Corriere della Sera 26/1/1964; Domenica del Corriere gennaio 1964, 26 gennaio 1964
Il palinsesto del 25 gennaio 1964 SABATO 25 GENNAIO 1964 CANALE NAZIONALE TELESCUOLA Ore 8.30: Scuola materna unificata: prima seconda e terza classe
Il palinsesto del 25 gennaio 1964 SABATO 25 GENNAIO 1964 CANALE NAZIONALE TELESCUOLA Ore 8.30: Scuola materna unificata: prima seconda e terza classe. LA TV DEI RAGAZZI Ore 17.30: Segnale orario Ore 17.35: a) Finestra sull’universo. Invenzioni, scoperte ed attualità scientifiche, a cura di Giordani Repossi; RITORNO A CASA Ore 18.30: Non è mai troppo tardi. Secondo corso di istruzione popolare, insegnante Alberto Manzi 19: Telegiornale – Estrazioni del lotto. 19.20: Tempo libero. Trasmissione per i lavoratori a cura di Bartolo Ciccardini e Vincenzo Incisa. 19.40: Sette giorni al Parlamento, a cura di Jader Jacobelli. RIBALTA ACCESA Ore 20.15: Segnale orario – Telegiornale sport e previsioni del tempo. Ore 20.30: Telegiornale. 21: Anna Moffo show. Spettacolo musicale presentato da Anna Moffo con la partecipazione di Bruno Lanzarini e Peter Nero. 22.15 L’Approdo. Settimanale di lettere ed arti a cura di Leone Piccioni. 23 Cristo contemporaneo. Conversazioni di Padre Giulio Bevilacqua dell’Oratorio di Brescia. 23: Telegiornale. SECONDO CANALE Ore 21: Segnale orario e Telegiornale. 21.15: Ballata delle quattro Americhe. Un viaggio nell’America Latina di Gian Paolo Callegari (prima puntata). 22.05 Scaccomatto, «L’amnesia della signora Weston» racconto sceneggiato con Antony George, Doug Mclure, S. Cabot, Laraine Day. 22.55: Un giorno alle corse. Un documentario di Jerry Hoffman e Edward Skorzewfki 23.05 Notte sport. Si guarda la programmazione televisiva di sabato 25 gennaio 1964 (due soli canali) e si scoprono tre personaggi quasi usciti dalla memoria: Anna Moffo, Edmonda Aldini, il maestro Manzi. Quella sera la Moffo (un’americana di origine italiana), dal teatro delle Vittorie in Roma (lo stesso del Bagaglino, per intenderci), restò in video, da sola, per un’ora e un quarto, cantando, ballando, recitando. Era un soprano (Violetta, Mimì, Lucia di Lammermoor, soprattutto madama Butterfly), ma anche gran bella donna e dunque, in apparenza, di sicura presa in tv. Lo show di cinquant’anni fa, invece, non andò troppo bene, la critica si lamentò degli applausi a comando importati dagli Stati Uniti, la seconda puntata dell’Anna Moffo Show (quella, appunto, del 25 gennaio) risultò monotona e, insomma, da allora in poi, la Moffo apparve sul piccolo schermo solo di tanto in tanto. La regia era a cura del primo marito Mario Lanfranchi, e anche questo fu motivo di critica. La puntata dell’Approdo che seguiva lo show si apriva con un servizio sulla mostra di pittura dello scultore Marino Marini: «Un incontro avvincente con un artista di razza». L’Approdo, settimanale di lettere e arti, è stata una delle trasmissioni più longeve della tv italiana, andò in onda sino al 1972. Il programma, che proponeva il meglio della cultura italiana dell’epoca, era curato da Leone Piccioni, detto Mandrake, e presentato da Edmonda Aldini «che faceva sfoggio di parrucche sempre più elevate fino a dare l’impressione di un pagliaio». La Aldini, Edmonda Aldini, ottant’anni quest’anno (2014), compagna di Duilio Del Prete lo condusse per quattro stagioni, sostituita poi da Sbragia, mostrandoci tra l’altro un indimenticabile Ungaretti che leggeva, digrignando, i suoi versi sulle trincee della Grande Guerra. Nel comitato direttivo c’era anche Giulio Cattaneo che descrisse così la trasmissione: «Un programma di mezz’ora da trasmettere in ora notturna, quando la maggioranza degli italiani spegneva il televisore e non c’era pericolo di trafiggerli con un’iniezione di cultura». E nonostante il numero di analfabeti continuasse a diminuire (nel censimento del 1961 se ne contavano 3,797 milioni, l’8,3% della popolazione, oggi sono circa 700 mila), alle 18.30, il maestro televisivo per antonomasia Alberto Manzi insegnava a leggere e scrivere «agli umili» con suo corso popolare per adulti. Armato di lavagna e gessetto, e senza disdegnare scenette e documentari, impartiva le sue videolezioni (un precursore della multimedialità), con un tono d’intrattenimento in grado di vincere «il frustrante senso d’inferiorità» dei telespettatori. Subito