Marco Gasperetti, 12/8/2007, 12 agosto 2007
LIVORNO
Come una piccola mamma li ha abbracciati forte, ha tentato di difenderli dal fuoco, li ha coperti con il corpo. E ha combattuto prima di essere soffocata dal fumo e divorata dalle fiamme. I vigili del fuoco hanno trovato Eva, 12 anni, sopra i fratellini Mengi di 4 anni e Danci di 8. Carbonizzati sui resti di un giaciglio di vecchi materassi, cartoni e coperte di nylon. Accanto, un’ altra bambina, un’ amica di giochi, sfigurata dal fuoco, Tuta 6 anni. Forse aveva tentato di fuggire. Erano soli in una baracca, costruita con lamiere arrugginite e cartoni, nascosta sotto un viadotto, i quattro bambini Rom, due dei quali sordomuti, morti la scorsa notte in un incendio in località Stagno, nell’ immediata periferia nord di Livorno. Una quinta bambina si è salvata. Si trovava con la mamma nella parte della baracca meno esposta al fuoco. I genitori dei quattro bambini, due coppie di quarantenni, si erano allontanati, insieme a un’ altra quindicina di persone, gli abitanti della grande baracca, divisa in sei minuscole tane. Adesso sono in stato di fermo, accusati di abbandono di minore e incendio colposo. Due di loro, i genitori dei tre fratellini, dopo l’ incendio, erano corsi verso la loro baracca. «Credevano che i bambini fossero fuori a prendere acqua a una fonte vicina - racconta Giuseppe Paravia, il capo squadra dei vigili del fuoco -. Erano disperati, ma sicuri che i piccoli fossero vivi. Ci hanno detto che sarebbero andati a prenderli. Poi non li abbiamo più visti». Li hanno trovati tre ore dopo i poliziotti vicino alla stazione insieme ad altre dieci persone. Forse volevano andare a Pisa a trovare i loro parenti che vivono anch’ essi in una baracca. Prima di quattro fermi, il gruppo Rom è stato interrogato per tutta la giornata dal pm Antonio Giaconi. Al magistrato ha raccontato di essere state vittime di un attentato incendiario. «Qualcuno ha lanciato una molotov dal viadotto. Una vendetta, ci volevano uccidere tutti». Ma con il passare delle ore, gli accertamenti della polizia scientifica e dei vigili del fuoco, l’ ipotesi dolosa è crollata. «Ci sono contraddizioni nei racconti e gli elementi sono discordanti. Siamo di fronte a gravissimi episodi di negligenza», ha poi detto il magistrato. Le indagini, infatti, avrebbero accertato che prima di uscire di casa i genitori dei quattro bambini non avrebbero completamente spento un piccolo falò utilizzato per cucinare. «E in quell’ ambiente, così infiammabile per la presenza di legno secco e nylon, sarebbe bastato un fiammifero a far scoppiare un incendio». Helena, una delle parenti delle vittime, ha però smentito la circostanza. «Nessun fuoco veniva acceso nelle baracche, neppure per cucinare». Ma tre livornesi, che nelle vicinanze hanno alcuni orti, avvalorano l’ ipotesi dell’ incidente: «C’ era sempre fumo quando era ora di pranzo. Non avevano gas, né luce. Accendevano falò, pericolosissimi. E noi pensavamo: uno di questi giorni brucerà tutto». Quando i vigili del fuoco sono arrivati sotto il viadotto, convinti di avere di fronte il solito incendio di sterpaglie, quasi non credevano a quella devastazione. «In pochi minuti il fuoco si era divorato tutto - racconta ancora Paravia -. Però non pensavamo che si fosse portato via anche quei piccoli. Lo abbiamo scoperto dopo aver spento l’ ultimo focolaio e a un tratto abbiamo visto la testa di uno dei bambini. Ho iniziato a togliere la cenere e ho pregato che non ce ne fossero altri. Poi ho visto i corpi dei fratellini abbracciati e mi sono commosso».