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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

I VOTI DEI GRILLINI VENGONO TUTTI DA SINISTRA E LEGA

Ma quale Pdl. Il Movimento 5 Stelle deve le sue fortune nelle urne al Pd e alla sinistra radicale. Sono stati questi due, infatti, i principali bacini elettorali da cui ha pescato Beppe Grillo per raggiungere il 25%.
A certificarlo è l’analisi dei flussi elettorali in nove città (Torino, Brescia, Padova, Bologna, Firenze, Ancona, Napoli, Reggio Calabria e Catania) compiuta dall’istituto Cattaneo. Mai affermazione di Silvio Berlusconi è stata più profetica di quella relativa al movimento grillino: «Abbiamo scoperto che più dell’80 per cento dei candidati appartengono all’estrema sinistra».
Il rapporto dell’istituto di ricerca bolognese lo conferma: il flusso maggiore di consensi è arrivato al M5S proprio dalla parte sinistra dello schieramento. In primis dal Pd. E così si spiega bene il senso dell’apertura di Pier Luigi Bersani ai neodeputati a cinque stelle. Per non parlare del fatto che lo stesso Grillo, sul suo blog, è costretto a fare i conti con la base in fermento. Favorevole all’apertura verso il Pd.
Del resto al centro-nord, rivela l’istituto Cattaneo, la prima fonte di approvvigionamento elettorale dei grillini è stata proprio la formazione di Bersani. Questo è accaduto, ad esempio, a Torino, Brescia, Bologna, Firenze, Ancona. Nel capoluogo piemontese, su 100 persone che hanno scelto M5S, 37 in passato hanno votato per i democratici. Ancora più eclatanti i numeri per Bologna e Firenze. Nel capoluogo della Regione rossa, sono stati 48 su 100 i grillini ex Pd, mentre nel capoluogo toscano toscano i passati sostenitori di Bersani sono stati addirittura 58 su 100.
Ma le sorprese non finiscono qui. Perché il secondo bacino elettorale da cui ha pescato Grillo ha i colori verdi della Lega. Questo vale soprattutto per le zone storicamente «bianche», ovvero un tempo roccaforti della Dc. A Brescia, su 100 cittadini che hanno scelto M5S, 30 nell’elezione precedente avevano votato per il Carroccio. Mentre a Padova su 100 consensi ben 46 cinque anni fa avevano optato per la Lega.
Il terzo donatore di voti al M5S è stata l’Italia dei valori. Una tendenza registrata in modo marcato a Torino, Brescia, Padova, Bologna e Ancona.
E la fantomatica attrattiva esercitata sugli elettori del Pdl da Grillo? Praticamente nulla. «Il M5S ha sottratto molti voti al Pd, mentre ha inciso solo marginalmente - e solo nel Sud - sull’elettorato del Pdl», rivela l’istituto Cattaneo. Sono Napoli e Reggio Calabria le due città dove si è registrato un flusso di consensi dal Pdl al M5S. Nel capoluogo campano, però, «in misura nettamente inferiore al Pd».
Dove sono andati a finire, allora, i voti che mancano al Pdl rispetto al 2008, quando il partito di Berlusconi superò il 37%? Al centro-nord, secondo l’istituto bolognese, l’«area prioritaria di destinazione» è stata Scelta civica di Mario Monti. Mentre nel Mezzogiorno i delusi dal Pdl si sono rifugiati nell’astensione.