dopo l’istruzione, il Canale Nazionale proponeva Tempo Libero, un settimanale dedicato ai problemi del lavoro e dei lavoratori a cura di Bartolo Ciccarcini, il politico Dc, che fu sottosegretario alla Difesa da Cossiga a Craxi, fino a quando il sistema è imploso con Mani pulite. Pochi mesi fa, a Servizio Pubblico, Michele Santoro ha ammesso di aver votato per lui: «Dopo questa confessione mi sento un revenant». Che fine hanno fatto? Anna Moffo è morta a New York nel 2006, ma la sua voce si spense molto prima, sul finire degli anni Settanta. Dopo Lanfranchi si risposò con un dirigente della Rca, Robert W. Sarnoff, con il quale ebbe tre figli. Alla chiusura del programma nel 1968, Alberto Manzi tornò a fare l’insegnante fino all’81, quando fu sospeso per un anno perché si rifiutò di redigere le nuove schede di valutazione («non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia e se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni»). Quando tornò decise di timbrare tutte le schede con lo stesso giudizio: «Fa quel che può, quel che non può non fa». Dal 1995 al 1997, anno della sua morte, fu sindaco di Pitigliano (Grosseto), eletto tra i Democratici di Sinistra. Bartolo Ciccardini oggi ha 85 anni, nel 1994 si candidò con i Progressisti, ma non fu rieletto. Per lui la Dc non è mai sparita: «Oggi siamo diluiti ovunque, continuamente da tutte le parti quando viene fuori un valore, è un valore democratico cristiano. Lo stesso Letta viene dalla scuola di Andreatta, buttalo via!». Cos’altro succedeva in tv nel gennaio del 1964? (dalle notizie curiose della Domenica del Corriere) Nel mese di gennaio, alla Fiera dei sogni sul primo canale, fu presentato un nuovo cantante, il ventiduenne Peppino Gagliardi, quello di Come le viole, divenuto popolare per la sua T’amo e t’amerò. Il giovane, scritturato da una casa discografica, rifiutò il pagamento a cachet considerando una bustapaga da duecentomila lire al mese per tre anni, più tredicesima, cosa più sicura. Negli studi televisivi di via Teulada, invece, era in corso la preparazione dello sceneggiato I miserabili, tratto dal capolavoro di Victor Hugo, per la regia di Sandro Bolchi, con Gastone Moschin nei panni di Jean Valjean e Giulia Lazzarini in quelli di Fantine. Un’altra parte importante, quella di Pontine, fu affidata ad Angela Cardile, giovane milanese scritturata mentre era impegnata con il Giuseppe Verdi. Così, al provino, si presentò travestita da damina dell’ottocento e davanti agli occhi di tutti si struccò e si spogliò del bel abito per indossare i vecchi cenci sporchi di Pontine, che nell’ultima puntata impiegò ben dieci minuti a morire. Il destino delle vallette televisive invece è quello di finire nella cronaca per ragioni che con la tv non hanno nulla a che fare. Ora come allora. Carla Gravina era sulle prime pagine per essersi fidanzata e per aver avuto una figlia con un attore già sposato, Gian Maria Volonté. Stesso destino per Lorella De Luca (morta il 9 gennaio scorso), la giovane attrice solita interpretare il personaggio della dolce ragazza ingenua (Poveri ma belli, Belle ma povere ecc.) che finì tra le braccia del regista Duccio Tessari. Mimma Terlizzi, qualche mese prima, tentò di suicidarsi e la contessa Patrizia de Blanck, assidua frequentatrice dei salotti televisivi e delle pagine di cronaca rosa, fu coinvolta in un caso di nera, quando l’ex fidanzato Farouk Chourbagi, ricchissimo industriale di origine libanese, fu trovato ucciso, il 18 gennaio del 1964, nel suo studio a Roma. Ad ammazzarlo l’amante Claire Bebawi e suo marito. Intanto in America, dopo la pubblicazione del rapporto Therry (11 gennaio), la prima inchiesta che denunciò i gravi pericoli del fumo, si parlava di eliminare la pubblicità delle sigarette in tv. Le tre reti principali erano d’accordo con l’iniziativa ma in cambio chiedevano alcune garanzie. Bisogna ricordare che negli Usa, non si paga un canone, per cui la tv si sorreggeva solo grazie agli introiti pubblicitari e in ballo c’erano 135 milioni di dollari, circa 81 miliardi di lire. Il divieto arrivò dal Congresso nel 1969, in Italia la legge era in vigore dal 1962 (Legge 165), seguita dal Decreto Ministeriale 425 del ’91 che ha vietato la pubblicità televisiva del tabacco anche in maniera indiretta.