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 2013  settembre 08 Domenica calendario


BUFFON, LA NORMALITÀ DI ESSERE SUPER “LA FASCIA RECORD? LA METTO IN TESTA”


Scoprire chi è Buffon per le parate contro la Bulgaria fa sorridere perché è come giudicare la grandezza di Van Gogh da un paio di schizzi su un taccuino. «Non so se sia il più forte portiere di sempre però non riesco a ricordarne un altro che sia stato migliore di lui», dice Sandro Mazzola che negli ultimi 50 anni li ha incontrati o visti tutti, da Yashin in giù. Del resto non è la prima volta che il capitano azzurro salva la Nazionale con un miracolo. La parata che tutti ricordano, anche per la sua importanza, la fece nella finale del Mondiale 2006 contro la Francia. Si era nei supplementari e la difesa sbagliò il movimento su un cross, lasciando liberissimo Zidane dentro l’area: Zizou colpì forte di testa, la palla si sarebbe infilata sotto la traversa se Buffon non l’avesse deviata permettendo all’Italia di arrivare ai rigori. Anche nell’ultima Confederations Cup (dove sbagliò la partita con il Brasile) i suoi interventi sono stati decisivi per la vittoria contro il Giappone e contro l’Uruguay per il terzo posto: i tre rigori parati ai sudamericani sono un suo record che ha infranto la sua immagine di portiere poco specializzato sui tiri dal dischetto. «Gigi lo confronterei soltanto con Dino Zoff perché ha avuto la stessa continuità di rendimento e forse stilisticamente ha qualcosa in più aggiunge Mazzola -: Yashin alla sua età era già nella fase calante, Maier è stato un grande protagonista di una Germania fortissima ma non lo metterei sul livello di Buffon. Di quelli che ho conosciuto direttamente mi impressionò Gordon Banks, anche per quella parata mostruosa sul colpo di testa di Pelè ai Mondiali in Messico: una conclusione ravvicinatissima come quella che Buffon ha neutralizzato a Popov l’altra sera. Però Banks, a un metro, aveva Pelè».

A 35 anni e con sedici stagioni in azzurro il portiere juventino non avverte l’età. Negli ultimi tempi qualcosa è cambiato nel suo stile. Una cosa che ci colpisce è che rinuncia a bloccare la palla in qualsiasi situazione: gioca quasi esclusivamente respingendo tiri. «Un po’ di conoscenza delle specificità tecniche non guasterebbe a chi mi giudica», ha detto nei giorni scorsi, parlando delle critiche ricevuto dopo la partita con la Lazio per il gol di Klose. «Non è che sia diventato incapace di bloccare i tiri, sono i nuovi palloni che impediscono a tutti i portieri di farlo perchè hanno traiettorie imprevedibili - spiega Mazzola -. Le respinte sono diventate molto meno rischiose». Ma a parte questo dettaglio Buffon rimane un portiere essenziale, che quando si concede allo spettacolo è perchè non può farne a meno. Martedì a Torino contro la Repubblica Ceca lo aspettano il record e la festa. Ieri è bastato che si affacciasse a bordo campo durante la partita di allenamento della Nazionale per scatenare l’applauso. «È una partita troppo importante perché si parli soltanto delle mie 136 presenze - spiega lui -. Cercheremo di vincerla anche per onorare la memoria dei nostri due tifosi, Elia e Dario, che venerdì sono morti in un incidente mentre venivano a vederci da Acireale: ci sentiamo vicini alle loro famiglie. Per il resto non mi aspetto niente di speciale, nè ho preparato qualche stranezza celebrativa. Se indosserò una fascia da capitano ispirata al record? Sì, me la metto in testa la fascia». Il tentativo di restare sottotraccia non avrà molto successo. La vigilia sarà incentrata su Buffon, con l’unica alternativa mediatica del rientro di Balotelli dopo la squalifica. «Però non consideratemi Superman - insiste rievocando gli anni in cui citava il supereroe dei fumetti -: ho due figli e ho la barba, quei tempi fanno parte del passato». E lui invece è ancora un grande portiere del presente.