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 2013  settembre 08 Domenica calendario


FACCIO SCOPRIRE LEOPARDI ALL’AMERICA


[Jonathan Galassi]

Jonathan Galassi, lei è presidente di una prestigiosa casa editrice come Farrar, Straus & Giroux che è un caso abbastanza unico negli Usa: a differenza di altri editori pubblica molti libri stranieri. Quali sono i vostri criteri?

«Penso che si pubblichino comunque molti libri stranieri negli Stati Uniti, anche se la Farrar è fin dalle origini una casa editrice che è sempre stata molto attenta agli autori stranieri: uno dei primi, infatti, fu Carlo Levi con “Cristo si è fermato a Eboli”. Lo stesso Roger Strauss, il fondatore della casa editrice, era molto amico di alcuni scrittori italiani, in particolare di Carlo Levi e di Alberto Moravia. In più io ho un forte interesse per la letteratura italiana, ma per pubblicare un libro bisogna che sia interessante per il pubblico americano. Molti ottimi libri europei sono particolarmente difficili da capire e quindi da pubblicare negli Stati Uniti».

Quest’anno lei ha pubblicato per la prima volta negli Usa la traduzione dello «Zibaldone» di Giacomo Leopardi. Perché?

«Avevamo pubblicato un paio di anni fa la mia traduzione dei “Canti” e, mentre la terminavo, ho conosciuto Franco D’Intino, il quale mi ha informato che il Centro di studi leopardiani dell’Università di Birmingham, in Gran Bretagna, stava preparando una traduzione proprio dello “Zibaldone”, che era finanziata, tra gli altri, dalla Fondazione Luigi Berlusconi con 100 mila dollari. Noi abbiamo deciso di pubblicare il libro negli Stati Uniti e Penguin Books di pubblicarlo in Gran Bretagna. La traduzione è ottima e se ne è parlato davvero moltissimo».

Che cosa c’è di così speciale nello «Zibaldone», secondo lei?

«E’ un libro scritto da un uomo giovane, di meno di 26 anni, e tutte le idee che successivamente sfruttò sia nelle poesie sia nelle operette morali sono contenute proprio lì. Si tratta di un libro di frammenti ed è questo tipo di scrittura la quintessenza di un testo davvero moderno».

Ma lei pubblica anche molti altri italiani, giusto?

«Sì. Di recente Davide Enia, un giovane siciliano che ha scritto un romanzo che si svolge in una famiglia di pugili, e anche la poetessa Patrizia Cavalli, oltre a “The Art of Joy” di Goliarda Sapienza, un classico romanzo femminista. Poi, quest’autunno, sarà la volta di Roberto Calasso».

Lei pensa che la letteratura italiana sia vivace in questo periodo?

«Sì, penso che sia più viva oggi di quanto non fosse 25 anni fa. E’ molto interessante, come quella sudamericana, francese e tedesca, di cui pubblichiamo molti titoli».

E la letteratura americana?

«Ci sono molti nuovi scrittori e direi che è anche cambiato il modo di scrivere. Ma sono soprattutto cambiati i lettori: preferiscono leggere libri di intrattenimento, non troppo letterari né troppo seri. Uno dei nostri principali autori è Jonathan Franzen, un post-modernista che sta diventando più realista. Un altro scrittore importante è Jonathan Foer».

E’ appena uscito negli Usa un filmdocumentario del regista Shane Salerno su J. D. Salinger. Lo trova interessante?

«La figura di Salinger è oggi quasi più interessante della sua stessa scrittura. Salinger è un perpetuo adolescente e il fatto che sia sparito ha creato un mito straordinario. Inoltre sembra che abbia scritto cinque o sei libri inediti, che saranno pubblicati solo postumi».

Anche lei scrive ed è poeta: che cosa sta scrivendo in questo momento?

«Sto scrivendo qualcosa di diverso dalla poesia, ma ora non posso parlarne. E poi sto per tradurre la seconda parte dell’opera di Montale e questo sarà il mio ultimo progetto di traduzione».

Le piace il suo lavoro di editore?

«Sì. Amo molto lavorare con gli autori».

Quanti libri pubblicate ogni anno?

«Pubblichiamo 75 nuovi libri, in tutto 200 con le ristampe».

Lei quando scrive?

«Nei weekend e anche nei periodi di vacanza».

Si può dire che lei sia l’ultimo erede della grande tradizione della sua casa editrice?

«Sì. Sono cresciuto quando c’era ancora Roger Straus e ho lavorato molto anche con Susan Sontag. La nostra casa editrice, ora, appartiene a un grande gruppo tedesco, il conglomerato Georg von Holtzbrinck Publishing Group, che rispetta molto la nostra indipendenza».

Chi sono i suoi autori principali?

«In questo momento ci sono due autori particolarmente prestigiosi; Jeffrey Eugenides e Jonathan Franzen».

Come vede la situazione dell’editoria alla vigilia della Fiera di Francoforte, dove si ritrovano tutti gli editori?

«Si può dire che l’editoria in America sia in un periodo di transizione: purtroppo le librerie non vanno assolutamente bene, ma una nostra autrice come Marilynne Robinson si vende molto bene».