Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  aprile 08 Lunedì calendario


AFFINITA’ ELETTIVE

FIAT&FORD, UNA LUNGA AMICIZIA DI FAMIGLIA - John Elkann, l’erede della famiglia Agnelli e presidente del gruppo Fiat-Chrysler, compone un numero di telefono, risponde Bill Ford Jr. Si chiamano e si incontrano, il primo è un giovane uomo di 36 anni, il secondo ne ha già compiuti 55. Questo è il più recente capitolo di un’amicizia, ormai secolare, tra la Ford e la Fiat, due case costruttrici rivali, ma legate da un forte rispetto e da una storia comune, in cui si intrecciano avvenimenti che hanno inizio nel 1899.
Giovanni Agnelli aveva in quella data costruito la sua prima vettura, la 4 Hp, se ne producevano, in dodici mesi, 24; quattro anni dopo Henry Ford costituì la Ford Motor Company. In una visita a Detroit nel 1912 il Senatore intuì la possibilità di produrre automobili in serie, come la Ford T, applicando le regole della catena di montaggio, già operativa nello stabilimento americano: un’idea rubata ai macellai di Chicago. Da qui la nascita della Fiat Zero.
Paralleli
Due biografie quasi parallele, due imprenditori che non hanno solo rivoluzionato il mercato dell’auto ma più ancora quello del lavoro. Gianni, il nipote del fondatore, l’Avvocato, ha sempre tenuto sulla sua scrivania la foto dei due capostipiti e divenne in seguito un sincero amico di Henry Ford II, con cui si incontrava frequentemente, nel jet-set internazionale.
Quando Bill Ford assunse la carica di responsabile della sua filiale svizzera (aveva solo 30 anni) le occasioni di incontro si moltiplicarono. L’Avvocato si prodigò in consigli, lo invitava a Torino, quasi per introdurlo in una realtà industriale totalmente diversa da quella americana.
E, quando Ford, fu nominato presidente, il primo a congratularsi fu Agnelli, una sequenza di generazioni che continuano a confrontarsi, un rapporto che si è consolidato ancora di più, dopo l’acquisizione di Chrysler da parte di Fiat.
Nomi
Stare a capo di una società che porta il tuo stesso nome significa essere sempre più sotto i riflettori rispetto ai tuoi manager, diceva l’Avvocato. Ma nello stesso tempo profetizzava: «si incontreranno molte resistenze al momento di effettuare cambiamenti in azienda».
In effetti modificare le culture e sradicare le abitudini pare tuttora il compito più difficile, sia da una parte che dall’altra dell’Atlantico e quando, John, nel 2004, dopo lutti che avevano minato la Fiat e causato tanto dolore, prese le redini del gruppo, Bill ricostruì il rapporto, con sentimenti da fratello maggiore. La concorrenza in questo caso esclude ogni sfida, due famiglie che lavorano nello stesso settore e si sostengono a vicenda, trasmettendosi esperienze da affrontare, in tempi diversi, quasi per ottimizzare i risultati. Il ritorno della mitica Fiat 500 nel 2005 che viene affiancata dalla Ford Ka, un singolo progetto, due auto costruite sulla stessa base, entrambe nello stabilimento che l’azienda torinese ha in Polonia, a Bielsko Biala. Ford tentò, nel ’70, anche l’acquisto dell’Alfa Romeo, trattativa che non era poi approdata a nulla. E quando si parla, negli anni Novanta di world car era stato proprio l’Avvocato a dire, «a noi interessa un socio che pur operando anche in Europa, abbia accesso a tutte le ricadute scientifiche e tecnologiche che si verificano negli Stati Uniti».
In quella dichiarazione in molti vedevano la possibilità di un legame proprio con Ford. Nel 2009 l’industria americana dell’auto affrontava la sua crisi più angosciosa, solo Ford ha resistito ai venti contrari, gestendo con calma e tranquillità una rotta che gli ha permesso di superare la burrasca.
Due società, le uniche rimaste a conduzione familiare all’interno di mercati ormai globali, con esigenze totalmente differenti, condotte da due manager di grande talento che si assomigliano — Sergio Marchionne e Alan Mulally — che agiscono sulla stessa lunghezza d’onda.
Nulla è scontato. Ford ha rivelato: «ho imparato molto da John, un giovane serio, riflessivo e saggio, molto più della sua età». Definisce la loro, «una relazione vera e sincera, nelle nostre rispettive posizioni è raro potersi confrontare su qualsiasi argomento. I dirigenti vanno in pensione, alcuni altri ci lasciano, io sono certo che l’amicizia con John durerà per il resto della mia vita. Gli auguro tutto il bene possibile, anche se continueremo a combatterci, da leali concorrenti, come pazzi».
Bianca Carretto