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 2012  febbraio 28 Martedì calendario

«NON LASCIO LA CROCE RESTO IN MODO NUOVO PRESSO IL SIGNORE»

[Il Papa, rivolgendosi ai fedeli, ha ricordato che «la barca della Chiesa è Sua». E che «Lui non la lascia affondare»]–
Venerati Fratelli nell’Epi­scopato e nel Presbitera­to! Distinte Autorità!
Cari fratelli e sorelle!
Vi ringrazio di essere venuti co­sì numerosi a questa mia ultima Udienza generale.
Grazie di cuore! Sono veramen­te commosso! E vedo la Chiesa vi­va! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno.
Come l’apostolo Paolo nel te­sto biblico che abbiamo ascolta­to, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Po­polo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tut­ta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le «noti­zie » che in questi anni del mini­stero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cri­sto, e della carità che circola real­mente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della spe­ra­nza che ci apre e ci orienta ver­so la vita in pienezza, verso la pa­tria del Cielo. [...]

In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza del­la Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei cre­denti lo ascolta e accoglie la gra­zia di Dio nella verità e nella cari­tà. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia.
Quando, il 19 aprile di quasi ot­to anni fa, ho accettato di assume­re il ministero petrino, ho avuto la ferma certezza che mi ha sempre accompagnato: questa certezza della vita della Chiesa dalla Parola di Dio. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, perché mi chiedi questo e che cosa mi chie­di? È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla Tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai, anche con tutte le mie debolezze. E otto anni dopo posso dire che il Signore mi ha guidato, mi è stato vicino, ho potuto percepire quoti­dianamente la sua presenza. È sta­tountrattodicamminodellaChie­sa che ha avuto momenti di gioia e di luce,ma anche momenti non fa­cili; mi sono sentito come san Pie­tro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha do­nato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è sta­ta abbondante; vi sono stati an­che momenti in cui le acque era­no agitate ed il vento contrario, co­me in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barcac’èilSignoreehosempresa­puto che la barca della Chiesa non è mia,non è nostra,ma è sua.E il Si­gnore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. [...]

Siamo nell’Anno della fede, che ho voluto per rafforzare pro­prio la nostra fede in Dio in un contesto che sembra metterlo sempre più in secondo piano. Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affi­darci come bambini nelle brac­cia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno, anche nella fatica. [...] In una bella preghiera da reci­tarsi quotidianamente al matti­no si dice: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringra­zio di avermi creato, fatto cristia­no... ».Sì,siamo contenti per il do­no della fede; è il bene più prezio­so, che nessuno ci può togliere! Ringraziamo il Signore di questo ogni giorno, con la preghiera e con una vita cristiana coerente. Dio ci ama, ma attende che an­che noi lo amiamo!
Ma non è solamente Dio che vo­gl­ioringraziareinquestomomen­to. Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è la sua prima responsabilità. Io non misonomaisentitosolonelporta­re la gioia e il peso del ministero petrino; il Signore mi ha messo ac­canto tante persone che, con ge­nerosità e amore a Dio e alla Chie­sa, mi hanno aiutato e mi sono sta­tevicine. Anzituttovoi, cariFratel­li Cardinali: la vostra saggezza, i vostri consigli, la vostra amicizia sono stati per me preziosi; i miei Collaboratori, ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha ac­compagnato con fedeltà in questi anni;la Segreteria di Stato e l’inte­ra Curia Romana, come pure tutti coloro che, nei vari settori, presta­no il loro servizio alla Santa Sede: sono tanti volti che non emergo­no, rimangono nell’ombra, ma proprionelsilenzio, nelladedizio­ne quotidiana, con spirito di fede e umiltà sono stati per me un so­stegno sicuro e affidabile. Un pen­siero speciale alla Chiesa di Ro­ma, la mia Diocesi!Non posso di­menticareiFratellinell’Episcopa­to e nel Presbiterato, le persone consacrate e l’intero Popolo di Dio: nelle visite pastorali, negli in­contri, nelle udienze, nei viaggi, ho sempre percepito grande at­tenzione e profondo affetto; ma anch’io ho voluto bene a tutti e a ciascuno, senza distinzioni, con quella carità pastorale che è il cuo­re di ogni Pastore, soprattutto del Vescovo di Roma, del Successore dell’Apostolo Pietro. [...]

Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giungesse poi a tutti: il cuore di un Papa si allarga al mondo intero. E vorrei espri­mere la mia gratitudine al Corpo diplomatico presso la Santa Se­de, che rende presente la grande famiglia delle Nazioni. Qui pen­so a­nche a tutti coloro che lavora­no per una buona comunicazio­ne e che ringrazio per il loro im­portante servizio.
A questo punto vorrei ringra­ziare di vero cuore anche tutte le numerose persone in tutto il mondo, che nelle ultime settima­ne mi hanno inviato segni com­moventi di attenzione, di amici­zia e di preghiera. [...] È vero che ri­cevo lettere dai grandi del mon­do – dai Capi di Stato, dai Capi reli­giosi, dai rappresentanti del mon­do della cultura eccetera. Ma rice­vo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivo­no semplicemente dal loro cuo­re e mi fanno sentire il loro affet­to, che nasce dall’essere insieme con Cristo Gesù, nella Chiesa. [...] Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa –non un’organiz­zazione, un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un cor­po vivo, una comunione di fratel­li­e sorelle nel Corpo di Gesù Cri­sto, che ci unisce tutti. Sperimen­tare la Chiesa in questo modo e poter quasi toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi!
In questi ultimi mesi, ho senti­to che le mie forze erano diminui­te, e ho chiesto a Dio con insisten­za, nella preghiera, di illuminar­mi con la sua luce per farmi pren­dere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene del­la Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’ani­mo. Amare la Chiesa significa an­che avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.
Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impe­gna­to sempre e per sempre dal Si­gnore. Sempre –chi assume il mi­nistero petrino non ha più alcu­na privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chie­sa. Alla sua vita viene, per così di­re, totalmente tolta la dimensio­ne privata. Ho potuto sperimen­tare, e lo sperimento precisamen­te ora, che uno riceve la vita pro­prio quando la dona. [...]

Il «sempre» è anche un «per sempre»-non c’è più un ritorna­re nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Nonritornoallavitaprivata, auna vita di viaggi, incontri, ricevimen­ti, conferenze eccetera. Non ab­bandono la Croce, ma resto in mo­do nuovo presso il Signore Croci­fisso. Non porto più la potestà del­l’­officio per il governo della Chie­sa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio. [...] Io continuerò ad accompagna­re il cammino della Chiesa con la preghiera e la riflessione, con quella dedizione al Signore e alla sua Sposa che ho cercato di vive­re fino ad ora ogni giorno e che vorrei vivere sempre. Vi chiedo di ricordarmi davanti a Dio, e so­prattutto di pregare per i Cardina­li, chiamati ad un compito così ri­levante, e per il nuovo Successo­re dell’Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la for­za del suo Spirito.
Invochiamo la materna inter­cessione della Vergine Maria Ma­dre di Dio e della Chiesa perché accompagni ciascuno di noi e l’intera comunità ecclesiale; a Lei ci affidiamo, con profonda fi­ducia.
Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre an­che e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai que­sta visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certez­za che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci av­volge con il suo amore. Grazie!