Franco Bechis, Libero 28/2/2012, 28 febbraio 2012
LA MARCETTA SU ROMA DI GRILLO LO TSUNAMI PUNTA IL CAMPIDOGLIO
Saranno pure dilettanti, non professionisti della politica. Ma ieri sera a Roma mentre gran parte dei rappresentanti della politica tradizionale si baloccavano come trovare numeri e alchimie politiche, in numerosi municipi della capitale si tenevano già riunioni dei vari meet up del movimento 5 stelle. Incontri che ogni settimana vengono convocati poche ore prima, e che in questo caso avevano naturalmente un carattere più festoso, invitando i simpatizzanti a farsi una bevuta per festeggiare il recente risultato elettorale. Ma in molti casi già riunioni operative. Ordine del giorno nell’ottavo municipio, punto 3: “approcciare il perfezionamento (laddove necessario) dei punti del programma Municipale e comunale già definiti per sottoporli al territorio già dai prossimi infopoint”. Ad una di queste riunioni spontanee (nel popolare quartiere di Tor Bella Monaca era nel salone della Banca del tempo), c’è chi è arrivato portando con sè l’analisi del voto al Movimento 5 stelle a Roma seggio per seggio: “così capiamo dove dobbiamo metterci subito di più al lavoro”.
Sono passati decenni da quando le campagne elettorali avvenivano così, e ormai da lustri nemmeno il partito territorialmente più organizzato, quello ancora per un po’ guidato da Pierluigi Bersani, riesce a ricordarsi come si fa una campagna elettorale. Il Movimento 5 stelle invece già sta pensando alle prossime comunali di Roma e si è messo in moto senza perdere troppo tempo nella sbronza post-elettorale (che pure c’è).
Beppe Grillo ha infatti deciso con i suoi di marciare su Roma. Dalle urne di febbraio infatti ha capito di avere assai più di una chance per conquistare la guida della capitale di Italia come accaduto a Parma. A Roma nel voto per la Camera il Pd ha ottenuto 458.637 voti, il Pdl 299.568 voti. Il centrosinistra intero è arrivato a 539.021 voti, il centro destra a quota 374.949 voti. Il Movimento 5 stelle ne ha presi invece 436.340, appena meno del Partito democratico. Con questi numeri alle amministrative, dove i grillini sono più ferrati e vantano un po’ di esperienza, il Movimento 5 stelle sarebbe in grado di andare al ballottaggio al momento escludendo la coalizione che dovrà sostenere l’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Una pioggia di voti che è stata ottenuta per altro senza fare una vistosa campagna elettorale nella capitale, dove Grillo è arrivato solo alla fine per la manifestazione di piazza San Giovanni che aveva un valore più nazionale che municipale.
Per le amministrative secondo il tam-tam Grillo porterà lo tsunami tour per i principali quartieri di Roma, e se così sarà davvero la conquista della capitale diventerà alla portata del Movimento 5 stelle. L’obiettivo di arrivare al ballottaggio è alla portata di Grillo, e una volta ottenuto non gli sarebbe difficile ripetere l’exploit di Parma. L’unica incertezza è su chi sarà lo sfidante. Perché il candidato è fondamentale per tutti. Lo stesso Movimento 5 stelle a Roma ha preso 436.340 voti alla Camera, ma ne ha persi lo stesso giorno 120 mila nell’urna delle regionali, dove è stato superato sia da centrodestra che da centrosinistra. Quello svantaggio può essere recuperato proprio grazie a una campagna elettorale con il supporto diretto di Grillo nella capitale. Il resto dipenderà dagli altri candidati. Al momento a parte il centrodestra che ricandiderà Alemanno, c’è solo una auto-candidatura: quella di Alfio Marchini, l’erede del gruppo di costruttori romani assai vicini al Pci (edificarono le Botteghe Oscure). Marchini al momento corre da solo, potrebbe essere scelto dallo schieramento centrista di Mario Monti e Pieferdinando Casini, ma l’abbraccio a questo punto non gli converrebbe affatto, visto il flop elettorale di quell’area. Il Pd era partito per primo candidando Nicola Zingaretti, ma poi lo ha portato in Regione Lazio riuscendo anche a farlo eleggere bene. Non ha candidati popolari a Roma, e sta ondeggiando fra ipotesi che sembrano non proprio vincenti: l’ex giornalista del Tg1, David Sassoli e l’attuale presidente del gruppo Bnp Paribas-Bnl, Luigi Abete, già da qualche tempo lanciato e coccolato nei salotti tv di Michele Santoro e Giovanni Floris. Nessuno dei due sembra essere un king maker elettorale, e la sinistra rischia di perdere in questo modo il vantaggio ai punti che ancora le urne le hanno assegnato a Roma a fine febbraio. Così non pochi nel partito stanno spingendo per mettere cappello sulla candidatura di Marchini (di cui piace il look e qualche idea, ma si sottolineano le non eccelse capacità di oratore).
In queste condizioni il dilemma delle elezioni di Roma è proprio questo: sarà tagliato fuori dal ballottaggio il centro-sinistra o il centrodestra? Perché se non verranno compiuti gravi errori nella gestione della crisi politica nazionale (e cioè se si porterà fino in fondo la scelta di non dare la fiducia a nessun governo), il Movimento 5 stelle sarà quasi certamente presente al ballottaggio, con chances alte di vittoria finale. Certo, la possibile conquista della capitale da parte di un sindaco a 5 stelle sta creando non poca apprensione ai poteri forti della città. Basta immaginare con un sindaco grillino a Roma quale destino possa avere il piano di privatizzazione della Acea, la più grande azienda municipalizzata italiana.