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 2013  aprile 08 Lunedì calendario


Anno X – Quattrocentosettantesima settimanaDal 30 marzo all’8 aprile 2013Miseria La storia di Romeo Dionisi, 62 anni, e della sua compagna Annamaria Sopranzi, 68, trovati impiccati nello sgabuzzino adiacente al loro garage di casa, in Civitanova Marche

Anno X – Quattrocentosettantesima settimana
Dal 30 marzo all’8 aprile 2013

Miseria La storia di Romeo Dionisi, 62 anni, e della sua compagna Annamaria Sopranzi, 68, trovati impiccati nello sgabuzzino adiacente al loro garage di casa, in Civitanova Marche. E quella del fratello di lei, Giuseppe, di anni 72, suicida a sua volta: dopo aver visto i due corpi penzolare, è corso al molo della città e s’è gettato in acqua lasciandosi affogare. La storia ha scosso i palazzi della politica, agitati a un tratto dal vento del senso di colpa, perché i due impiccati sembrano vittime della situazione generale, hanno deciso di morire per via di due mutui che non riuscivano a pagare, Annamaria, un tempo artigiana, viveva con una pensione di 500 euro al mese, Romeo, mai in regola con i versamenti Inps, Inail, Enel, moroso di mesi nel saldo dell’affitto, aveva chiesto aiuto al presidente del Consiglio comunale della città, che abita nel suo stesso palazzo, e questi lo aveva invitato a passare nel suo ufficio, ma l’uomo – muratore, partita iva, a sua volta in credito con vari padroncini che erano scappati senza pagarlo – si vergognava della propria condizione di miseria e ha preferito farla finita, con la compagna, prima di ufficializzare il proprio stato rivolgendosi alla carità pubblica. La tragedia ha dato la stura a una quantità di dichiarazioni di politici e sindacalisti, e immediate richieste di denaro per ragioni sociali, su su fino a Vendola e Bersani, il quale s’è spinto fino al punto di mandare in rete questa dichiarazione: «Un dramma che ci lascia sgomenti e ammutoliti. Dobbiamo tutti convincerci che, fuori dai riflettori, c’è una vera e drammatica emergenza sociale. È su questa emergenza che deve assolutamente vedersi il primo segno di cambiamento» come se realmente vi fosse un nesso fra i tre morti e la sua impossibilità di formare un governo. I dati, certificati dall’autorità del professor Barbagli, dicono al contrario che i suicidi per motivi economici sono diminuiti rispetto al periodo pre-crisi, che in Grecia si tolgono la vita per le difficoltà economiche meno infelici che da noi, basandosi sulle statistiche si potrebbe perfino sostenere che la crisi scoraggia uomini e donne dal darsi la morte con le proprie mani.

Saggi I dieci saggi scelti da Napolitano per suggerire al prossimo presidente del consiglio «soluzioni condivise» sono divisi in due gruppi. Il primo, formato dai senatori Gaetano Quagliariello (berlusconiano), Mario Mauro (montiano dell’ultim’ora, Pdl fino a pochi mesi fa), Luciano Violante e Valerio Onida (entrambi Pd), si occuperà di questioni politico-istituzionali, come per esempio – e al primo posto – la riforma elettorale. Il secondo (Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, Salvatore Rossi, del direttorio della Banca d’Italia, Giancarlo Giorgetti, leghista, Filippo Bubbico, democratico, Enzo Moavero Milanesi, ministro in carica per gli Affari europei) si dedicherà invece ai problemi economico-sociali. L’idea dei due gruppi, con cui alla vigilia di Pasqua Napolitano s’è momentaneamente svincolato dalla paralisi politica, non è in genere piaciuta: molti hanno criticato che fra i dieci non vi sia neanche una donna (il presidente s’è scusato), i partiti ci hanno visto una mossa che tende a metterli fuori gioco, prefigurando una sorta di nuovo governo super partes a cui verrebbe consegnato, da Napolitano o dal suo successore, un programma già fatto. In realtà, hanno probabilmente ragione gli americani i quali hanno visto nella mossa del Quirinale l’obiettivo di guadagnare (o perdere) tempo, in modo da arrivare all’elezione del presidente della Repubblica (si comincia a votare il 18 aprile) dopo un periodo di decantazione e, si spera, purificazione. Allo stato, infatti, ognuno essendo rimasto sulle proprie posizioni, la formazione di qualsiasi governo risulta impossibile.

