Paolo Siepi, ItaliaOggi 10/5/2014, 10 maggio 2014
PERISCOPIO
Tronchetti Provera? Comunica bene, rapina meglio. Carlo De Benedetti, Festival Dogliani.
Gianni Cuperlo sarebbe il genero ideale per tante madri che spasimano di dare la figlia in sposa a un signore che la tratti come una rosa al naso. Pur avendo superato la barriera dei cinquanta, il compagno Gianni ha sempre l’aria perfettina e inamidata del dirigente della Gioventù comunista che piace, non solo alle mamme, ma alle zie e alle nonne. E, di conseguenza, la sua visione dell’Italia è un po’ datata. Giampaolo Pansa. Libero.
Una volta, era da poco finita la seconda guerra mondiale, Indro Montanelli approdò in America e scese in un grande albergo. Nella prima telefonata da oltreoceano, riferì al caporedattore che in camera, sopra il comodino, c’era una sfilza di tasti impressionante, da astronave. Afeltra ebbe uno dei suoi guizzi: «Indrè, prova a schiacciarli tutti e poi scrivi che cosa succede». Montanelli, più matto di lui, ubbidì, suscitando l’indomani i complimenti entusiasti del superiore: «Indrè! Maronna che bell’articolo t’aggio fatto fa’». Ne era uscito un pezzo sulla modernità, sugli Stati Uniti proiettati verso il futuro, mentre l’Italia ancora arrancava fra le macerie della guerra. Una controprova della teoria di Afeltra, secondo il quale per descrivere bene un posto bisognava o soggiornarvi per dieci anni o restarvi per un giorno soltanto. Vittorio Feltri e Stefano Lorenzetto, Buoni e cattivi. Marsilio.
L’economia del debito non controlla più i popoli con il consumismo. Ora è costretta a calzare gli scarponi chiodati dell’austerità che provoca regressione, stagnazione, impoverimento. Emiddio Novi, La dittatura dei banchieri. Edizioni Controcorrente.
Con la mondializzazione abbiamo, di fatto, creato l’uomo deterritorializzato, definito dal diritto e il contratto e locutore di una nuova lingua fatta di un miscuglio di parole americane mischiate in ciò che resta di un costume locale a pezzi. Tutta questa civiltà mondiale non è riuscita a produrre che un uomo da niente, senza memoria né fede. Hervè Juvin, La grande sèparation. Gallimard.
Avrei potuto avere come insegnante di filosofia all’università un grande maestro, Rodolfo Mondolfo, ma ci fece solo una lezione, poi ci salutò, diede la mano a tutti, noi eravamo matricole trasecolate, e disse: «Vado in America perché sennò qui mi fanno la pelle». Era ebreo e andò a vivere in America del Sud. Luigi Serravalli, critico d’arte e scrittore.
Leggo una noiosa vita di Marx. Il personaggio che interessa di più è quello della madre, la quale, naturalmente, non incontra i favori del biografo socialista. «Curava i suoi figli malati con devozione e abnegazione esemplari, ma le loro idee, la loro fede, i loro desideri spirituali non l’interessavano affatto. Karl le pareva più biasimevole degli altri, a causa delle teorie così sospette che predicava». Alla vigilia della morte, la buona vecchia disse amaramente. «Ah, se Karl avesse ammassato un capitale, invece di scriverci su dei libri!». Leo Longanesi, Parliamo dell’elefante. Longanesi, 1947.
Alle volte penso alla pensione. Posso mollare tutto, portandomi dietro i libri a cui non rinuncerei mai, tra questi, quelli del mio amato Kafka, letti e riletti instancabilmente come se fossero un droga. E poi la Bibbia, un libro che tutti dovrebbero aver letto almeno una volta nella vita. Michael Kruger, editore tedesco. Der Spiegel.
Ho sempre avuto molti amici fra i preti, grandi e piccoli. Sono sempre tutti stati molto buoni con me, che non ho fama di essere buono con i preti. Curzio Malaparte, Battibecchi. Shakespeare and Company, 1993.
Il mio sguardo penetrante è celebre fino in Iran. Francis Blanche, Pensèes, rèplique et anecdotes. Editions J’ai lu.1966.
Non so che albero sia. Non rientra nella ristretta cerchia degli alberi che io so riconoscere. So soltanto, da una targhetta sul tronco, che è l’albero numero 46.423 del Comune di Milano. Ha foglie quasi tondeggianti, a bordo liscio, e in questa stagione si illumina di una gran fioritura color rosa intenso, senza però alcun profumo. Si trova in corso Sempione, sul controviale, all’altezza del civico 54. Ci passo spesso vicino. Il 46.423 è «il mio albero». Ad attirare la mia attenzione sono state le radici. Una mattina ho notato come si sono allungate al di sotto all’asfalto, così che sul marciapiede risultano nodose e in rilievo come vene sulle mani di un vecchio. Invece di allargarsi nella grande aiuola in cui è piantato, l’albero ha deciso insomma di sfidare l’asfalto; e ora le sue radici si espandono per venti metri, forzando da sotto il manto nero che le soffoca. Una grossa radice anzi ha impegnato l’asfalto in una dura lotta, fino a spaccarlo. Nelle fessure di terra già cresce qualche filo d’erba. (Ovviamente, in questa silenziosa contesa io tengo per l’albero). Mi sono chiesta perché mi affascina così un particolare, cui nessuno sembra far caso. Incrocio automobilisti che parcheggiano, padroni e cani che passano, e nessuno getta un’occhiata a quelle radici. È che l’ostinazione di questa pianta a riprendersi la terra che le è stata sottratta, mi commuove. Sarebbe stato tanto più semplice orientarsi verso il terreno soffice dell’aiuola. Invece questa bizzarra creatura cocciutamente corrode il marciapiede con le sue radici carsiche, che qui e là quasi tentano di affiorare. È un albero combattente, e i combattenti mi piacciono. Marina Corradi. Avvenire.
Dallo stipo dei regali uscirono poi una pipa di creta per il nonno, un ditale per Enrica, un rosario per Linda, un paio di forbici da unghie per Betta, un corazziere di piombo per Renzo, e per Silvia uno scatolino per giuggiole col Duomo sul coperchio che sembrava una asparagiaia. Luigi Santucci, Il Velocifero. Mondadori, 1963.
La luce era incerta, l’aria fredda, la contrada era invasa dall’odore di pane fresco che usciva dal forno del Barberi. Nella contrada fischiava un vento gelido, nell’aria c’era un vociare maschile, le osterie erano piene, nella sola via Manzoni se ne contavano sette. Andrea Vitali, La figlia del podestà. Garzanti, 2005.
La città di Antibes e la città di Biot (nelle Alpi Marittime, Costa Azzurra, Francia) si fonderanno. I loro abitanti si chiameranno gli Antibiotici. Francis Blanche, Pensèes, rèplique et anecdotes. Editions J’ai lu. 1966.
Era un Valtellinese molto egoista. Pensava solo a se Madesimo. Gianni Macheda.
Non ho voglia di stare bene. Ho voglia di stare meglio. Roberto Gervaso. il Messaggero.
Paolo Siepi, ItaliaOggi 10/5/2014