Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2015  luglio 26 Domenica calendario


STIPENDI D’ORO, CASE SCONTATE LA DOLCE VITA DEL SINDACALISTA

A Roma, in un palazzo in stile umbertino dietro a Porta Maggiore, si trova la sede di un piccolo sindacato, il Clas. È nato tre mesi fa dopo una spaccatura dentro la Cisl. L’artefice della diaspora, insieme con un’altra decina di quadri, è stato Mauro Brinati, settantenne ex segretario territoriale della Fisascat Cisl, la sigla che si occupa del comparto servizi e che solo nella Capitale conta 30 mila iscritti. Brinati annuncia a Libero che nei prossimi giorni depositerà un esposto alla procura di Roma: «Lunedì mi incontrerò con il mio avvocato per discutere gli ultimi dettagli. In passato sono già stato costretto a denunciare il segretario nazionale della Cisl Sergio D’Antoni e altri sindacalisti, costringendoli alle dimissioni». Ora Brinati è intenzionato a mettere all’indice nuovi presunti stipendi d’oro e nuove parentopoli che ritiene uno schiaffo ai lavoratori iscritti a quella federazione che percepiscono stipendi mensili lordi che vanno dai 400 euro ai 1.300. Il principale obiettivo dell’atto di accusa di Brinati è il segretario nazionale della Fisascat Pierangelo Raineri, 59 anni, imperiese. Il dirigente è stato eletto nel 2006 ed è stato riconfermato all’ultimo congresso del 16 maggio 2013. Nel frattempo ha collezionato poltrone, da quella nel consiglio d’amministrazione dell’Enasarco, l’ente previdenziale degli agenti di commercio, in cui è seduto dal 2007, a quelle di presidente del Quas, la cassa di assistenza sanitaria quadri, e dell’Ente bilaterale del settore terziario, di cui Fisascat è socia. COLLEZIONE DI INCARICHI Un elenco di incarichi che, sostiene Brinati, carte alla mano, ha contribuito a far schizzare le sue dichiarazioni dei redditi a una media di 262 mila euro l’anno nel lustro 2009-2013: dai 274 mila euro del 2009, al picco di 283 mila del 2011, ai 237 mila del 2013. «Parliamo di guadagni superiori a quelli del Presidente della Repubblica e pensi che in base a norme statutarie da lui stesso emanate, Raineri dovrebbe percepire uno stipendio mensile di 4.272 euro pari a 59.808 euro annui» continua l’ex sindacalista. Per Brinati i maggiori introiti sarebbero frutto di consulenze o delle attività all’interno dei vari consigli di amministrazione e commissioni di cui Raineri fa parte. Per esempio l’appannaggio da consigliere di Enasarco è di 48.450 euro, cifra a cui bisogna aggiungere i gettoni di presenza da 270 e 180 euro per cda e commissioni. Oltre a Raineri nel consiglio d’amministrazione figurano il presidente Brunetto Boco, sindacalista della Uil, con 135.324 euro di stipendio base, due vicepresidenti da 97.428 euro e altri 10 consiglieri. Emolumenti su cui in passato non sono mancate le polemiche. Nel 2011 l’Enasarco, con Raineri nel cda, lancia il progetto Mercurio, il piano di vendita degli oltre 17mila immobili dell’ente ai già fortunati affittuari (la pigione media era di 450 euro). Lo slogan che promuove l’operazione è il seguente: «Da inquilino a proprietario il passo è breve. Non devi neanche uscire di casa». L’offerta è ghiotta: un 30 per cento di sconto iniziale rispetto al valore di mercato e un ulteriore 10 per cento se aderisce alla prelazione almeno il 70 per cento degli affittuari dello stesso stabile. Alla fine il prezzo può dimezzarsi rispetto al reale valore. Durante il suk, alcune associazioni di consumatori accusano Enasarco di scarsa trasparenza e l’ente replica sui giornali: «Il processo di dismissione ha sempre avuto come caposaldo la considerazione dei risvolti sociali dell’operazione». La conferma della buona causa arriva dall’identità degli acquirenti. Tra questi Raineri e la moglie Patrizia Parodi. Il primo, nel dicembre del 2013, compra nel quartiere dell’Eur, in zona Grottino, un appartamento di sette vani e 4 box (uno dei quali della grandezza di 37 metri quadrati) per una spesa complessiva di 362.050,81 euro, con un risparmio garantito di circa 150-200 mila euro. Un pacchetto che va ad aggiungersi ai due immobili e ai terreni che già possiede nella natìa Liguria. La moglie Patrizia, proprietaria di due appartamenti e due box a Roma, acquista dall’Enasarco al prezzo di 104 mila euro un mini attico di tre