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 2012  gennaio 20 Venerdì calendario

SCAJOLA, IL MINISTRO DEGLI ADDII

Ora che si è fatto da parte esibendo il beau geste - «me ne vado io prima che me lo chiediate voi» - Claudio Scajola potrà finalmente far sbollire la rabbia accumulata nel corso di questi ultimi anni. Non è un mistero: Scajola sognava di uscire di scena in un altro modo, non certo da impresentabile o incandidabile, sia pure su base volontaria. Chi lo conosce nel suo privato sa bene che lui, e quelli come lui, cresciuti cioè a pane e politica, sperano sempre di non uscire mai. Ne fa fede la vicenda che ancora oggi forse più lo amareggia: la volta in cui diede del rompicoglioni a Marco Biagi assassinato dalla Brigate Rosse sotto i portici di Bologna. Gli costò il posto da ministro. E non fu facile convincerlo che non gli restava altro da fare che dimettersi. Ma più della perdita del dicastero quell’uscita sul povero Biagi gettò una macchia indelebile. Gli fu addebitata una dose di cinismo che non gli appartiene. Lo stesso filone in cui sarebbero rientrate qualche tempo dopo le risate del costruttore compiaciuto per il terremoto in Abruzzo. O le finte lacrime del prefetto dinanzi alla tragedia della Casa dello studente all’Aquila.
IL DEMOCRISTIANO
Sbaglia dunque chi pensa che Claudio Scajola, democristiano d’antan, figlio d’arte, unto nell’olio battesimale dalla figlia di Alcide De Gasperi e cresimato da Paolo Emilio Taviani, il progenitore del centrodestra, sia una foresta pietrificata di sentimenti. Di lui, ligure, giovanissimo sindaco di Imperia, e delle sue inclinazioni politiche di tipo vagamente feudale, molto si è detto e si è scritto. Valga per tutti il paragone con Clemente Mastella, l’accostamento Imperia-Ceppaloni. Scajola in questi anni è stato, se possibile, molto di più. Nessuno meglio di lui ha incarnato il connubio Forza Italia-Dc. Quando il rampollo rampante conobbe Silvio Berlusconi la sua vita cambiò. Anzi, per la verità cambiò la vita di entrambi. Dopo un vortice di avvicendamenti e di coordinatori diversi, il Cavaliere trovò a chi affidare quella che lui definiva una «Ferrari». Scajola all’epoca era già considerato un piccolo notabile e aveva avuto la sua prima disavventura con la giustizia. Nel 1983, perciò a 35 anni, era finito a San Vittore per un paio di due mesi, accusato di concussione per una vicenda di appalti per il Casinò di Sanremo. Cinque anni dopo fu assolto, come sempre per tutte le altre vicende giudiziarie che lo hanno riguardato.
IL PARTITO DI PLASTICA
La trasformazione di Forza Italia per mano di Scajola avviene negli anni che vanno dal 1996 al 2001. Il partito gassoso e plastificato, che si piega a qualsiasi pressione assumendo identità multiformi, diventa un partito vero, fatto di tessere, carne e sangue. Nel 2001 Berlusconi lo nomina ministro dell’Interno e in quanto tale a Scajola tocca la patata bollente del G8 di Genova. Le elezioni di maggio avevano fatto registrare il boom di Forza Italia. L’osmosi con An si era compiuta secondo i riti della vecchia Dc. Quel governo nel bene e nel male verrà ricordato come il più longevo d’Italia. Nel 2005 l’ex sindaco di Imperia diventa ministro delle Attività produttive. Incarico che dura poco visto che da lì a qualche mese arriverà il governo Prodi. Scajola nel frattempo ha imparato a guardarsi sia dai nemici che dai nemici. Non sa che da lì a qualche anno entrerà in una centrifuga che ancora gira. Fino al 2008 mantiene la presidenza del Copaco. Quando Berlusconi torna al governo lo chiama di nuovo a fare il ministro per lo Sviluppo economico. Il suo anno horribilis è il 2010 quando scoppia lo scandalo Anemone.
LA CASA AL COLOSSEO
Come per il caso Biagi ancora una volta sono le frasi a invadere il flusso mediatico e a rivoltarsi contro Scaloja. «Non sapevo della ristrutturazione, è stata pagata da ignoti a mia insaputa», dice per giustificare la proprietà di una mezzanino con vista sul Colosseo. È una macchia che resta. Si somma alle critiche che gli piovono addosso per la vicenda relativa all’aeroporto che doveva collegare Albenga con Roma. E il suo nome entra in altre cronache giudiziarie: i fondi stanziati per la realizzazione del porto turistico di Imperia con l’accusa di associazione a delinquere. La vicenda si è conclusa con l’archiviazione proprio nei giorni scorsi. Non è bastato a superare il vaglio sugli impresentabili, evidentemente. E lui, al termine di una lunga attesa inquieta, ne ha tratto le conclusioni. Non prima però di aver confidato ai suoi che a pagarla adesso sarà Denis Verdini. L’amico-nemico di sempre.