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 2014  marzo 20 Giovedì calendario


FU LEONE A DARGLI QUEL TITOLO (POI B. SI ISCRISSE ALLA P2 DI GELLI)


Perdere il soprannome, non solo il nome. L’onta maggiore, forse. Silvio Berlusconi non è più cavaliere. Anzi, Cavaliere, con la maiuscola . Il sinonimo per eccellenza del Condannato, che ha fatto la fortuna dei titolisti. Il primo quotidiano a usarlo fu il manifesto, all’indomani dello sdoganamento di Fini per le elezioni romane. Non era ancora il ‘94 e il titolo fu: “Il Cavaliere Nero”. Scontato, ma efficace. È stato poi Il Foglio di Giuliano Ferrara a inventare la variante del “Cav.” adottata poi da tutti gli altri. Da ieri, Berlusconi ha perso la parte più importante di se stesso. Una simbiosi totale con l’onorificenza ricevuta nel lontano 1977 dall’allora capo dello Stato Giovanni Leone. Era poco più che quarantenne. Giovane per entrare nell’albo dei cavalieri del lavoro.
LEONE GLI APPUNTÒ il titolo con questa motivazione pomposa e prolissa: “Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti, decise di dar vita a una attività indipendente nel settore dell’industria edile fondando la Società Cantieri Riuniti Milanesi spa. Nel 1963 ha costituito la Società Edilnord che ha realizzato, tra l’altro, in provincia di Milano, un centro per quattromila abitanti, il primo in Lombardia dotato di centro commerciale, centro sportivo, campi di giuoco, scuole materne ed elementari. Dal 1969 al 1975, in applicazione di una nuova concezione urbanistica, Silvio Berlusconi ha realizzato la costruzione di Milano 2, una città per diecimila abitanti contigua a Milano, dotata di tutte le più moderne attrezzature pubbliche e sociali, la prima unità urbana in Italia con tre circuiti differenziali per auto, ciclisti e pedoni. È Presidente e Direttore Generale della Edilnord progetti spa. e Presidente della Fininvest spa”.
Sorvolando sulle tante ombre nella carriera di palazzinaro, un anno dopo Berlusconi si iscrisse pure alla P2 di Licio Gelli. È il tempo della formazione e dell’ascesa allo stesso tempo.
I rapporti con la mafia di Mangano, la massoneria , la trasversalità politica (Dc, Psi ma anche Msi). Trentasette anni dopo, il Condannato non è più Cavaliere in virtù dell’interdizione decisa l’altro giorno dalla Cassazione per la condanna Mediaset. Articolo 28 del codice penale: l’interdizione priva il condannato anche di titoli, decorazioni e insegne onorifiche. L’elenco di cosa non è più B. si allunga. Ex parlamentare, ex incensurato, ex cavaliere, marito, ex libero. Gli restano altri soprannomi: il Caimano, l’Unto dal Signore, il Satiro di Arcore. E gli resta soprattutto il nome da difendere e da imprimere a carattere cubitali sulle schede elettorali delle prossime Europee.
Prima che la Federazione dei cavalieri del lavoro, oggi presieduta da Antonio D’Amato, ex capo di Confindustria, lo cacciasse in base all’interdizione, B. si è autosospeso evitando l’umiliazione estrema. La sostanza però non cambia. E Berlusconi è uno che ci tiene ai titoli, da piccolo borghese che è stato. Lo rivelò l’ex cognato Giorgio Dall’Oglio, fratello della sua prima moglie Carla: “Silvio ha la recitazione nel sangue. Una sua passione segreta sono i titoli nobiliari: non so ora, ma una volta teneva in bella mostra una pergamena incorniciata con il titolo di conte, evidentemente ricevuto da qualche fantomatica associazione araldica”.
In Italia l’ordine dei cavalieri fu istituito nel 1901 e da allora ad avere l’onorificenza sono stati in 2.747. I viventi sono 526. Da ieri 525. Il nome di Berlusconi sarà cancellato e questa è un’altra ferita dolorosa per lo sconfinato ego del Condannato.
L’UOMO DEL FARE e dell’antipolitica, l’uomo che dice di essersi fatto da solo e voleva rivoluzionare la politica con lo schema delle sue aziende viene privato della massima onorificenza nel campo del lavoro. E chissà chi fu, all’epoca, a segnalare e a spingere il nome di Berlusconi sulla scrivania di Leone. Funziona anche così per diventare cavaliere. La discesa in campo del ‘94 alzò per sempre la lettera iniziale: Cavaliere. L’onorificenza è descritta così sul sito della federazione di D’Amato: “L’attuale decorazione consiste in una croce d’oro piena, caricata di uno scudo tondo, smaltata in verde, che da un lato presenta l’emblema della Repubblica, dall’altro la dicitura ‘al merito del lavoro - 1901’. La croce si porta attaccata al lato sinistro del vestito, con un nastro listato di una banda color rosso, tra due bande verdi. Il nastro può essere portato anche senza decorazione”. Da ieri, B. ha una croce in meno.