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 2013  aprile 08 Lunedì calendario


TUTTE LE POLTRONE DELL’EREDITA’ FORNERO

Oltre ad essersi intestata le uniche due vere riforme del governo Monti - belle o brutte, il tempo dirà - Elsa Fornero lascia il ministero del Lavoro dopo aver modificato l’assetto delle posizioni dirigenziali nella galassia delle agenzie e degli enti collegati. L’ultima novità risale a poco prima di Pasqua e riguarda la divisione Ammortizzatori sociali e incentivi all’occupazione del dicastero, uno degli snodi più delicati (specie dopo la contrastata riforma del mercato del lavoro). La direzione era affidata ad interim a Giuseppe Mastropietro. In seguito, il ministro ha preferito dirottare il dirigente, a cui mancavano due anni di servizio alla pensione, verso il collegio dei sindaci dell’Inps (organo che si trova in numero esorbitante rispetto a ciò che richiede il decreto legge 78/2010). Il vuoto è stato colmato da un dirigente proveniente dall’Inps, Salvatore Pirrone, che in forza del nuovo ruolo ha un costo ovviamente maggiore. I bene informati lo collocano vicino a Enrico Letta. E fin qui nulla di strano. Ma c’è un precedente. All’inizio di novembre, quando i venti di crisi del governo erano già forti, un professore dell’Università Cattolica di Milano, Pierantonio Varesi, era stato prescelto per la presidenza dell’Isfol, centro di ricerca con quasi 700 dipendenti che sforna studi per lo più dedicati alle biblioteche. Ente inutile? Difficile dire, candidato alla chiusura sì. Ma il ministro tecnico, dopo qualche rumoroso sit-in contro la chiusura, dopo averlo sottratto a un commissario di fede sacconiana, Sergio Trevisanato, e poi affidato al segretario generale del ministero Matilde Mancini, lo ha posto nelle mani del professor Varesi, vicino a Tiziano Treu. A sua volta, quest’ultimo veniva dato in pole position, ancora a dicembre, per la prossima presidenza dell’Inps, anzi di quel super-Inps che lo stesso Treu già vagheggiava ai tempi del governo Prodi. Non è difficile immaginare che dentro il disegno del ministro Fornero vi fosse l’irritazione verso il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, troppo autonomo, e verso il direttore generale Mauro Nori, troppo legato alla Cisl, in seguito al caso esodati.
Un occhio di riguardo per Treu si era visto anche nelle settimane scorse quando, durante una riunione in Via Flavia per presentare le banche dati degli enti vigilati, oltre ai rappresentanti del ministero e degli enti era stato chiamato al tavolo proprio lui, Tiziano Treu. In che ruolo? Come ex ministro no, visto che gli altri più recenti ex ministri, Sacconi e Damiano, non erano stati invitati. Lo stesso mentore del ministro Fornero, il capo di gabinetto Francesco Tomasone, è da sempre considerato «uomo di Treu». Dunque? Un patto tra Fornero e Pd? Banale. Probabilmente un modo per coprirsi a sinistra in una fase di governo in cui l’inimicizia con la Cgil è stata più volte motivo di rammarico.
Più forti delle aperture al Pd si sono però rivelate le sue relazioni personali. Quando si è trattato di cambiare presidente all’Inail, il Pd aveva già pronto il nome: Giuseppe Battafarano, capo sella segreteria politica dell’ex ministro Damiano e coordinatore della corrente Lavoro & Welfare del Pd. Ma il ministro Fornero in quel caso preferì Massimo De Felice, docente alla Sapienza di Roma, superconsulente di tutte le assicurazioni italiane e già membro del cda di Intesa SanPaolo (Fornero è stata vicepresidente del consiglio di sorveglianza fino a prima di diventare ministro). Per assicurare il posto a De Felice, vennero fatti due strappi di non poco conto.
Dopo la prematura scomparsa di Marco Sartori (presidente designato dal governo Berlusconi in quota Lega) l’incarico di commissario venne affidato a Gianpaolo Sassi, proveniente dalla stessa area politica. Ma alla scadenza del suo primo mandato, alla fine di marzo 2012, il ministro Fornero non esitò a ribaltare gli equilibri politici. E per assicurare il posto a De Felice sfidò il parere delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, che non si espressero in cambio della promessa della nuova governance degli enti previdenziali. Un patto non onorato per il rotto della cuffia: fine anticipata della legislatura e bocciatura dell’ultimo emendamento relativo alla legge di Stabilità.