VARIE 2/7/2013, 2 luglio 2013
APPUNTI PER GAZZETTA - EGITTO: ULTIMATUM DEI MILITARI A MORSI
DAGOSPIA
1-EGITTO: DA FRATELLI MUSULMANI APPELLO A ’MARTIRIO CONTRO GOLPE’
(Aki) - Un appello al "martirio" contro il "golpe" che sarebbe in atto in Egitto ai danni del presidente Mohamed Morsi e’ arrivato da Mohamed el-Beltagy, leader dei Fratelli Musulmani. Citato dal sito del quotidiano al-Ahram, Beltagy ha chiesto ai sostenitori della Fratellanza di compiere atti di martirio a difesa della "legittimita’" e come "segno di riconoscenza per i martiri della rivoluzione" del 2011.
Per Beltagy, quello che e’ in atto contro il presidente Morsi e’ un vero e proprio "golpe organizzato dall’ex regime" di Hosni Mubarak, dalla "controrivoluzione" e dai "mezzi di informazione ingannevoli"
2-EGITTO: DIRIGENTE FRATELLANZA, NOSTRA VITA CONTRO GOLPE
(Ansa) - ’’Non abbiamo altro che la nostra vita per impedire la riuscita del colpo di stato’’. E’ quanto scrive su Facebook Mohamed el Beltagui, dirigente del partito della Fratellanza, secondo il quale il prossimo candidato alle presidenziali sara’ Sami Annan, ex capo di stato maggiore dell’esercito che si e’ dimesso ieri da consigliere militare del presidente Mohamed Morsi. Beltagui, insieme ad altri esponenti islamici anche della Jamaa islamiya, e’ su una black list dell’aeroporto di persone col divieto di espatrio.
EGITTO LE PROTESTE CONTRO IL PRESIDENTE MORSIEGITTO LE PROTESTE CONTRO IL PRESIDENTE MORSI
(Ansa) - Uomini della terza brigata dell’ esercito egiziano si sono dispiegati nelle strade di Suez, dopo i disordini di ieri fra pro e anti Morsi che hanno provocato 45 feriti. Le televisioni locali hanno mostrato i militari mentre marciavano ed effettuavano esercizi marziali nelle strade della citta’. In vista dell’avvicinarsi dello scadere dell’ultimatum fissato dai militari domani pomeriggio, innalzato il livello di allerta della sicurezza centrale che ha pronti blindati e uomini in assetto antisommossa al Cairo
4-EGITTO: MORSI INCONTRA CAPO ESERCITO, SECONDA VOLTA IN DUE GIORNI
(Agi/Reuters) - Il presidente egiziano, Mohamed Morsi, e’ riunito con il Ministro della Difesa e anche comandante in capo delle forze armate, generale Abdel Fattah al Sisi, che aveva gia’ visto anche ieri. Entrambi gli incontri sono avvenuti dopo che lunedi’ sempre Sisi ha dato un ultimatum fino a mercoledi’ a Morsi e ai suoi oppositori per risolvere il ’braccio di ferro’ in corso. Scadenza respinta dal presidente. A entrambi gli incontri e’ presente, il premier Hisham Qandil.
5-EGITTO: OPPOSIZIONE SCEGLIE EL-BARADEI PER NEGOZIARE TRANSIZIONE
(Agi/Afp) - I gruppi dell’opposizione egiziana hanno scelto Mohamed el-Baradei, per rappresentarli nei negoziati sul futuro del Paese. Il Fronte 30 Giugno -che raccoglie vari gruppi tra cui Tamarood, il movimento che ha animato l’oceanica protesta di piazza che domenica ha chiesto le dimissioni del presidente islamista, Mohamed Morsi- ha annunciato di aver indicato el-Baradei perche’ sia "la voce" dell’opposizione.
EGITTO LE PROTESTE CONTRO IL PRESIDENTE MORSIEGITTO LE PROTESTE CONTRO IL PRESIDENTE MORSI
Il Fronte ha affidato ad el-Baradei, gia’ coordinatore del Fronte di Salvezza Nazionale, il compito di rappresentare le richieste del popolo egiziano -si legge nel comunicato- e di delineare uno scenario che porti alla completa applicazione di una ’roadmap’ per la transizione politica. Ex capo dell’Aiea (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), Premio Nobel per la Pace nel 2005, el-Baradei si era presentato alle prime elezioni presidenziali post-Mubarak, ma poi si era ritirato.
