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 2013  agosto 22 Giovedì calendario


LETTERE

Un giorno d’agosto sono arrivata a L’Aquila, strana meta per una vacanza. In mente ancora le immagini del G8 (subito dopo il terremoto del 2009). I grandi della terra camminavano fra le macerie e promettevano denaro e aiuti di ogni genere. Visi gravi e popolazione commossa. Messa in scena perfetta dall’allora premier Silvio Berlusconi, un colpo di genio. Se ne parlò ovunque. «4 years later»... come si legge nelle didascalie dei film, il cielo sopra L’Aquila è cupo e minaccioso, l’aria fresca, gli abitanti scarsi, intorno al forte spagnolo (resiste perché allora si costruiva bene) alcuni sportivi fanno jogging svogliatamente o semplicemente camminano e parlano fra di loro, le mura del forte contrastano con il leggero legno policromo dell’Auditorium costruito da Renzo Piano e apparentemente definitivamente chiuso.
Ma la vera sorpresa l’abbiamo arrivando in quello che era il centro storico della città, jeep della polizia (veri «check
point») controllano l’acceso delle rare persone e macchine che si spingono fin lì, pioviggina, lo spettacolo è desolante, ponteggi dentro e fuori sorreggono gli edifici, gru, cani randagi, silenzio, saracinesche abbassate, una città fantasma che ricorda Beirut bombardata, Aleppo, Guernica. L’Aquila come Pompei? Forse bisognerebbe portare le scolaresche in visita, spiegare loro che in questo Paese se qualcosa crolla non si rialza... e che il vero problema degli italiani non è lo spread ma una classe dirigente indegna.
Carmen Llera Moravia
carmen.llera@libero.it