Giampiero Calapà e Lucio Musolino, Il Fatto Quotidiano 10/5/2014, 10 maggio 2014
SCIABOLETTA, PASSIONE E GELOSIA: “PAP P A E CICCIA NON SI FA!”
Un latitante, Amedeo Matacena, condannato per mafia (concorso esterno) che si rifugia in Libano, un ex ministro dell’Interno, Claudio Scajola, che lo copre, torbide storie di una vicenda a metà tra un b movie anni Settanta e una commedia con Alvaro Vitali.
Infatti, la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, nel 2010 selezionata nel libro Women of Monaco tra le dieci più belle donne del Principato, raggiunta anche lei da un provvedimento di custodia cautelare, pensava da tempo di lasciare il marito. In una conversazione telefonica, intercettata, ne prende così le distanze: “Gli ho detto all’avvocato: che cazzo mi dici, hanno aperto un’indagine per me? (...) Ma se io non ho fatto niente nella vita mia, che c’entro io? (...) Io sono stata stupida a non chiedere subito il divorzio, la separazione, però io che ne sapevo? Pensavo che le cose si aggiustavano”. Ma le cose non si aggiustano. Tanto che Chiara Rizzo ha in Scajola un amico con cui poter parlare di questioni, diciamo, intime oltre che finanziarie. Lui fa di tutto per lei, gli organizza un incontro a Montecarlo con un professionista svizzero, per aiutarla a girare dei fondi. Ma l’incontro non solo va male, va peggio. Lo svizzero ammicca, ci prova e Scajola, che l’ha mandata tra le fauci del lupo, s’incazza : “Pappa e ciccia non si fa!”
Rizzo: Ora mi ha accompagnato che io mi dovevo comprare gli asso... cioè, mi voleva accompagnare qua dentro, poi io ho evitato. Che una volta eravamo qua dentro, gli ho detto, scusa ma sai, devo fare delle cosine. Gli ho detto, scusami ma io sai devo fare ...
Scajola: Ma pappa e ciccia non si fa, pappa e ciccia non si fa.
Rizzo: Ecco! Gli ho detto, scusa ma io ho delle cosine da fare, gli ho detto, devo comprare delle cremine ...
Scajola: Pappa e ciccia non si fa! Rizzo: E lui mi ha detto, non vorrei, sai che mi ha detto? “Non vorrei che tu fraintendessi!”. Guarda che è stato furbo. E lì, “ma sai, ho pensato a te, certo una donna quando va a letto da sola, ma nel senso buono, con tutti i suoi pensieri, le cose... sappi, eh, non vorrei che fraintendessi, perché sei una amica di Claudio, che qualsiasi cosa hai bisogno chiamami”. Gli ho detto io: certo, ti ringrazio.
E quando il legittimo marito le dice “Ti amo, ti amo, ti amo tanto”, lei lo liquida con un veloce: “Anch’io, ciao ciao”. Ma le storie sull’asse Montecarlo-Imperia-Roma-Beirut sono tormentate e Claudio Scajola, già orfano della vista sul Colosseo, perde la pazienza.
Rizzo: Non ho niente da decidere , voglio dire, cioè, non capisco qual è il motivo, perché mi dici queste cose, boh! Decidere, non ho capito cosa devo dec... che cosa posso decidere?
Scajola: No, tu... mi pare che tu abbia già deciso, non è che devi decidere, no?
Rizzo: E che cosa devo decidere?
Scajola: Tu hai già deciso, tu hai già deciso... ma tu hai già deciso quello che stai facendo, ci siamo parlati a lungo dicendo, “hai delle opzioni da scegliere, sceglietele bene!”, io ho provato a costruire una opzione che ti desse assoluta libertà... ma, devo sapere se è una opzione che ti interessa o non ti interessa, tutto qua, per essere più chiari, insomma.
Rizzo: Cosa è cambiato, da quando ci siamo parlati, io questo non capisco!
Scajola: Che è da tempo che facciamo infingimenti e che non ci diciamo le cose. Voglio, da amico, eh, da amico, non altro, solo da amico (...)
Rizzo: Cioè, ma dimmi, tu che le cose le sai benissimo, quale scelta posso fare?
Scajola: Siamo al telefono, siamo al telefono.
Rizzo: E allora, non ti preoccupare , guarda, stai sereno, tu, le tue... stai sereno, tutto quello che fai, che dici, questa bontà, questa cosa, perché una vuole bene, perché vuole fare, perché dire, non è possibile perché ogni volta la butti sempre come una cosa... allora, lasciamo perdere... (...)
Scajola: Tu hai già fatto una scelta, figliola mia...
Rizzo: E qual è questa scelta?
Scajola: Dobbiamo rendere conciliabile questa scelta con le altre cose, tutto qua! L’hai già fatto no, non è che devono essere... fare degli intrugli.
Rizzo: Che c’entra la mia scelta...
Scajola: Ma basta! Senti, figliola, basta balle e sotterfugi, su... uno dice le cose com’è, ognuno ha il coraggio delle sue posizioni nella vita, no?
Rizzo: Ma va’! Chiara Rizzo riattacca e tronca la conversazione.
Come se non bastasse c’è anche l’uso improprio della scorta dell’ex capo del Viminale, come annota il gip: “Lo Scajola è nuovamente al telefono con Roberta Sacco (la segretaria, ndr): nel corso di questa conversazione emerge con maggiore spregiudicatezza l’uso improprio del personale di scorta, tanto che Claudio Scajola si spinge a dare disposizioni che la scorta si rechi in territorio estero senza gli attrezzi”, cioè non seguendo la procedura giusta d’informazione sugli spostamenti. Usa tutte le misure necessarie di riservatezza nei confronti della stessa scorta come della moglie, cercando di lasciare tutti all’oscuro, tranne la segretaria. E se proprio la segretaria obietta che se gli agenti di scorta lo sanno comunicheranno gli spostamenti seguendo la procedura, Scajola sbotta: “E che lo comunichi pure, che me ne frega... tanto, non lo sa mia moglie, basta che lo tengano riservato, facciano quello che devono fare però mi lasciano là allo svincolo!”. È il 15 gennaio scorso e l’ex ministro accompagna Chiara Rizzo in Brianza, a una riunione d’affari. Sono soli e guida lui un’Alfa 159, lei è salita vicino al confine di Ventimiglia. Scajola non partecipa alla riunione. Aspetta in macchina, solo, per ore. E quindi la riaccompagna in Costa Azzurra. Quando parlano tra loro del marito latitante usano spesso un linguaggio cifrato e Matacena diventa “Mamma”: “La mamma è tranquillo?”, chiede la Rizzo a Scajola in un’occasione. Ieri Chiara Rizzo parla all’Ansa: “Sto tornando da un viaggio programmato per mettermi a disposizione della giustizia e per chiarire la mia posizione. L’unica cosa che voglio è riabbracciare i miei figli e chiarire. Credo nella giustizia e ritengo che presto si farà chiarezza”. Storie di una passione a cornice di una vicenda di illegalità che ha radici lontane. Grazie alle indagini della Dia, la Procura di Reggio ha individuato una “fitta ragnatela relazionale che caratterizza il mondo imprenditoriale, economico e finanziario, nazionale e internazionale, funzionalmente collegata in uno perverso rapporto di prestazioni corrispettive con le più evolute manifestazioni della ’ndrangheta”. Una fitta rete di relazioni di cui “è membro di rilievo lo stesso Claudio Scajola”: ieri dal gip si è avvalso della facoltà di tacere.
Giampiero Calapà e Lucio Musolino, Il Fatto Quotidiano 10/5/2014