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 2013  aprile 08 Lunedì calendario


THATCHER, IL PRIMO MINISTRO CHE FECE A PEZZI LO STATO SOCIALE

Margaret Thatcher, scomparsa l’8 aprile a 87 anni, è stata una delle figure politiche più celebrate e, allo stesso tempo, odiate della storia contemporanea britannica e internazionale, in grado di incarnare il ruolo di condottiera del conservatorismo come nessun altro, dopo Winston Churchill, rivoluzionaria che smantellò lo stato sociale del dopoguerra, anticomunista senza cedimenti.
Proprio per questo è stata una delle figure più detestate dalla sinistra internazionale.
RISOLLEVÒ LA GRAN BRETAGNA. L’era della Lady di ferro iniziò il 4 maggio del 1979 quando Thatcher, vittoriosa leader conservatrice alle elezioni politiche, entrò nella residenza del premier britannico a Downing Street, dove sarebbe rimasta fino al 1990. Un periodo nel quale ha preso per mano un Paese depresso rispetto al resto d’Europa come il Regno Unito per trasformarlo in senso liberista, creando grandi ricchezze e sviluppo economico, ma anche profonde disparità sociali.
RIVOLUZIONE CONSERVATRICE. Nata il 13 ottobre del 1925, da anni era ormai una fragile signora anziana, malata, che si vedeva pochissimo in pubblico ed entrava regolarmente in ospedale. Ma al culmine della sua vita politica, con i modi bruschi al limite della rudezza, Thatcher diede vita a una rivoluzione conservatrice che - in parallelo a quanto fatto da Ronald Reagan negli Stati Uniti - svecchiò brutalmente lo stato sociale della società britannica, aprendola a un’economia ultraliberista e competitiva che anche i laburisti di Tony Blair hanno difeso, in alcune parti.
NEMICA DEI SINDACATI. Una svolta, hanno detto i suoi sostenitori ancora oggi numerosi, che ha offerto più opportunità a tutti, oppure - hanno ribadito i suoi detrattori - una serie di scelte che hanno reso molto più marcati i fossati economici tra ricchi e poveri nel Regno Unito, con conseguenze anche sui valori sociali e solidaristici di cui molti oggi lamentano la fine in Gran Bretagna.
Per la sinistra, Margaret Thatcher è rimasta soprattutto il premier che negli Anni 80 mirò alla distruzione - ed ebbe successo - dei sindacati, a partire dalle potenti organizzazioni dei minatori nel drammatico scontro del 1984-1985, privatizzando le miniere di carbone, cuore del processo energetico britannico.
PAROLA D’ORDINE, PRIVATIZZAZIONE. Privatizzazione fu anche la parola d’ordine per le aziende pubbliche di vario tipo, mentre mano libera venne data alle imprese, in particolare in termini di licenziamenti e assunzioni. Il risultato, accanto a una super-flessibilità di tipo ’americano’ del mercato del lavoro, con pochi eguali in Europa occidentale, fu anche uno sviluppo tumultuoso dell’economia nazionale, che tornò a crescere dopo una lunga stagnazione.
CONDANNATA DALLA POLL TAX. Stranamente per una conservatrice, vide l’inizio della fine con l’introduzione di una controversa tassa ’sulla cittadinanza’, la poll tax, che suscitò una violenta opposizione e avviò il suo tramonto politico nel 1989. In politica estera, Thatcher (che nel 1984 scampò a un attentato dell’Ira contro il suo hotel a Brighton) ebbe in Reagan il suo alleato di ferro: a parte le similitudini in politica economica, entrambi furono ferventi anticomunisti. Nel 1982 la Lady di Ferro mostrò la sua tempra sulla scena mondiale, quando inviò la Royal navy, la Marina militare britannica, contro l’Argentina che aveva invaso le isole Falkland-Malvinas. Grande amica del dittatore cileno Augusto Pinochet, nel 2001 aveva suscitato non poche proteste quando criticò il suo arresto da parte della magistratura britannica, definendolo «un amico» e colui che aveva «riportato la democrazia in Cile».