CORRIERE.IT
Sembra precipitare la situazione al Cairo. I Fratelli musulmani, il movimento del presidente egiziano Mohamed Morsi, hanno lanciato un appello al «martirio» per fermare quello che denunciano essere un tentativo di colpo di Stato dei militari. Il riferimento è all’ultimatum di 48 ore posto ieri dal ministro della Difesa e capo delle forze armate, il generale Abdel Fattah al Sisi. Intanto il premier Hisham Qandil ha messo a disposizione il suo mandato nelle mani del presidente Mohamed Morsi. La mossa arriva dopo che lo stesso Morsi, nella notte, ha respinto l’ultimatum di 48 ore lanciato dalle Forze armate con la richiesta ai politici di raggiungere un consenso, ascoltando le richieste della piazza. Tuttavia le dimissioni del premier non sono ufficiali e anzi un portavoce della presidenza egiziana le ha smentite. Al momento, secondo un portavoce della presidenza, Morsi è riunito proprio con Qandil e con il Ministro della Difesa e anche comandante in capo dell’esercito, generale Abdel Fattah al Sisi, che aveva visto anche lunedì. Il portavoce ha spiegato che hanno invece rinunciato i portavoci presidenziali, Omar Amer e Ihab Fahmi, oltre al portavoce del consiglio dei ministri,Alaa al Hadidi
EL-BARADEI PORTAVOCE DELL’OPPOSIZIONE - I gruppi dell’opposizione egiziana hanno scelto Mohamed el-Baradei, per rappresentarli nei negoziati sul futuro del Paese. Il Fronte 30 Giugno - che raccoglie vari gruppi tra cui Tamarood, il movimento che ha animato l’oceanica protesta di piazza che domenica ha chiesto le dimissioni del presidente islamista, Mohamed Morsi - ha annunciato di aver indicato el-Baradei perché sia «la voce» dell’opposizione. Il Fronte ha affidato ad el-Baradei, già coordinatore del Fronte di Salvezza Nazionale, il compito di rappresentare le richieste del popolo egiziano - si legge nel comunicato - e di delineare uno scenario che porti alla completa applicazione di una «roadmap» per la transizione politica. Ex capo dell’Aiea (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), Premio Nobel per la Pace nel 2005, el-Baradei si era presentato alle prime elezioni presidenziali post-Mubarak, ma poi si era ritirato.
I MILITARI: SOSPENDERE COSTITUZIONE - In Egitto la bozza di processo di transizione (roadmap) messa a punto dai militari, nell’eventualità che il presidente Mohamed Morsi, ignori l’ultimatum di 48 ore, prevede la sospensione della Costituzione e lo scioglimento del Parlamento controllato dagli islamisti, Fratelli Mususlmani in primis. Lo riferiscono fonti dello Stato maggiore.
L’ULTIMATUM DELL’ESERCITO - Morsi ha fatto sapere di non aver preso in considerazione le affermazioni dell’esercito, specificando che alcune frasi contenute nell’ultimatum «potrebbero creare confusione». L’ufficio di presidenza dice che Morsi non è stato consultato in anticipo dal generale che ha lanciato l’ultimatum. In ogni caso il presidente sta andando avanti nel «percorso per promuovere la riconciliazione nazionale globale», sempre secondo il suo staff, e ha avuto un colloquio telefonico col presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Alla luce degli ultimi fatti, il ministro degli esteri egiziano Kamel Amr ha offerto le proprie dimissioni. Mentre sono state invece smentite le dimissioni del ministro delle Finanze Fayyad Abdel-Moneim. Morsi respinge l’ultimatum dei militari
L’ALLEANZA DEGLI ISLAMICI - Prima della dichiarazione del capo di Stato, l’alleanza degli islamici egiziani, che comprende anche i Fratelli musulmani, si era detta contraria al tentativo avviato da alcuni di sfruttare l’esercito «per attaccare la legittimità» in maniera parziale, rischiando un colpo di Stato. In una dichiarazione letta durante una conferenza stampa, l’alleanza ha aggiunto di essere pronta a rispettare tutte le iniziative in corso per risolvere la crisi politica del paese, ma occorre rispettare i principi costituzionali.
REPUBBLICA.IT
IL CAIRO - Mentre il tempo corre verso la scadenza delle 48 ore imposte dall’esercito al presidente Morsi per trovare un accordo con l’opposizione, ultimatum respinto dalla presidenza, da fonti militari trapelano dettagli sulla bozza di roadmap tracciata dall’esercito per la transizione che seguirebbe la deposizione di Morsi. In particolare, sarebbe previsto lo scioglimento del parlamento e la sospensione della Costituzione. Il progetto prevede anche modifiche alla Carta entro pochi mesi, seguite da elezioni presidenziali anticipate. Fino a quando la Costituzione non sarà cambiata la gestione del potere sarà affidata a un Consiglio ad interim.
Mentre la pressione della piazza e dell’esercito si fa schiacciante, per Morsi è una giornata intensa, quasi frenetica. Nelle sue mani il premier egiziano Hisham Qandil ha rimesso il mandato "se questo può contribuire ad allentare la crisi in atto". In una nota, Qandil sottolinea che assieme ai suoi ministri per il momento resterà in carica e questo probabilmente spiega la successiva dichiarazione del ministro della Giustizia, Ahmed Suleiman, che ha smentito le dimissioni del governo.
