Pietro Acquafredda, Anno Santo 1925. L’Idea Nazionale. Roma, 30 maggio 1925, 30 maggio 1925
Giubilei– C’è una cosa che non comprendiamo: e cioè la passione inaudita e incontenibile che i pellegrini mostrano per i distintivi
Giubilei– C’è una cosa che non comprendiamo: e cioè la passione inaudita e incontenibile che i pellegrini mostrano per i distintivi. Pare che, a un certo punto del suo viaggio, il pellegrino creda di non poter tirare avanti, se non si infila all’occhiello, o se non si appunta all’altezza del seno sinistro, un nastro, una medaglia, una placca, una targhetta, qualunque cosa, insomma, purché sia qualcosa di smalto, di metallico, di lucente, di colorato. Questo distintivo non lo abbandona più sino alla fine del pellegrinaggio: all’alba, a mezzogiorno e nel cuore della notte esso sta lì, inamovibile a distinguere dai comuni mortali il pellegrino dell’Anno Santo. Finiremo per credere che essi li portino non solo sugli abiti da passeggio, ma anche sulla biancheria da notte, sui pijiami e sulle vesti da camera; che essi non l’abbandonino neppure quando fanno il bagno, come si può fare dell’anello nuziale. Qualcosa di misterioso ci deve essere in questo attaccamento, che il pellegrino ha per il distintivo: una di quelle piccole ambizioni segrete, una di quelle innocenti forme di esibizionismo, cui talvolta sono soggetti gli uomini. Forse una innocente gioia, una semplice felicità. Noi non facciamo, no, dell’ironia. Forse è soltanto per una lieve invidia che noi abbiamo parlato. (Anno Santo 1925. L’Idea Nazionale. Roma, 30 maggio 1925)