, al di qua dello schermo), è decisamente un personaggio shakespeariano. Ma lo spunto per ritrovare il rapporto tra sesso/amore e potere, mi è venuto sfogliando un prezioso e ormai introvabile libretto – L’Eros in Shakespeare, a cura di Alessandro Serpieri e Keir Elam (Pratiche editrice, 1988) – utilissimo da riscoprire in questi giorni in cui si celebrano i 400 anni dalla morte del Bardo, avvenuta il 23 aprile 1616. Presentando gli atti del quarto convegno a Taormina su Shakespeare, svoltosi nel 1987, Serpieri ed Elam sottolineano la straordinaria modernità della sua concezione di Eros, che «si misura su Platone, su Ovidio e su Petrarca» solo per trovare nuovi, fecondi itinerari. In Shakespeare, «l’Eros corre dovunque… è ricerca, gioco, recita, finzione, inganno, schifo, fantasma informe». È, si può aggiungere con René Girard, acuto lettore delle opere shakespeariane, essenzialmente potere. Potere di indirizzare, manipolare, dirigere il desiderio. Modalità di manipolazione, direbbe Greimas, che vivono “nel” e “di” linguaggio. Che all’opera sia Iago, Underwood o un losco figuro come Pandaro (l’infido macchinatore di Troilo e Cressida) – meno noto ma non meno importante per la sua abilità di governare con le parole ciò che Girard chiama “desiderio mimetico” –, il potere del linguaggio è sconfinato quanto è sconfinato il desiderio. L’universo di Shakespeare sembra permeato dal principio esposto da Ulisse proprio nel Troilo e Cressida: «Tutto avrà nome potere, e il potere volontà, e la volontà desiderio, e il desiderio, lupo universale, assecondato doppiamente dalla volontà e dal potere farà dell’intero universo la sua preda per poi, alla fine, divorar se stesso». L’Eros in Shakespeare «corre dovunque» e non di rado, come mostrano gli intrecci passionali che muovono gli eroi shakespeariani, «può incontrare esiti di violenza e frustrazione, perché l’investimento del desiderio può sempre trasformarsi nei fantasmi più segreti e perturbanti…», scrivono Serpieri ed Elam. Che si tratti delle gioiose dinamiche del Sogno di una notte di mezza estate o delle intricate macchinazioni di uno Iago o di un Pandaro, Eros è ovunque in moto e, se corre, spesso corre in tondo. «Tutto questo il mondo ben lo sa - così il Bardo chiude il sonetto 129, dedicato alla lussuria - , ma nessuno sa bene / come evitare il paradiso che porta gli uomini a questo inferno».
di Armando Massarenti, Domenicale – Il Sole 24 Ore 24/4/2016