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 2013  settembre 08 Domenica calendario


QUATTRO CANALI PER ESPORTARE IL MADE IN ITALY IN CINA


Una finestra sulla Cina? Alessandro Giglio, pioniere dell’audiovisivo, si appresta ad aprire nientemeno che «Cento vetrine». Sì, proprio la fiction di Canale 5 che da domani sarà a disposizione, a pagamento, agli utenti del digitale sotto la Grande Muraglia: un pubblico potenziale di 150 milioni di utenti che Giglio group vuole conquistare al made in Italy. «Partiamo con quattro canali» spiega Giglio prima di imbarcarsi alla volta di Pechino. «Tre tv tematiche rivolte nell’ordine al pubblico femminile, ad un’audience più maschile e un canale giovani. Più un quarto, gratuito, che è un’antologia delle proposte in pay tv». Si parte domani, dopo il taglio del nastro all’ambasciata italiana, che sta a sottolineare come, sul fronte del video, l’Italia abbia battuto sul tempo Paesi come Francia e Germania, assai più aggressivi nella promozione dei rispettivi sistemi Paese sul mercato più vasto del pianeta.
Ma dall’Italia, si sa, ogni tanto spuntano le sorprese. Come Giglio, editore sul digitale di contenuti dedicati a sport, musica, lusso, stili (marchi come Music Box, Yacht & Sail, Play me, Acqua e Nautical Channel), che in Cina è sbarcato la prima volta nel 2004, collaborando allo sbarco della F1 a Shanghai. E fu amore a prima vista: in senso letterale, perché Giglio in Cina ha trovato moglie, ma anche in prospettiva di business. «Chi opera nel mio settore» spiega «è a un bivio: o ci si spreme sui mercati maturi, dove i margini sono sempre più ristretti, o si va alla ricerca di qualcosa, di terreni nuovi».

MONDO INESPLORATO
La Cina, dal punto di vista della tv e del cinema, è più un mondo inesplorato che un terreno nuovo. «Il mercato del cinema »spiega Giglio «per ora non supera le venti pellicole all’anno per un fatturato di 20 mila euro o poco più». Finora lo Stato e il Partito hanno vigilato con grande attenzione sulle possibili tentazioni in arrivo dall’Occidente. Ed è facile prevedere che le maglie sulla tv di Stato, generalista, resteranno strette ancora per un bel po’. Ma il Drago, si sa, può avere tanti volti. La nuova leadership cinese guidata da Xi Jingping, all’inizio del 2013, ha lanciato una parola d’ordine: aprire ai cinesi il mondo, aprire la Cina al mondo. È questo l’obiettivo di Cibn, l’operatore via satellite ed Internet protocol controllato dal colosso China Radio International. Giglio, che la Cina l’ha seguita dappresso, ha capito subito l’occasione: la piattaforma digitale, destinata ad un pubblico più ricco e raffinato (il più appetibile dal punto di vista dei consumi) poteva essere una soluzione sia per Cibn, alla ricerca di contenuti per la classe media e medio-alta, sia per il novello Marco Polo, pronto a partire alla volta del Cathai con le merci dell’Italia di oggi. Di qui un accordo strategico con il partner cinese che presto si estenderà anche all’Indonesia, altra terra «vergine» popolata da decine di milioni di consumatori affluent.
E così, tempo pochi mesi («ma alle spalle» sottolinea Giglio «c’è il lungo lavoro di questi anni, che ci ha consentito di accorciare i tempi») ha preso forma la tv tricolore per le famiglie di Shanghai o Ghangzhou: soap opera, trasmissioni di cucina e i segreti dei grandi chef, i back stage delle sfilate per le signore; le fiction poliziesche, gli sceneggiati d’azione ma anche i recital dalla Scala e il design per il canale maschile più tanta musica e sport per i giovani.

IL MERCATO POTENZIALE
Tanta materia prima fornita dall’industria di casa nostra (Mediaset in testa, ma anche Class Life e le produzioni di Alice) per un prezzo d’abbonamento che oscillerà tra i 5 gli 8 euro al mese. Con quale obiettivo? «Il mercato potenziale, oggi, è di 150 milioni di utenti, per giunta in crescita. A breve puntiamo ad una quota dell’1%, a medio lungo sarebbe straordinario arrivare al 5-6%». Una bella prospettiva sul piano del business pubblicitario… «Non abbiamo ancora cominciato la raccolta» frena Giglio. «Per noi è importante che venga compreso come questo progetto offra un’opportunità unica per promuovere il nostro Paese, sicuramente attraente per i cinesi, ma ancora sconosciuto al grande pubblico. Prenda il caso del Parmigiano Reggiano, ad esempio. Il consumatore cinese non conosce e non consuma il formaggio. Bisogna saper spiegare alle mamme che il reggiano ha grandi proprietà nutritive per i bambini».
Insomma, più un’operazione culturale che commerciale in senso stretto: più Matteo Ricci, il gesuita alla corte dei Ming che il mercante Marco Polo . «Mi piace immaginarmi come Matteo Ricci» confessa «il più importante mediatore culturale tra i due Paesi, il primo a entrare nella Città Proibita». Domani il sogno di Alessandro Giglio sarà esaudito.