Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2014  gennaio 24 Venerdì calendario


L’UOMO DEI FONDI L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL RETTORE MANCINI


Forse in imbarazzo per la sovrapposizione di incarichi, il rettore dell’Università degli studi della Tuscia, Marco Mancini, classe 1957, incaricò il suo Pro-Rettore di firmare due convenzioni tra l’ateneo laziale e la Fondazione della Conferenza dei Rettori (Crui): presieduta sempre da lui, Mancini. La storia degli accordi che nel 2013 hanno portato 880 mila euro dalla piccola università di Viterbo nelle casse della Fondazione - che per statuto è presieduta dal presidente della Crui, cioè sempre da Mancini - è curiosa. Non solo per i tre ruoli di responsabilità ricoperti in contemporanea, ma anche per i tempi, le motivazioni e i risultati prodotti, che a tutt’oggi non è dato conoscere nel dettaglio. Sullo sfondo, le bizzarrie che negli anni hanno caratterizzato l’ateneo, con assunzioni contestate e sospetti di iscrizioni gonfiate.
LA PRIMA convenzione viene approvata dal cda il 5 aprile 2013. Alla fondazione - un ente di diritto privato che opera a supporto della Crui - vengono dati 480 mila euro allo scopo di “promuovere il consolidamento e lo sviluppo dell’ateneo nelle aree strategiche dell’assicurazione della qualità”. Nel verbale si specifica che la stessa è stata in realtà sottoscritta ad ottobre 2012 e scade il 30 aprile 2013. In pratica quando il documento arriva nel cda, le attività si sarebbero già svolte e lo stanziamento avviene giusto tre settimane prima della scadenza. Anche la seconda convenzione scade nel 2013, e anche in questo caso lo stanziamento è ingente: 400 mila euro. La Fondazione, di cui l’allora rettore Mancini era presidente, si impegna al “consolidamento e allo sviluppo dell’Università della Tuscia nell’area strategica della ricerca a livello internazionale”. Pochi giorni dopo il decreto che stanzia i soldi, Mancini, dopo quasi 14 anni alla guida dell’ateneo, viene chiamato al ministero dell’Istruzione a dirigere il potente dipartimento per l’Università e la ricerca. Quando firma la seconda convenzione, Mancini è già stato nominato da tre settimane al ministero. Da gennaio è anche in aspettativa come ordinario alla Sapienza di Roma. Chi lo conosce bene giura che la sua aspirazione è sostituire l’attuale rettore Luigi Frati. Di quegli 880 mila euro, non si parla più. Quali progetti ed attività sono stati finanziati? Contattata dal Fatto , la Fondazione Crui non entra nel dettaglio, ribadisce testualmente gli obiettivi di “qualità” e “ricerca” già contenuti negli accordi e aggiunge: “Nell’insieme si tratta del lavoro di un triennio che, in considerazione della complessità della materia, potrebbe necessitare di un quarto anno per essere completato”. Eppure nei verbali è specificato che le attività dovevano essere completate entro il 2013, e i risultati andavano comunicati all’Università della Tuscia. I soldi sono stati erogati facendo ricorso al Fondo di riserva, in teoria riservato alle spese impreviste. Sul secondo accordo ha puntato l’attenzione il consiglio dei revisori, che è stato messo al corrente a cose già fatte, senza che venisse richiesto un parere preventivo. Durante tutta la giornata di ieri il Fatto ha provato a contattare Mancini: ma il suo telefonino squillava a vuoto. Sotto la sua guida l’università di Viterbo ha stipulato convenzioni anche con le forze armate, Marina, Aeronautica, Esercito, attivando un apposito corso di laurea. Il personale civile e militare, una volta iscritto, ottiene il riconoscimento di diversi crediti formativi che riducono il numero di esami necessari alla laurea. In cinque anni il numero di studenti è raddoppiato, garantendo anche gli stanziamenti del Fondo di finanziamento ordinario basati sul numero di iscritti. Anno dopo anno, gli studenti del “corso dei militari” (Scienze organizzative e gestionali) sarebbero risultati iscritti sempre a facoltà diverse.

A QUEL PUNTO sono scattate nuove assunzioni di docenti. Nel 2011, l’abilitazione e la chiamata a professore associato di Sociologia di Flaminia Saccà - prima ricercatrice a Cassino e poi presidente della Filas, Società finanziaria per lo sviluppo della Regione Lazio, sotto la giunta di Piero Marrazzo - fece scalpore. Secondo uno dei commissari, poi dimessosi, la Saccà avrebbe copiato interi pezzi di saggi altrui. Un copia e incolla “pesante e invalidante”, mai contestato dai vertici dell’Ateneo, dove la Saccà insegna proprio al “corso dei militari”.