Secondo fonti presidenziali, Morsi emetterà un comunicato oggi o al più tardi domani mattina.
Assieme al premier Qandil, il presidente egiziano, scrive l’agenzia Mena, ha ricevuto il ministro della Difesa e capo delle forze armate Abdel Fattah el Sissi, che a sua volta ha presieduto la riunione del consiglio militare. Secondo fonti militari, le truppe sarebbero pronte a schierarsi nelle strade del Cairo e delle altre città egiziane per prevenire scontri tra i sostenitori di Morsi e quelli dell’opposizione. Il bilancio della nuova ondata di protesta in Egitto al momento è di 16 morti e 781 feriti.
Il fortino del presidente egiziano continua a scricchiolare. Al di là delle dichiarazioni, lo testimoniano le defezioni in poche ore di sei ministri, tra i quali il titolare degli Esteri, i due portavoce della presidenza, Omar Amer e Ihab Fahmy, che hanno presentato le loro dimissioni facendo richiesta di rientrare proprio al ministero degli Esteri. Dimissionario anche il portavoce del governo, Alaa el Hadidi.
Morsi, sebbene "sfiduciato" da una richiesta di dimissioni sottoscritta da milioni e milioni di egiziani, non ci sta a farsi accerchiare, anche se a guidare l’assedio ora è l’esercito più che la piazza, con l’ulteriore pressione della Casa Bianca. La risposta del presidente all’ultimatum postogli dai militari per un accordo con l’opposizione entro 48 ore è stata secca: "Proseguirò nella mia azione di riconciliazione nazionale. I militari devono farsi da parte e non interferire con la vita civile del paese. Le loro richieste non possono essere prese in considerazione".
Morsi, inoltre, ha rilevato nelle parole usate dal capo delle Forze Armate "alcune frasi contenute nell’ultimatum stesso che potrebbero creare confusione". Per sgombrare il campo ogni illazione, l’Fsn, principale coalizione dell’opposizione egiziana, ha affermato in un comunicato di non sostenere l’idea di un colpo di Stato militare, sottolineando che l’ultimatum lanciato dall’esercito al presidente islamista "per soddisfare le rivendicazioni del popolo" non equivale a dire che l’esercito intenda giocare un ruolo politico nella vicenda, come dichiarato dagli stessi vertici militari.
Ma i Fratelli Musulmani, il movimento del presidente Morsi, continuano a denunciare il tentativo di colpo di Stato dei militari e lanciano un appello al "martirio" per fermarlo. Questo, mentre Piazza Tahrir vede almeno un milione di persone in attesa della scadenza dell’ultimatum, rende la situazione dell’ordine pubblico ad alto rischio.
Dagli Usa arriva la conferma di una telefonata di Barack Obama a Mohamed Morsi, assieme alla richiesta di "passi per dimostrare di essere reattivo alle preoccupazioni del popolo e per sottolineare che la crisi può essere risolta solo attraverso un processo politico". Ma un dettaglio niente affatto secondario rivelerebbe in realtà quanto Obama consideri Morsi una pagina da voltare: fonti del Pentagono rivelano che il documento dei militari egiziani ha avuto l’avvallo di Washington, con il capo di Stato maggiore della Difesa Usa, generale Martin Dempsey, che avrebbe parlato con il suo omologo egiziano, il generale Abdel Fattah al-Sisi, prima che questi ponesse l’ultimatum a Morsi.
Dopo aver accolto con un boato di giubilo la notizia del aut-aut dei militari a Morsi, il movimento dell’opposizione ha sollecitato i manifestanti a rimanere in piazza Tahrir fino alle dimissioni del presidente, rivolgendo a Morsi l’ulteriore termine: "Tempo fino a domani (oggi, ndr) alle ore 17, per lasciare il potere e consentire alle istituzioni di prepararsi per elezioni presidenziali anticipate. Altrimenti inizieremo una campagna di assoluta disobbedienza civile".
L’azione dei dimostranti è già iniziata: bloccato l’accesso alle sedi di dodici dei 27 governatorati in Egitto, nell’ambito della campagna di disobbedienza civile. I manifestanti in varie località, fra le quali Alessandria, Luxor, Suez, chiedono governatori "lontani dai giochi politici", secondo fonti locali.
E torna d’attualità il nome di Mohamed el-Baradei. L’ex capo dell’Aiea (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), Premio Nobel per la Pace nel 2005, che si era presentato alle prime elezioni presidenziali post-Mubarak e poi si era ritirato, è stato individuato dai vari gruppi della coalizione dell’opposizione egiziana per rappresentarli nei negoziati sul futuro del Paese.