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 2013  febbraio 28 Giovedì calendario


VISCO: FUTURO E GIOVANI, ORA UN DISEGNO ORGANICO


«I mercati ne hanno risentito, ma non hanno punito il titolo Italia. Chi investe sul debito pubblico italiano sono innanzitutto le stesse famiglie che hanno votato in questi giorni e non vanno deluse. Occorre un disegno organico rivolto al futuro che sappia parlare soprattutto ai giovani». Si esprime così il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, qualche ora dopo che l’asta dei BTp si è chiusa con rendimenti in rialzo ma sotto la soglia psicologica del 5% e collocando l’importo massimo di titoli prefissato.

Risponde al telefono, con il consueto garbo, dal suo ufficio di via Nazionale, e chiarisce subito che non vuole entrare nella «chiacchiera dei commenti politici» di questi giorni scatenatisi dopo la tempesta perfetta del 25 febbraio: «Quello che penso su che cosa serve al Paese, l’ho detto e scritto tante volte, lei lo sa benissimo, se vuole può pescare di lì».
Anche se non lo dice, il Governatore segue con vigile attenzione ogni movimento sulla domanda, interna e estera, che riguarda il titolo Italia e non può non apprezzare che la risposta del mercato sia stata migliore per l’asta a lungo termine rispetto a quella a breve di martedì, come è dimostrato dal fatto che in proporzione sono saliti di più i rendimenti dei BoT rispetto a quelli dei BTp. Siamo lontani, molto lontani dal novembre del 2011, quando la curva dei rendimenti dei nostri bond di Stato si era pericolosamente invertita e si doveva pagare di più per fare acquistare titoli a breve termine rispetto a quelli a dieci anni che a loro volta avevano raggiunto livelli record sostenibili solo per una fase limitata. Il rischio, per intenderci, era quello che non ci fosse domanda per l’acquisto di titoli pubblici italiani in scadenza, non era solo quello di dover pagare tassi sempre più elevati ma piuttosto che qualche asta non riuscisse proprio a chiudere i suoi collocamenti nemmeno al minimo importo prefissato. «Abbiamo corso un rischio enorme, reale, un rischio che la gente ha rimosso perché non si è materializzato. Era enorme e reale allora, e bisogna mettere le condizioni, fare le cose e comunicarle, perché non si riproponga» è il commento di Visco.
Per capire a che cosa si riferisce il Governatore, qual è il "disegno organico" di cui il Paese ha vitale bisogno, occorre attingere ai testi perché Visco non vuole aggiungere altro, si appella all’esercizio della responsabilità che richiede il massimo di prudenza in questi giorni. È ovvio che l’Italia ha bisogno di un governo che affronti i temi veri di una crisi terribile che è entrata nelle case degli italiani, senza mai uscirne, che morde sull’economia reale e si abbatte sui giovani, in bilico tra vecchi lavori che non ci sono più e nuovi che tardano a venire o a farsi riconoscere, in mezzo a un sentimento diffuso di paura che rischia di alimentare una crisi di sfiducia che il Paese non merita. «Serve un disegno organico» è il pallino fisso del Governatore, va costruito passo dopo passo e va, soprattutto, spiegato, comunicato, proprio per invertire il clima, domare la paura, indicando una prospettiva di crescita, seria e riconoscibile, contagiosa nella speranza e nella fiducia.
Nella lectio magistralis "Ruolo, responsabilità, azioni della Banca Centrale nella lunga crisi" del 18 gennaio di quest’anno, all’università di Firenze, Visco era stato esplicito: «Il nostro Paese deve saper trovare le motivazioni e gli incentivi per affrontare con decisione il problema della crescita. Guadagni di competitività possono essere solo il risultato di un impegnativo ma imprescindibile disegno organico di riforma. I suoi punti fondanti sono da tempo oggetto di attenzione: dalle liberalizzazioni nell’accesso ai mercati al loro migliore funzionamento e al sostegno dell’accumulazione di capitale umano e fisico, dal miglioramento della qualità dei servizi pubblici alla riduzione degli ostacoli burocratici, dal contrasto all’evasione fiscale e alla corruzione a una maggiore efficienza della giustizia civile».
Nel «disegno organico» caro alla Banca d’Italia si intrecciano le esigenze più profonde del Paese, quelle dove si mescolano cambiamenti radicali di sistema per l’economia e istanze civili che vengono ancora prima, perché solo così gli uni e le altre si corroborano reciprocamente in un circuito positivo di fiducia. «La crescita della produttività dipende da un progresso netto in tutte queste componenti» è la tesi da sempre di Visco. Che non manca di sottolineare un dato di fondo troppo spesso dimenticato o sottovalutato: «L’equilibrio dei conti pubblici, che non esclude ricomposizioni nelle principali poste di bilancio, è la precondizione per il successo: l’incertezza delle condizioni sui mercati finanziari legata alle tensioni sui debiti sovrani riduce la fiducia, disincentiva l’investimento e l’innovazione». All’assemblea annuale del Forex, a Bergamo, un mese dopo, il Governatore ci metteva qualcosa di più, e lo faceva a modo suo, con una passione che viene da lontano: «Dobbiamo investire in conoscenza, ottenere servizi pubblici e privati di migliore qualità, contrastare l’illegalità, promuovere la concorrenza. Il cammino è appena iniziato, va proseguito con convinzione, consapevoli delle responsabilità di ciascuno ma fiduciosi nelle possibilità di noi tutti».