Fulmini 24/11/2011, 24 novembre 2011
SPORTEGOLANDO 20111124
CALORE. «Io sono di Napoli e quindi il mio riferimento a uno stadio caldo è il San Paolo. Ma anche qui a San Pietroburgo i tifosi sono caldi. Durante la partita il termometro scende spesso sotto lo zero, eppure, quando guardo sugli spalti, vedo sempre molti tifosi in curva a torso nudo. Li guardi e ti trasmettono una carica incredibile» (Mimmo Criscito, alla prima stagione allo Zenit di San Pietroburgo).
PENSIONE. «Dopo il trionfo qui negli Usa, il mio allenatore mi ha detto che ho tre possibilità: continuare qui con lui, andarmene o ritirarmi. L’ultima la posso escludere immediatamente: per la pensione è presto. Al momento ho molte offerte che mi tentano, ma sono un calciatore dei Galaxy e per fare la mia scelta aspetterò di tornare dal tour con la squadra in Asia e Australia. Poi mi consulterò con la mia famiglia per valutare» (David Beckham).
RICORDI. «Il calcio in Francia si vive con meno passione, ma questo significa anche che c’è meno pressione. Qui la gente ha anche altri interessi. A volte mi manca l’affetto dei tifosi. Siamo primi, lo stadio è pieno, ma non sarà mai come a Palermo. E, da un punto di vista tecnico, qui c’è meno disciplina tattica, più disordine, ma si gioca un calcio più fisico e più aperto. È più facile fare gol» (Javier Pastore, primo anno al Paris Saint-Germain).
FACILE. «È un risultato un po’ sorprendente per gli spettatori e anche per me. Io ho giocato il mio tennis bene e Nadal un po’ meno. Ma Nadal resta un grande campione e un avversario formidabile, gli auguro di fare bene nella prossima partita. È vero che contro di lui giocando indoor ho sempre vinto, ma solo perché ci abbiamo giocato poco» (Roger Federer, numero 4 del tennis mondiale).
FAMIGLIA. «Quando scendo in campo, in qualunque parte del mondo, io so che mia mamma è al solito posto: seduta a un tavolino in un caffè italiano a Berlino dove fanno vedere le partite. E mi manda degli sms in cui dice che sono il numero uno. Il più bello. Il più forte. Quello che dicono quasi tutte le mamme ai loro figli. Di mio padre invece l’unico ricordo che ho è di quando giocava con me e mio fratello su un campetto d’asfalto dove passavo le mie giornate. E poi ci portava al McDonald’s. Punto» (Kevin Prince Boateng, seconda stagione al Milan).