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 1964  febbraio 02 Domenica calendario

IL TRICOLORE HA PIÙ DI 400 ANNI. LO INVENTARONO I MILANESI


Allorché si parla delle origini del nostro Tricolore, occorre premettere una distinzione fondamentale fra il simbolo « militare » e il simbolo « politico ».
Come stendardo distintivo di reparti militari, la bandiera bianco-rosso-verde è menzionata, quasi sicuramente per la prima volta, nel « Prospetto della formazione della Legione Lombarda », pubblicato a Milano il 9 ottobre 1796 dall’Amministrazione della Lombardia, su autorizzazione di Napoleone Bonaparte. L’articolo IX di tale decreto — che stabiliva la costituzione della Legione Lombarda, forte di 3741 uomini ripartiti in sette coorti, oltre ad una divisione di artiglieria ed una compagnia di cacciatori a cavallo — disponeva che ogni coorte avesse e il suo Stendardo Tricolorato Nazionale Lombardo distinto per numero, ed ornato degli emblemi della Libertà ». E che lo « stendardo tricolorato » fosse bianco, rosso e verde, lo chiarisce lo stesso Napoleone il quale, illustrando due giorni dopo al Direttorio la nascita della Legione Lombarda, scriveva che « les couleurs nationales adoptées sont le vert, le blanc et le rouge ».
I colori bianco, rosso e verde erano familiari ai milanesi. Senza voler disturbare un’ordinanza del 1397 di Caterina Visconti, duchessa della metropoli lombarda, che ricorda la divisa bianca, rossa e verde dei servitori del Comune di Milano, e trascurando, del pari, che l’11 ottobre 1515 il re Francesco I di Francia fu accolto in città da una grande bandiera bianca, rossa e verde che sventolava presso il Duomo, gioverà ricordare che la Milizia urbana milanese — i remolazzitt, piccoli ravanelli, come li chiamava il popolino — portava una divisa verde e bianca, cui fu aggiunto il rosso, il chermisino, quando si trattò di vestire, il 19 agosto 1796, la Guardia Nazionale Milanese che ne prese il posto. « Art. XII: L’uniforme della Guardia Nazionale Milanese sarà di panno verde a fodera uguale coi paramani, patellette e bavero di color chermisino coll’orlo bianco... ».
Gli stessi colori dello « stendardo tricolorato » della Legione Lombarda furono adottati dalle coorti della Legione Italiana, cioè dai reparti militari organizzati dalla Confederazione Cispadana, costituitasi per suggerimento di Napoleone nel primo Congresso Cispadano tenutosi a Modena il 16, 17 e 18 ottobre 1796 per delibera dei deputati delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia.

Nasce la bandiera Italiana
Tuttavia, sia nel caso delle coorti della Legione Lombarda, sia in quello dei reparti della Legione Italiana (nelle divise dei quali ricorrevano pure, ostentatamente, i colori bianco, rosso e verde) si tratta di stendardi militari.
Ma la bandiera tricolore, come simbolo « politico », cioè di un moderno Stato italiano democratico, nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, nel corso del secondo Congresso Cispadano svoltosi dal 27 dicembre 1796 al 9 gennaio 1797 e durante il quale i deputati di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia trasformarono la « Confederazione Cispadana » in « Repubblica Cispadana, una e indivisibile », e decretarono « universale » lo stendardo, o bandiera cispadana, di tre colori: verde, bianco e rosso.
Al decreto istitutivo del Tricolore della Cispadana non venne, però, dato immediato seguito, in quanto l’Assemblea si chiuse repentinamente due giorni dopo le delibere relative alla Bandiera. Conseguentemente, iniziandosi il terzo Congresso Cispadano, tenutosi a Modena dal 21 gennaio al 1° marzo 1797, i deputati repubblicani dovettero deliberare di rendere esecutivo il decreto approvato a Reggio nella precedente sessione.
La mattina del 12 febbraio 1797, nel corso di una solenne sfilata o « passeggiata patriottica » che vide marciare per le vie di Modena « una compagnia di soldati cispadani », la Guardia Civica spiegò la bandiera tricolore cispadana, i colori disposti in tre strisce parallele l’una all’altra, perpendicolari all’asta. Come si rileva dal disegno a tempera contenuto nella preziosa « cronaca » del contemporaneo Antonio Rovatti, custodita presso l’Archivio Storico Comunale di Modena, nel rosso del drappo, che era nella parte superiore, si leggeva il motto Libertà Eguaglianza; nel bianco, che occupava il mezzo, era dipinto il turcasso o faretra, con le quattro frecce (simboleggianti le popolazioni di Bologna, Ferrara Modena e Reggio); il turcasso era contornato dalla corona civica e fiancheggiato dalle parole R [epubblica] C [ispadana]; nel verde si leggeva Guardia Civica Modenese.

Significato dello stemma
Tale vessillo era stato allestito in sostanziale conformità delle decisioni del Congresso Cispadano, tuttora sedente in quella città. Ancorché bandiera di reparto, essa era già simbolo del primo Stato unitario italiano, che si era dato un libero, democratico ordinamento attraverso i propri rappresentanti, eletti — dopo secoli di divisione e di schiavitù — ad affermare il diritto del nostro Popolo ad organizzarsi in Repubblica sovrana, una, indivisibile, con uno stendardo « universale », cioè nazionale: la « Bandiera Cispadana, di tre colori, verde bianco e rosso, col turcasso ». Tuttavia non era ancora la bandiera ufficiale della Repubblica Cispadana, nè poteva esserla, in quanto lo stemma della Repubblica che vi compariva non era ancora stato approvato dal Congresso Cispadano di Modena. Questo, infatti, che il 25 gennaio 1797 aveva deliberato che si aggiungesse « al turcasso la quinta treccia per l’unione alla nostra Repubblica del Dipartimento degli Appennini marittimi » (non risulta, però, che la quinta freccia sia mai stata aggiunta nello stemma della Cispadana), soltanto il 25 febbraio approvava l’esemplare dello stemma della Repubblica Cispadana che doveva comparire nel bianco della bandiera.
Ma come era fatto tale stemma? Proseguendo gli studi appassionati compiuti trent’anni fa dal prof. Carlo Zaghi, mi è stato possibile, dopo lunga ricerca, rinvenire in documenti degli Archivi di Stato di Bologna e di Modena il sigillo della Cispadana. Esso è racchiuso in un ovale che contiene, a sua volta, la corona civica, rappresentata dalle tradizionali fronde di alloro. Più al centro, un turcasso, a forma di cono capovolto, con il vertice affondato in un trofeo composto di lance, di un fascio littorio, di due bandiere e di un cannone, ospita quattro frecce. Alla base del turcasso, un tamburo militare; ai lati, le lettere R C (Repubblica Cispadana). Accostando e combinando i testi dei Congressi cispadani di Reggio e Modena, i disegni della Cronaca Rovatti, i sigilli della Cispadana, a timbro e a stampa, conservati presso gli Archivi di Stato di Bologna e Modena, è pertanto possibile oggi — a distanza di 167 anni — ricostruire finalmente le esatte caratteristiche della Bandiera di quella Repubblica che fu il primo nucleo di formazione dello Stato italiano a struttura unitaria.
La domanda di molti storici, di tanti patrioti, degli italiani che servirono e servono il Tricolore con devozione dei figli, oggi ha una risposta certa.
Ugo Bellocchi