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 2013  settembre 08 Domenica calendario


LACRIME DI GIOIA PER HIGGS


L’immagine del ricercatore, ma in particolare quella del fisico, ha come ingrediente inevitabilmente percepito l’impermeabilità alle emozioni. Falso!. Non è vero. I fisici sono emotivi, compongono poesie o insulti come: «tu, bastardo sferico» (perché sferico? «Perché da qualsiasi parte io ti guardi, resti sempre un bastardo»).
Ed erano in preda alle emozioni quelle centinaia di fisici giovani e meno giovani che la notte tra il 3 e il 4 luglio del 2012 si sono messi in fila al Cern di Ginevra davanti a un’aula vuota. Hanno dormito sul pavimento pur di accaparrarsi un posto per assistere di persona al seminario del giorno seguente. Potevano vederlo in streaming, ma sono stati lì per poter dire con le lacrime agli occhi: «io c’ero quando Fabiola Gianotti e Joe Incandela hanno annunciato la scoperta del bosone di Higgs».
È stato uno dei momenti più emozionanti della fisica degli ultimi decenni. La notizia della scoperta è stata preceduta da settimane di fibrillazione durante le quali curiosità e riservatezza hanno convissuto a fatica. L’emozione l’ha fatta da padrona anche durante il seminario di presentazione dei risultati: ne è l’emblema l’abbraccio quasi liberatorio tra Fabiola Gianotti e Peter Higgs, uno dei padri teorici della particella. Un immagine di felicità della scoperta che ha fatto il giro del mondo. L’emozione del bosone.
Già, ma come succede spesso, quello che abbiamo visto nella comunità planetaria dei fisici è stato uno shock e un controshock. Si è passati in pochi mesi da una esaltazione orgogliosa per la scoperta di questa bizzarra particella, a un clima in cui prevale la preoccupazione per il futuro.
Perché il bosone si è rivelato proprio quello previsto, preciso preciso. E questo per uno scienziato che vive di domande non è mai gradevole. Paradossalmente, si aprono le porte a strategie e idee divergenti per risolvere i misteri rimasti comunque aperti. E allora, si chiedono (ci chiediamo), ora che la rotta non è più tracciata col computer che cosa cercheremo e dove? I fedeli della teoria affascinante della supersimmetria incitano a percorrere la strada della frontiera dell’energia, cioè a fare macchine più potenti. Mentre gli scettici guardano con maggior interesse a raffinare la conoscenza sulla particella appena scoperta. Tutti vorrebbero sapere che bestia sia questa materia oscura che spunta da ogni angolo astronomico ma non si trova. E il dilemma della stessa nostra esistenza dovuta alla scomparsa dell’antimateria dove lo mettiamo? E la nuova minaccia che fa finire l’universo con una grande salto nel buio (c’è tempo non vi preoccupate) del vero vuoto come si conferma o scongiura? C’era l’attesa, oltre all’Higgs, anche di nuove particelle nei rivelatori di LHC che ci illuminassero un po’. E invece, come cantava Ivano Fossati in Panama: «il nostro porto d’attracco non da segno di sé».
È il momento delle emozioni in contrasto. C’è chi ne deduce pessimismo. C’è chi vi scatena dentro nuovi progetti.
Al momento delle scelte ci saranno persone felicissime, altre depresse, molte inimicizie fioriranno e un nuovo gruppo di ardimentosi si sentirà sulle spalle il futuro della fisica. Di sicuro nessuno penserà più come Lord Kelvin, oltre cento anni fa che «Ora non c’è più niente da scoprire in fisica. Resta solo da effettuare misure sempre più precise». Credere di sapere troppo poco è ormai acquisito. Il problema è: come andare avanti? Le emozioni e il pensiero generano progetti e questi, in fisica generano macchine. Che generano sentimenti geopolitici. L’acceleratore europeo LHC occupa il centro dell’attenzione scientifica e finanziaria del settore da più di venti anni. Si certo, funzionerà per altri 15 o venti anni ma il problema di nuove macchine, quali siano e dove costruirle e come finanziarle va affrontato oggi. Il Giappone si propone, sfoderando un orgoglio e una determinazione d’acciaio, per la costruzione di una grande macchina lineare per elettroni, la Cina attende la sua occasione ed è già leader negli esperimenti che usano i reattori nucleari per la produzione di energia come sorgenti di neutrini. Gli Stati Uniti invece arrancano e l’Europa al Cern deve riflettere rapidamente su come impostare il suo futuro. È suggestivo che la direzione che l’economia del mondo ha preso, l’Est asiatico, sia anche quella che potrebbe seguire la fisica delle particelle con i suoi grandi acceleratori.
Oggi l’immaginario europeo e americano pensa alla scoperta delle particelle, ai piccoli scienziati col caschetto di fronte a macchine grandi come case, e identifica l’emozione con i volti "occidentali", i luoghi dell’Europa o degli Stati Uniti. Il momento di perplessità, i timori del dopo-Higgs potrebbero portare nel giro di qualche decennio a nuove categorie emotive per questa comunità, quelle disegnate sullo scienziato asiatico. Todo cambia.


Testo della Lezione magistrale dal titolo Il sentimento del bosone, che Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e professore presso La Sapienza di Roma, terrà a Carpi venerdì 13 settembre, ore 18.00