vani sull’alberata circonvallazione Ostiense, al confine con la Garbatella. La portiera dello stabile, intervistata da Libero, decanta la posizione e la vista, senza ostacoli, di quella casa. «Quanto vale? Non meno di 170 mila euro. Anche perché è in atto un grande progetto di riqualificazione della zona». Brinati, continuando a fare i conti nelle tasche di Raineri, non si ferma ai beni immobili: «È intestatario anche di quattro autovetture e due motocicli. Sarà la procura ad accertare a chi appartenga il cabinato che abitualmente usa per le gite in mare». Il parco mezzi di Rainieri è così composto: un fuoristrada della Nissan, una berlina della Subaru, due Fiat Panda, di cui una 4x4, un quad della Kymco e una moto della britannica Royal Enfield. Ma nella sua filippica Brinati denuncia anche una presunta parentopoli: «Nel 1997 la moglie di Raineri è stata assunta all’ente bilaterale della Formazione Quadrifor, di cui la Fisascat Cisl è socia, con inquadramento di addetta alla segreteria di terzo livello part-time, uno dei livelli più bassi previsti dal contratto. Insomma è entrata in punta di piedi. Ma da allora ha fatto una folgorante carriera. Nel 2001 è stata promossa al primo livello full-time, nel 2003 ha ricevuto un aumento di salario, nel 2004 è diventata quadro, nel 2005 ha avuto due incrementi di stipendio per un totale di ulteriori 550 euro, il 26 gennaio del 2012 è stata nominata direttore facente funzioni. Dopo solo quattro mesi è diventata dirigente con uno stipendio lordo mensile di 5.714,29 euro, pari a 80 mila euro l’anno». La signora è attualmente responsabile dell’erogazione corsi, sicurezza, qualità e sistema informativo. Le carriere nell’ambito della galassia Cisl dei parenti del segretario imperiese non finiscono qua. Continua Brinati: «Anche il figlio di Raineri, Roberto, appena laureato, è stato assunto a Fondoprofessioni, altro ente bilaterale di cui la Fisascat è socia. Qui, come si può facilmente verificare su Internet, il ragazzo ricopre l’incarico di responsabile organizzativo». Come se non bastasse, pure la fidanzata del giovane, in passato è stata arruolata in uno di questi enti bilaterali: «Ha lavorato presso la Coopersalute, un’altra cassa sanitaria collegata alla Cisl». TANTI FURBETTI Eppure Raineri, secondo Brinati, non è il solo «furbetto» del sistema. Per questo l’ex sindacalista, nel suo esposto, ha deciso di inserire anche i nomi del segretario generale aggiunto di Fisascat, Giovanni Pirulli, e quello di Rosetta Raso, segretario organizzativo della stessa sigla sindacale, nonché vicepresidente di Fondoprofessioni e consigliera di Quadrifor: «Pure loro possono vantare figli d’arte» sogghigna Brinati. Gli domandiamo per quale motivo non abbia rivelato prima questi presunti episodi di malcostume. «Perché solo recentemente siamo entrati in possesso della documentazione che certifica quanto sto affermando. Ne avevamo il sentore, ma non la certezza». Il casus belli che probabilmente ha convinto qualcuno a tirare fuori il dossier sulle presunte malefatte dei dirigenti sindacali è stata la rottura interna alla Fisascat avvenuta il 9 aprile scorso in occasione del commissariamento della federazione di Roma da parte proprio del trio Raineri, Pirulli e Raso. «C’è chi si è atteggiato a censore senza averne la statura. Io, al pari dei 400 dirigenti e dei 4 mila iscritti Fisascat dimissionari, ho i titoli per parlare perché vivo in una casa ereditata da mia moglie, non ho immobili di sorta, non ho conti in banca e dopo 52 anni di contributi, non avendo accettato compromessi, percepisco una pensione di soli 1.200 euro, mentre chi fa i trucchi ne porta a casa almeno il doppio». Di quali imbrogli parla? «C’è chi in vista del distacco sindacale gonfia la busta paga ottenendo contributi figurativi illegittimi o addirittura c’è chi con falsi distacchi, ottiene intere pensioni non dovute, d’oro o d’argento che siano. Meccanismi perversi di cui ha approfittato anche l’ex segretario della Cisl Raffaele Bonanni, per questo costretto all’addio. Spero che il suo successore, Anna Maria Furlan, intervenga una volta per tutte per fare pulizia all’interno di un sindacato che rappresenta milioni di lavoratori e pensionati alla fame, mentre molti alti dirigenti sindacali vivono lautamente alle loro spalle».