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 2014  maggio 10 Sabato calendario

FASSINO È ALTO UN METRO E 90 E PESA 60 CHILI. É UNA BELLA DIFFERENZA CON GENNY ’A CAROGNA CHE, CON UN SOLO PUGNO, PUÒ FERMARE UN TRAM


Genny ’a Carogna, uno che a sua volta litiga sovente (diciamo così) con gli ultras delle squadre avversarie, è di un’altra razza rispetto al povero Fassino, che tifa per la Juventus, ma con moderazione, come ha dichiarato martedì, dopo il fattaccio del dito medio, al Corriere della sera. Per cominciare, Genny ’a Carogna ha l’aria di chi, se solo vuole, può tranquillamente vivere di prepotenza, mentre il sindaco sabaudo si regge a malapena in piedi (è «alto un metro e 90 e pesa 60 chili», scrivono Vittorio Feltri e Stefano Lorenzetto in Buoni e cattivi, Marsilio 2014). Mentre Genny ’a Carogna, con un pugno, può sfondare una parete o fermare un tram, Fassino ha giusto il fiato per arrivare dall’ascensore in ufficio, percorrendo un breve corridoio, senza svenire per strada. Anche soltanto sollevare il dito medio dev’essere stata una faticaccia. Dopo, probabilmente, gli hanno somministrato l’ossigeno, come agli asfissiati.
Non sarà stato bello, da parte del sindaco di Torino, l’ex mammasantissima della sinistra postcomunista, mostrare il dito medio a un gruppo di tifosi del Torino, che lo stavano ingiuriando senza pietà, ma definirlo per questo un «teppista», come fa il Giornale della famiglia caimana, è un po’ eccessivo. È così che il leader di Forza Italia è stato condannato, col perepè perepè delle procure, ai lavori sociali forzati: da una causa da niente (il bunga bunga, l’evasione fiscale a cui si crede come in Dio, perché altrimenti si va all’inferno) conseguenze apocalittiche.
Genny magari è proprio la carogna che dicono, non so, ma Daniele «Gastone» De non era poi così cattivo come l’hanno dipinto i giornali, sempre ansiosi di sbattere il mostro eccetera. Accusato d’aver sparato quattro colpi di pistola contro la tifoseria napoletana, che s’accingeva a sprangarlo, e in particolare d’avere ridotto quasi in fin di vita l’ultrà Ciro Esposito, ora salta fuori che «Gastone» non avrebbe sparato. Come nei romanzi di Agatha Christie, quando il giovane curato o la vecchia duchessa sono sul punto d’essere arrestati perché tutti gl’indizi sono contro di loro, a scagionare il ras della fossa romanista è la prova del guanto di paraffina. E adesso?
«Un esercizio istruttivo consiste nell’andare a cercare su Internet una nuova teoria del complotto, per vedere se riuscite (voi che non siete esperti dell’argomento) a trovare le pecche, prima di cercare su altri siti web le confutazioni degli esperti. Quando coniò l’espressione, Brenner non stava parlando di creazionismo né di teorie del complotto; stava facendo notare che, nella foga della battaglia, anche gli scienziati seri a volte non sanno trattenersi dal “trascurare” alcuni dati che minano gravemente la teoria che prediligono. È una tentazione a cui si deve resistere, a qualunque costo» (Daniel C. Dennett, Strumenti per pensare, Raffaello Cortina 2014).
«Ecco una buona abitudine che vi consiglio di prendere: provate, ogni volta che incontrate una domanda retorica, a formulare – mentalmente – una risposta non ovvia. Se ne trovate una buona, sorprendete il vostro interlocutore rispondendo alla domanda! Ricordo una vignetta dei Peanuts di tanto tempo fa che illustra bene questa tattica. Charlie Brown domandava, retoricamente: “Chi può dire cosa è giusto e cosa è sbagliato in questo caso?”. E Lucy rispondeva: “Io” » (Daniel C. Dennett, Strumenti per pensare, Raffaello Cortina 2014).
Sì, davvero, e adesso che si fa? De Santis è innocente: non ha sparato. Anzi, è una vittima: si è preso una grandinata di botte. Idem il sindaco Fassino, qualche confine regionale su a nord: ha sollevato il dito medio, poi ha negato d’averlo fatto, quindi lo ha ammesso, ma in fondo è roba venial, il teppismo è un’altra cosa, qualunque cosa ne pensi il Giornale caimano. Sapremo mai chi ha sparato ai tifosi partenopei? C’era qualche maggiordomo in giro? Un piduista? E Papi dov’era? Gli agenti deviati dei servizi segreti hanno tutti un alibi?
«I neuroscienziati, gli psicologi e i filosofi devono prendere sul serio il proprio obbligo morale di riflettere sui presupposti e sulle implicazioni delle proprie dichiarazioni pubbliche con la stessa attenzione che è richiesta a tutti coloro che pontificano sul riscaldamento globale o sugli imminenti impatti di asteroidi. Un esempio è il messaggio che lo scrittore Tom Wolfe, astuto critico e osservatore della società, legge nelle dichiarazioni d’alcuni neuroscienziati: “La conclusione a cui stanno giungendo le persone fuori dai laboratori è: È tutto prestabilito! Siamo tutti cablati! E in più: Non date la colpa a me! Sono cablato male!”» (Daniel C. Dennett, Strumenti per pensare, Raffaello Cortina 2014).

Diego Gabutti, ItaliaOggi 10/5/2014