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 2012  febbraio 13 Lunedì calendario

Persino le polemiche, davanti a un sushi e dopo un brindisi, non dovrebbero avere niente di velenoso e però si trasformano in una ricostruzione di certi fatti che provocano le puntualizzazioni piccate della federazione

Persino le polemiche, davanti a un sushi e dopo un brindisi, non dovrebbero avere niente di velenoso e però si trasformano in una ricostruzione di certi fatti che provocano le puntualizzazioni piccate della federazione. Metti una sera a cena Federica Pellegrini, Filippo Magnini e Matteo Giunta senza il quarto convitato (Philippe Lucas) che si aggregherà, e capisci che due mondi si stanno divaricando nel nuoto italiano. C’è l’«autogestione» di Fede, Filo e Matteo, e c’è una federazione con tutta la nomenklatura e la tempistica, che non riesce a dialogare per davvero, in modo sincero, con due campioni diventati leader scomodi nel tempo ma decisi ad intraprendere un altro cammino nel difficile post Giochi di Londra. Così quando l’olimpionica dice che non sono bastati «250.00 euro per convincere Lucas a trasferirsi a Verona, in verità su quella cifra non sapevamo nemmeno con quanti euro avrebbe contribuito la Fin, da ottobre facciamo riunioni, senza un sì o un no. E così i collegiali: un po’ noi, un po’ l’Aniene, un po’ lo Sport Management, così ogni volta per organizzare una trasferita bisogna mettersi a pensare chi copre qui e chi là. Abbiamo dovuto chiedere a una spa di Pukhet di farci fisioterapia per dieci giorni. Va bene, non ci sono soldi. Non è un problema. Ce lo hanno pagato un terzo, ma ve l’immaginate in un’altra grande nazionale?». Insomma, che stress: come se Pellegrini e Magnini con quel carico di medaglie non hanno già aiutato la Fin a rendersi ricca e orgogliosa. Macché, la coppia è mal sopportata: «Non vedono l’ora che spariamo». Mentalità All’estero — è il vangelo secondo Matteo Giunta —, «certi campioni li tutelano, ve lo dico io che ho lavorato con atleti stranieri fino a Londra (con il team Adn, ndr)». Ma questi due no, sono troppo ingombranti. Sono Fede che «da quando non sono più invincibile tutto mi viene rivoltato contro, mi dispiace anche rispetto ai quinti posti, non sono i migliori della spedizione? No, nessuno ha le "palle" per dirti le cose in faccia» e sono Filippo che è stato travolto dalle polemiche nei giorni torridi di Londra per cui, devono essere sempre dolori d’ora in poi: «Forse le polemiche hanno coperto la mancanza di risultati, sono stati un alibi e così tutto è rimasto come prima. No, il nuoto dovrebbe essere gioia: ho visto in Thailandia gli olandesi fare il tifo per noi, quando facevamo le prove-tempo». Comunque sia, la Coppia va avanti. Fede che fa certi lavori a «pancia in su, da dorsista. Se mi qualifico per i Mondiali di Barcellona nel dorso gareggerò nell’individuale, e farò alle selezioni anche i 200 stile libero, visto che devo qualificarmi per la staffetta. Ah, la mia nazionale ormai è solo la 4x200. L’abbiamo visto il distacco anche dagli sguardi degli altri, ai Mondiali di dicembre ad Istanbul». Lo si percepisce, dice la coppia, da chi pare persino «gufare contro di noi, Matteo non lo stanno trattando benissimo». E lo dice lei che non è cugino come lo è Filippo: «Un ragazzo che potrebbe andare in altre nazionali, e sono contento che abbia scelto noi». Queste cose del «remare contro», ad esempio, con Lucas non le soffrirebbe: «So cosa mi aspetta a Narbonne, ho deciso di sacrificare 3 anni della mia vita, per fare un finale di carriera che sia il più bello possibile ai Giochi di Rio». E sarebbe una che se la tira? «La mia generazione non è ancora spazzata, anno più anno meno siamo tutte lì». Per Magnini è diverso: «Sto facendo degli allenamenti incredibili, non so se li reggerò, mi stanno portando al limite, perciò non posso pensare troppo in là». La manderebbe sola da Lucas? «Non mi abbandonerà...» stoppa Fede ben sapendo che la sua presenza vale al di là dell’essere compagni in acqua. «Abbiamo obiettivi forti, quello che ci sta succedendo intorno non ci interessa anche se siamo logorati. Noi vogliamo gioia, non vogliamo vedere allenatori arrabbiati e pure noi vorremmo essere come loro. Ditemi: noi abbiamo dato ora per ora fino ai Mondiali tutta la programmazione, e io non so nulla dei velocisti che ora sono a Tenerife. Ma non sarei ancora fondamentale? Vorrei cercare di essere sereno». Venerdì sarà in Federazione a discutere, oggi per Fede potrebbe esserci qualche sviluppo sulla scelta dello sponsor tecnico: «Ma ve l’immaginate se sceglie Jaked?». E lei: «Voglio capire per le multe...». Popolarità Già, altra vecchia storia di tensioni insormontabili. Eppure non è lei che un anno fa al Festival di Sanremo promuoveva questo sport? «Per fortuna è solo l’ambiente che non ci riconosce, ci resta la stampa» fa Fede: «Resisto perché resto solo nuotatrice». Anche Filo si spaventa: «Se vado bene e poi penso quello che dicono nell’ambiente "mamma mia, ci tocca convocarlo" che squadra è? Eppure mi sono sempre spremuto per le staffette». Ma vista dalla Coppia, c’è una via d’uscita propositiva? «Più di prendere le valigie e andare a farsi il mazzo a Narbonne cosa dovremmo fare? Se vogliamo tornare a un’Italia forte bisogna cambiare modo di pensare, non possono essere solo gli atleti a risolvere le cose. Siamo oltre le polemiche. C’è il meeting di Milano, e cosa ci dicono: non ci sono soldi. Possiamo gareggiare? Se gli olandesi hanno certi metodi sulla velocità perché non andarci? Quando vinse Fioravanti i giapponesi vennero da Castagnetti, ora guardate. Andiamo male? Allora andiamo da Phelps. Perché non bisogna confrontarsi con l’estero?». Già.