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 2013  aprile 08 Lunedì calendario


GLI SPRECHI DI STATO HANNO LA CARTA D’IDENTITA’

Per capire come mai l’Italia abbia il record mondiale del numero di avvocati e la giustizia più lenta dell’Occidente, basta leggere la piccola storia che stiamo per raccontare. Un autentico campionario di assurdità capace di mantenere in vita una società pubblica assolutamente inutile per almeno 11 anni. Con un solo obiettivo: risolvere una lite fra lo Stato e se stesso.
Tutto comincia nel 2005, quando il governo di Silvio Berlusconi decide di dare una svolta al progetto della carta d’identità elettronica. Viene così creata una società a maggioranza del Poligrafico dello Stato, cui partecipano le Poste, la Selex del gruppo Finmeccanica (azionista di riferimento il Tesoro), e due soci privati: l’americana Eds e Ubaldo Livolsi, il banchiere d’affari più vicino al Cavaliere. Dopo un anno trascorso a cincischiare, ecco che il governo passa a Romano Prodi e Innovazione e Progetti, così è stata battezzata la società, viene messa in liquidazione. Non soltanto perché non è mai diventata operativa, nonostante abbia già speso 192.749 euro per compensi agli amministratori, ai sindaci e pratiche burocratiche, ma pure a causa di un problemino che guarda caso nessuno aveva notato. E dire che non era difficile ricordarsi dell’esistenza di una legge per cui ogni contratto pubblico, quale quello per la carta d’identità elettronica, dev’essere affidato ai privati tramite gara, e sempre con una gara va scelto un socio privato chiamato a partecipare a una impresa mista titolare di un appalto pubblico. La cosa non sta dunque in piedi, e si chiudono i battenti: non prima, però, di aver riconosciuto al presidente Claudio Rovai, arrivato a luglio del 2006 dopo aver tentato senza fortuna di conquistare un seggio al parlamento tre mesi prima, «una speciale remunerazione» di 60 mila euro «in considerazione di tutti i vari problemi, anche di tipo istituzionale, legale e amministrativo, affrontati e risolti». Nel frattempo, vista la mala parata, i privati sono usciti di scena.
La faccenda sembra chiusa ma la Finmeccanica, che ha il 15% delle azioni, fa causa lamentando di aver subito un danno di 19 milioni per gli investimenti fatti in previsione dell’affare e che così andrebbero in fumo. Il tribunale civile sospende la liquidazione: nel 2008 la società torna in bonis, con la nomina di un consiglio di amministrazione di ben sette persone. Al timone, sempre Rovai, il quale per ironia della sorte è anche presidente di una società della Finmeccanica (la Mars) e di una del Poligrafico (Editalia): cioè i due soggetti che stanno litigando. Mentre parte la giostra degli avvocati.
Tutti i tentativi di accordo fra la Finmeccanica, ora guidata da Alessandro Pansa, e la società alla quale ha fatto causa, il cui restante 85% è nelle mani del Poligrafico dello Stato (70%) e delle Poste (15%), falliscono miseramente. E nel settembre 2011 il tribunale finalmente si pronuncia, sentenziando che aveva ragione chi voleva la liquidazione. Innovazione e Progetti deve chiudere. Si procede quindi alla nomina di un nuovo liquidatore, Lorenzo Clavarino, e si fa il conto delle perdite. Gli avvocati sono costati 696 mila euro. Senza contare i gettoni dei consiglieri di amministrazione e dei sindaci. Spese che gli interessi maturati sulle somme versate dai soci a titoli di capitale, rimaste immobilizzate in banca per tutto questo tempo, sono riusciti solo in parte a coprire: tanto è vero che a fine 2011 si contavano perdite portate a nuovo per 580 mila euro.
Sarà finita qui, avrà pensato qualcuno leggendo la sentenza del tribunale. Invece no: perché la Finmeccanica fa appello. E il giudice fissa l’udienza per il 22 novembre del 2016, cinque anni dopo la sentenza di primo grado, quando Innovazione e Progetti, nata nell’ottobre del 2005, avrà ormai compiuto 11 anni. Nella sua relazione Clavarino deve ammettere che la liquidazione si deve fermare, in attesa di quanto deciderà la magistratura. Aggiungendo che la causa di secondo grado sarà seguita dagli stessi avvocati, per la modica cifra di 180 mila euro più Iva. Totale delle spese legali, 876 mila euro: il seguito alla prossima puntata.
SERGIO RIZZO