Presidente Il quadro politico, molto aggrovigliato, è il seguente:

• Matteo Renzi è partito all’attacco della segreteria Pd, dichiarando che Bersani ha perso tempo, che la Chiesa ha gestito il suo rinnovamento con più velocità dei democratici, dalle elezioni sono passati 40 giorni e siamo ancora qui, ecc. L’obiettivo vero del sindaco di Firenze – qualunque cosa abbia dichiarato tra virgolette - è impedire la nascita di un governo che terrebbe in piedi la legislatura per un paio d’anni, impedendogli di cogliere i frutti di un chiaro predominio nei consensi. I sondaggi dicono che in una competizione con Berlusconi, Renzi sarebbe a +10, cioè intorno al 36%. Il suo attivismo ha perciò frenato la voglia di urne del Cav. Bersani vede la discesa in campo del suo avversario principale con molta preoccupazione, dato che il suo scopo principale è conservare, a se stesso e ai suoi, il controllo del partito. In definitiva, Renzi ha prodotto l’effetto di avvicinare Bersani e Berlusconi.
• I due infatti dovrebbero incontrarsi giovedì 11 aprile. L’apertura a Berlusconi da parte dei democratici è stata favorita da un’intervista al “Corriere della Sera” di Dario Franceschini, vicesegretario del partito: «Se noi intendiamo mettere davanti l’interesse del Paese, dobbiamo toglierci di dosso questo insopportabile complesso di superiorità, per cui se l’avversario ti piace ci parli, altrimenti non ci parli nemmeno. Il leader della destra è ancora Berlusconi, e la sua sconfitta deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative. È con Berlusconi che bisogna dialogare». I termini di un accordo, dal punto di vista di Berlusconi, sono i seguenti: fermo restando che il presidente della Repubblica deve comunque essere un personaggio di garanzia (i nomi più gettonati, al momento, sono, nell’ordine: Franco Marini, Giuliano Amato, Emma Bonino), più il prossimo governo sarà partecipato dal Pdl e più a sinistra potrà essere il nuovo capo dello Stato. Se al limite Bersani volesse mettere in piedi un monocolore democratico, i berlusconiani potrebbero farlo sopravvivere solo se avessero al Quirinale uno dei loro. Bersani per ora risponde: «Di governissimo (cioè di un governo con ministri Pd e Pdl) non se ne parla».

E inoltre I nordcoreani minacciano di attaccare gli Stati Uniti, ma secondo gli analisti è solo un bluff dovuto alle condizioni di estrema miseria in cui si trova il Paese; per placarli, basterà concedere qualche aiuto in barili di petrolio. Armando Ricucci, Elio Colavolpe, Andrea Vignali, Susan Dabbous sono stati fermati da una formazione di ribelli siriani non identificata; fonti anonime che hanno parlato con l’Ansa garantiscono che non si tratta di un sequestro, ma solo di controlli per evitare l’infiltrazione di spie, al termine dei quali i sospettati saranno rimandati in Italia; i quattro erano in Siria per conto del programma Rai “La Storia siamo noi”. Al raduno leghista di Pontida, domenica scorsa, i bossiani si sono presentati con cartelli in cui si vedeva Maroni col naso lungo alla Pinocchio: con i fedeli del segretario è stata quasi rissa. Ignazio Marino ha vinto le primarie del Pd a Roma: sarà lui il candidato dei democratici alla poltrona di sindaco della Capitale.