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 2013  giugno 11 Martedì calendario


CRISI E DEBITI, DALAI CHIUDE. APRE «BALDINI E CASTOLDI»

Dalai scompare, si riparte da Baldini e Castoldi. La società (Baldini Castoldi Dalai editore spa) ha annunciato sul suo sito di aver presentato «domanda prenotativa di concordato preventivo», una procedura che concede all’azienda tempo (60 giorni) per presentare una completa domanda di concordato con il piano per il pagamento dei creditori sospendendo eventuali azioni esecutive intraprese dai singoli creditori. Secondo l’agenzia Radiocor che ha letto la domanda depositata al tribunale di Milano il concordato sarà liquidatorio e la proposta prevederà la cessione di tutti i beni della società, — magazzino, azienda, incasso dei crediti e immobile — e la destinazione del ricavato ai creditori.
La notizia conferma una crisi di cui si parlava già da qualche tempo ma anche lo stato di sofferenza dell’editoria italiana, soprattutto di medie dimensioni (anche Tropea ha di fatto congelato le pubblicazioni). La vecchia società è stata affittata «a termini e condizioni che assicurino la continuità delle pubblicazioni, della distribuzione e dell’uso dello storico marchio» a una nuova casa editrice (la Baldini e Castoldi srl), composta da Michele Dalai, figlio dell’editore, e da Filippo Vannuccini (che nella vecchia società era responsabile della gestione e del controllo).
«Della Dalai non sono legittimato a parlare, essendo fuori da diversi anni», dice Michele, amministratore delegato, che nel 2000 ha fondato con Andrea Agnelli e David Dileo («Boosta» dei Subsonica) la casa editrice Add. «Posso dire che tutto ciò che si poteva fare è stato fatto e che questa soluzione era inevitabile. La difficoltà purtroppo era quella dell’editoria di medie dimensioni in questo mercato in crisi». Nel piano la Baldini Castoldi Dalai avrà la possibilità di «accettare offerte di terzi nell’ottica di garantire la maggiore soddisfazione dei creditori», ma, dice Michele, «naturalmente la nostra volontà sarebbe quella di acquistarla». Di certo per ora si ridimensiona. «L’idea è di tornare allo spirito delle origini, cercando di competere sul mercato delle idee. È una bella sfida che mi sento di affrontare avendo imparato, in dieci anni che ho lavorato lì, da bravi maestri come mio padre, Oreste Del Buono e Piero Gelli». Come prima cosa la nuova Baldini e Castoldi ha annunciato il ritorno in edicola di «Linus» a luglio, dopo uno stop di due mesi: «Spero che tutti quelli che si sono giustamente indignati per la presunta chiusura abbiano la stessa prontezza per correre in edicola a comprarlo» dice Michele. Tornare allo spirito delle origini significa anche ridurre la produzione, «passare dagli oltre 120 titoli all’anno che il mercato in questo momento non è in grado di recepire, a 60/65 titoli». L’esordio ufficiale di Michele Dalai sarà domani a casa Bellonci per la cinquina dello Strega a cui è candidato El especialista de Barcelona di Aldo Busi. «Del libro non mi sono occupato, ma è un romanzo importante e a Roma ci vado molto volentieri anche se credo che lui non verrà».
Busi dal canto suo non scioglie il mistero della sua presenza e dice di non aver saputo nulla delle difficoltà della casa editrice fino a pochi giorni fa, quando è stato chiamato da Alessandro Dalai che gli ha annunciato il concordato preventivo. «Certo non credo che la cosa gli sia caduta addosso dall’oggi al domani, com’era la situazione doveva saperlo da ottobre. Comunque personalmente la cosa non mi riguarda più di tanto. Mi ha pagato e con le 42 mila copie vendute, più gli ebook e l’edizione del Book Club, è rientrato dei 160 mila euro di anticipo che mi aveva dato. E con l’edizione tascabile guadagnerà ancora. D’altronde io per firmare con lui ho restituito a Giunti l’anticipo di 225 mila euro che mi aveva dato». Con Alessandro Dalai Busi dice di non aver avuto quasi rapporti. «Avevamo visioni diverse su tutto. L’ho incontrato due volte, una quando è venuto a portarmi il contratto, l’altra una sera a cena».
Quello che è mancato, dice, è la promozione. «Se fossi andato io a venderlo porta a porta avrei fatto meglio. Ho presentato il libro in tv gratis, facendolo anche risparmiare perché pretendevo dalle redazioni che pagassero loro i trasporti, l’albergo ecc. E ho rinunciato ai compensi che di solito prendo, creando così un pericoloso precedente perché se non ti fai pagare una volta non ti pagano più. Certo, tipograficamente ha fatto un libro bellissimo, come carta, copertina, cura editoriale. Io poi sono uno scrittore, non un autore e lui mi ha garantito l’assoluta integrità del testo. Sono stati attentissimi con un romanzo complesso. Mi ha affiancato una correttrice di bozze bravissima. In questo senso sono ben felice l’abbia fatto lui e non un altro. Gli ho proposto anche un altro libro, E baci, di 540 pagine, ma non ne ho più saputo niente».
Cristina Taglietti