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 2011  novembre 01 Martedì calendario

SPORTEGOLANDO 20111101

RIGORE. «Mi ricordo gli anni in cui conducevo Pressing con Vianello. Che belli. Mi mancano i derby d’Italia di quegli anni: erano veramente mozzafiato. Ne ricordo uno a Torino, con Gigi Simoni sulla panchina dell’Inter, gran signore, mai una parola di troppo. Era una partita importante con l’Inter che poteva scavalcare la Juventus e andare in testa alla classifica a poche giornate dalla fine del campionato. Ci fu l’episodio del fallo di Iuliano su Ronaldo, e l’arbitro Ceccarini che non concesse il rigore all’Inter…» (Elenoire Casalegno, interista).
INSULTI. «La mia situazione è divertente: io sono nata interista. Alle scuole elementari facevo il maschiaccio e avevo il mito del trio tedesco Brehme-Matthaus-Klinsmann per darmi più credito con i compagni di classe. Poi il cambiamento. La storia del tifo calcistico come una fede l’ho sentita anch’io in prima persona, ma sinceramente non mi convince. Certo, quando vado allo stadio divento anch’io un animale, ma tutto finisce lì. Mia sorella Giovanna è interista, una di quelle che va al bar e urla a ogni azione che non le sta bene. Quando vediamo le partite insieme ci insultiamo tantissimo» (Margherita Granbassi, campionessa olimpica di fioretto).
PROMESSE. «Per me è un onore essere quello che ha fatto più gol nella storia dell’Udinese, aver giocato in Champions con questa maglia ed essere arrivato in Nazionale. Se avessi accettato il trasferimento alla Juventus sarei venuto meno alle promesse: avevo giurato al presidente Pozzo che avrei finito qui la carriera e per me la parola data vale più di una firma su un contratto. E poi: non sono andato al Napoli, come sarei potuto passare alla Juventus?» (Totò Di Natale, capitano dell’Udinese).
STILE. «La ragione per cui vengo a Milano, nella settimana della moda è incontrare stilisti e designer e scoprire tutte le novità. È chiaro che amo lo sport ma, quando non c’è, mi piace usare il tempo per vestirmi bene. Da piccolo mi piaceva guardare mio padre mentre si vestiva, la passione è cominciata così. Poi, da adulto ho iniziato a curare con attenzione la mia immagine. Perché ero arrivato in Nba e ci tenevo. E poi perché volevo diventare un modello per i miei figli e la gente» (Dwyane Wade, guardia dei Miami Heat).