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 2014  maggio 10 Sabato calendario

DA FASCISTA A COMUNISTA TEORIA DELLA MALAFEDE


La cronaca quotidiana ci offre l’avanspettacolo di cambi di casacca politica fatti con molta nonchalance. Con disinvolta leggerezza, eccoli cambiar idea (e partito) con molta spregiudicatezza. Pronti ad autoassolversi e strabordanti d’indulgenza verso sé stessi. In una parola: malafede. Per capire di cosa si tratta converrà prendere in mano un libro prezioso, Tempi di malafede. Guido Piovene ed Eugenio Colorni, scritto da Sandro Gerbi (apparso da Einaudi, nel 1999, e riproposto recentemente in un’edizione aggiornata per le edizioni Hoepli). La ricostruzione del rapporto fra Piovene e Colorni serve a Gerbi per raccontare cinquant’anni e più di storia italiana filtrata attraverso la nozione di malafede. La vicenda di Piovene è esemplare. Prima compromesso col fascismo, poi comunista, perciò accusato di bieco opportunismo. Eppure fu uno dei pochissimi che fece pubblicamente i conti col suo passato. Era il l962 quando il “Conte Rosso”, così soprannominato per le sue fasi filocomuniste, pubblicava La coda di paglia dove affrontava la compromissione durante il ventennio e la sua discussa veste di “compagno di strada” del Pci.
Non fu l’unico. Nel suo ultimo articolo scritto per La Stampa Umberto Saba ricordava l’incontro con Curzio Malaparte, fascista convinto in tempi non troppo lontani. Eppure col poeta si era sperticato in parole di fuoco sul regime, mai ascoltate nemmeno dal più furioso antifascista. Che così spiegava: «Malafede? Non saprei. Ma, anche ammesso che lo fosse, pervenni, in ogni modo, ad un’altra piccola “scoperta”. La cosiddetta malafede non è – come si crede – comune: tutt’altro. I poveri uomini mentono, sì, ma saltuariamente, o perché costretti (lì per lì) dalla “dura necessità” (Omero); o dalla “forza delle circostanze” (Napoleone); o per legittima difesa. Ma per far correre una vita – dico una vita intera – pensando una cosa, e scrivendone un’altra (e tutto questo rimanendo sempre “a galla”) ci vuole, oltre ad un’intelligenza affatto straordinaria (sbalorditiva quasi), una coerenza, un controllo costante su sé stessi, un coraggio, altrettanto (se non più) straordinario». Che dire? A legger queste parole sembrano quasi illuminarsi vite e carriere di persone come Giuliano Ferrara, passato da Lotta Continua a Berlusconi con agio. Ma, va da sé, sono casi rari. Oggi, di fronte ai vari Rondolino, passato da D’Alema alla Santanché, non possiamo che rimpiangere Piovene e i paradossalmente “gloriosi”tempi di malafede.
C.G.JR.