Maria Lombardi, Il Messaggero 17/2/2012, 17 febbraio 2012
IL SARTO DEL PONTEFICE: ORA TORNERA’ A VESTIRSI DI NERO
Tra le mani di Raniero Mancinelli scivola una stoffa bianca e soffice, «è lana e seta». Cuce sul tavolo della sua bottega a Borgo Pio come mezzo secolo fa: ago, ditale e centimetro di plastica al collo. Un abito talare comincia a prendere forma. Per chi lo sta facendo? Per il prossimo Papa? «Io lo preparo, non si sa mai», Raniero solleva la sua testa dello stesso colore della stoffa e sorride. «Misura media. Ci provo e poi se me lo chiedono è pronto, altrimenti resta qui. Il mio lavoro è questo». Sarto ecclesiastico, anche di Sua Santità.
Di vesti così per Benedetto XVI ne ha cucite sei. «Lo conosco da tanto tempo, più di vent’anni. Abitava qui accanto, in piazza Leonina, e quando faceva le sue passeggiate a Borgo si fermava spesso da me. Vestiva sempre di nero, in modo semplicissimo, essenziale. Mai una volta gli ho visto un raso». E quando Ratzinger lascerà l’abito bianco Raniero è convinto che tornerà al suo basco nero. «Se lo rimetterà ne sono sicuro, non lo lasciava mai. Ed è probabile che riprenderà il clergyman. Nemmeno la talare nera, ma la giacca con i pantaloni. Conoscendo il suo stile immagino che farà di tutto per sembrare un prete qualsiasi, sceglierà di sembrare invisibile. Niente colori da cardinale e tanto meno da vescovo. Il nero e basta».
L’INCONTRO
Un giorno nel negozio di Raniero, che adesso ha 75 anni, entra una signora minuta, anziana. «Era la sorella di Ratzinger. Ha comprato qualcosa per il fratello, mi ha chiesto se potevo fare alcune riparazioni e confezionare degli abiti. Così lui è diventato mio cliente, per me era un cardinale come tanti. Mai potevo immaginare che l’avrei servito anche da Papa». Sulla parete dietro il bancone, in alto, c’è la galleria fotografica di Raniero in Vaticano. «Ecco, lì sono con Giovanni Paolo II, gli sto consegnando la scatola con l’abito bianco. Per lui ho cucito due talari. Mi scrisse anche una lettera per ringraziarmi, ce l’ho conservata da qualche parte. Era stato un cardinale polacco a suggerire al Papa di rivolgersi a me, sono rimasti pochissimi gli artigiani che lavorano come una volta. Quando ho cominciato io, sessant’anni fa, eravamo troppi, adesso non c’è quasi più nessuno».
Poi il cardinale Ratzinger divenne Benedetto XVI e Raniero continuò a cucire per lui. «È un uomo dolcissimo, semplice, ha un animo delicato. Senza particolari pretese, a lui importava soprattutto la comodità. Pochi mesi dopo l’elezione ha invitato me e mia moglie a messa nella cappella privata, un’emozione enorme. Poi sono tornato in Vaticano a prendere le misure, per lui ho fatto sei talari, mi pare. Un paio di anno fa mi hanno chiesto di correggere le lunghezze, l’abito doveva essere più corto forse perché il Papa si era un poco curvato». Diversi i due Pontefici per temperamento e stile. «Wojtyla preferiva la casula, Ratzinger la pianeta che è più piccola e più ricamata, più classica anche».
Sorpreso dalle dimissioni? «All’inizio sì, non riuscivo a capire. Poi ci ho riflettuto, penso abbia fatto bene. Si sente il peso degli anni e della responsabilità. Posso capirlo, io continuerò a cucire finché il Signore mi darà la forza. Quando ho cominciato a vestire cardinali e vescovi non c’era stato nemmeno il Concilio, da allora non ho mai smesso. Mai avrei immaginato di fare talari per un Papa, nemmeno osavo sognarlo. E invece è successo, da questo lavoro ho avuto tutto quello che potevo avere». E da queste mani che ancora corrono veloci sulla stoffa soffice pensando al Papa che verrà.