Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 28 Martedì calendario

ABRUZZESE, L’UOMO CHE SPARTI’ I FONDI NEL LAZIO, FA IL PIENO DI VOTI

In alcuni film, prima dei titoli di coda, viene raccontato che fine hanno fatto i protagonisti. Bene, ricordate lo scandalo dei fondi del gruppo regionale del Lazio, quello che costrinse a settembre Renata Polverini a presentare le dimissioni? Ecco come è finita: la Polverini è stata eletta in Parlamento, il Pdl le ha dato un posto sicuro. Franco Fiorito, il Batman di Anagni, è sotto processo (nella provincia di Frosinone Storace ha battuto Zingaretti, ad esclusione proprio di Anagni, e anche questo è un messaggio dell’elettorato). Carlo De Romanis e Francesco Battistoni, i due avversari di Fiorito che gli fecero la guerra nel Pdl, sono rimasti entrambi senza poltrona (De Romanis, capogruppo in questo ultimo scorcio di legislatura ieri ha pubblicato on line i dati del bilancio del gruppo).
Giuseppe Rossodivita, l’eroe del film, il capogruppo dei Radicali che denunciò con forza e puntiglio lo scandalo, è stato punito dall’elettorato, raccogliendo appena lo 0,5 per cento come candidato a presidente («senza conoscenza, non c’è riconoscenza, nel Lazio la maggioranza è convinta che lo scandalo sia stato scoperto dai 5 stelle, pensate un po’» filosofeggia Rossodivita). E Mario Abbruzzese, il potente presidente del Consiglio regionale, che quanto meno assecondò una copiosa distribuzione di denaro ai gruppi, anche 14 milioni di euro in un anno? Premesso che il giochino fu gradito da tutto l’ufficio di presidenza e tollerato dalla giunta, in molti si aspettavano che Abbruzzese avrebbe pagato caro il suo ruolo. Sbagliato. Lui ha rifiutato un posto sicuro in lista per il Parlamento e si è impuntato per ricandidarsi in consiglio regionale, benché Berlusconi in persona avesse promesso: «Non ricandideremo gli uscenti nel Lazio».
Alla fine, nel suo feudo, la Ciociaria (lui è di Cassino) è stato il più votato nel Pdl, con 15.469 preferenze, il terzo tra tutti gli esponenti del centrodestra nel Lazio. Lui non si scompone: «Gli elettori hanno dimostrato che avevo ragione io, che mi sono sempre comportato correttamente. Ho rinunciato ad andare in Parlamento, dove non ci sono le preferenze, per candidarmi in consiglio regionale, perché proprio questo volevo: capire dai voti dei cittadini se stavano dalla mia parte. I risultati sono sotto gli occhi di tutti». Abbruzzese ha 55 anni, era funzionario della Coldiretti, e come rivendica sul suo sito «è stato ininterrottamente, dal 1988, consigliere o assessore del Comune di Cassino». Prima si è creato una lista civica dal nome che qualche indizio lo offre, Forza Cassino, poi nel 2008 ha aderito a Popolo della Libertà. Ha un rapporto forte con Antonio Tajani. Nel 2010 raccolse un diluvio di preferenze, oltre 22 mila, e fu decisivo per l’elezione della Polverini. Vero che dopo 29 mesi ne ha prese 7 mila di meno, ma in uno scenario mutato, con il centrodestra che è crollato e Storace che si è fermato al 30 per cento. Insomma, Mario Abbruzzese alla fine può festeggiare, tenendo anche conto che in Ciociaria Franco Fiorito era il suo grande avversario. Scusi Abbruzzese, ma un poco di autocritica per non avere fermato la spartizione dei fondi tra i gruppi? «Non ho nulla da rimproverarmi, io di quei soldi non ho preso mai neppure un euro, al contrario di quasi tutti gli altri consiglieri». Così nel nuovo consiglio siederà vicino ai giovani del Movimento 5 stelle: vecchio e nuovo nella stessa aula. Teme lo tsunami? «No, perché? Anzi, posso aiutarli, metterò a loro disposizione la mia esperienza, visto che sono tutti esordienti».