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 2012  gennaio 06 Venerdì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - IL MISTERO DELL’AEREO SPARITO


CARACAS - Continuano le ricerche nell’arcipelago di Los Roques, in Venezuela (MAPPA), dopo la scomparsa dell’aereo da turismo su cui viaggiavano Vittorio Missoni, la compagna Maurizia Castiglioni e altri due italiani, Guido Foresti ed Elda Scalvenzi, oltre ai due piloti (VIDEO). La Protezione civile venezuelana ha confermato che sono in corso ricerche aeree e via mare, coordinate dal ministero dell’Interno in collaborazione con le autorità italiane. I mezzi aerei e marittimi, tra cui anche un sottomarino, stanno scandagliando le acque dell’arcipelago, ma finora non è stata trovata traccia del bimotore diretto all’aeroporto Simon Bolivar di Caracas, mai arrivato nella capitale.
Secondo quanto scrive l’edizione online del quotidiano locale "El Tiempo", le autorità presumono che l’aereo sia precipitato in mare e che le correnti possano averlo trascinato verso ovest. Per questo il raggio d’azione delle ricerche - effettuate con elicotteri, aerei e lance della marina - è stato esteso a 150 chilometri dalla rotta dell’aereo, verso Boca de Aroa e San Juan de los Cayos.
Il bimotore è sparito dai radar intorno alle 11 ora locale di venerdì e da allora non ci sono state segnalazioni. Vittorio Missoni, 58 anni, è amministratore delegato di Missoni Spa ed è l’ambasciatore del marchio nel mondo. La famiglia si è chiusa nel silenzio a Sumirago, nel varesotto, dove ha sede anche l’azienda.
"Please help us find my father!": vi preghiamo di aiutarci a trovare mio padre. Ottavio Missoni jr ha lanciato su Twitter l’appello per ritrovare il padre Vittorio. "Noi continuiamo a sperare", "siamo angosciati ma decisi a non mollare", una delle ipotesi è il "dirottamento", ha detto Bruno Ragazzi, compagno di Angela Missoni, sorella di Vittorio. "Una delle possibilità - ha spiegato - è il dirottamento. Le sole certezze sono la mancanza di notizie e la presenza nella zona di una criminalità agguerrita
Anche Beppe Grillo si è mobilitato perché si faccia luce sul giallo di Los Roques, invitando "chi avesse notizie di Vittorio Missoni" a "mettersi in contatto con la famiglia inviando una mail" all’indirizzo che viene riportato nel post pubblicato sul suo blog.
La scomparsa di questo bimotore si intreccia ad altri due casi analoghi. Quello avvenuto sempre il 4 gennaio, ma del 2008 (VIDEO), di un altro velivolo che trasportava un gruppo di turisti, tra cui otto italiani, dei quali si sono perse le tracce. E quello del 1997 quando in un incidente praticamente identico scomparvero altri due italiani. Il 2 marzo 1997 un Cessna 402 siglato YV784, in volo sulla tratta Caracas-Los Roques, non arrivò a destinazione e scomparve nel nulla.
(06 gennaio 2013)

REPUBBLICA.IT - LA FAMIGLIA
Il successo della Maison Missoni è la famiglia, una famiglia vera. Questo viene ripetuto dal lontano 1953 quanto Ottavio e Rosita fondano la loro piccola casa di moda, oggi diventata un colosso della maglieria e non solo. La famiglia appunto, protagonista persino di campagne pubblicitarie dove nonni, figli e nipoti posano sorridenti, abbracciati, felici di vivere in questo clan colorato e vivace. Si può solo quindi immaginare il dolore del patriarca, il 92 enne ex atleta dal sorriso aperto, alla notizia della scomparsa del primogenito Vittorio, insieme alla moglie Maurizia Castiglioni e a una coppia di amici, l’imprenditore Guido Foresti e Elda Scalvenzi.
Un dolore indicibile per chi proprio sul legame con i figli ha fondato tutta la vita. Vittorio, gioviale come il padre, era nato un anno dopo la fondazione della casa di moda e ha sempre raccontato di essere cresciuto tra scampoli di stoffa, matasse di lana, sentendo parlare di colori e cuciture quando altri giocavano con i soldatini.
Ma proprio l’orgoglio di costruire insieme un impero ha fatto si che Vittorio, con il fratello Luca e la sorella Angela, prendessero il timone dell’azienda quando nel 1997 Ottavio e Rosita decisero che era giunto il momento di fare largo ai giovani.
Vittorio, che seguendo l’esempio del padre Ottavio con Rosita, si è scelto nel frattempo una compagna-alleato, Maurizia Castiglioni, è pronto a ricoprire l’incarico ambizioso di direttore generale marketing della Missoni Spa, e contribuisce non poco a farne il marchio riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo che conosciamo oggi.
Assieme a Luca, responsabile tecnico e stilista, Angela, che disegna le collezioni uomo e donna e poi alla nipote Margherita, Vittorio ha lavorato per traghettare l’azienda di famiglia nel mondo fashion di oggi dove imperano i gruppi del lusso. Una realtà totalmente diversa da quella conosciuta dai suoi genitori, che però restano una presenza importante nel marchio. Le leggi del mercato vogliono che le imprese di famiglia si trasformino in imperi finanziari con logiche spietate e poco spazio per la creatività. A farla da padrone sono le regole del marketing che spesso costringono gli stilisti a "vendere" il loro nome a gruppi esterni che gestiscono le aziende.
La strada scelta dai Missoni, grazie all’apporto di Vittorio, è diversa: si fa carico lui di quella "visione" imprenditoriale facendo in modo che il marchio resti una proprietà di famiglia. Così ecco la decisione di trasformare Missoni da polo della maglieria a brand a 360 gradi: con l’apertura degli Hotel Missoni a Kuwait ed Edimburgo e presto a Los Angeles, la collaborazione con la casa automobilistica Mazda, e poi i profumi, gli accessori, i marchi sportivi. Tutto all’insegna del successo ma senza mai dimenticare il dna del gruppo: la famiglia. Oggi ferita in modo irreparabile.
(05 gennaio 2013)

DOLORE CHE SI RINNOVA - REPUBBLICA.IT
Il dolore che si rinnova. Speranze che si riaccendono. L’inquietudine che monta. Il nuovo incidente di Los Roques, un altro aereo con passeggeri italiani a bordo sparito dai radar e nel nulla, è un tuffo al cuore per i parenti delle vittime dell’incidente "gemello" avvenuto cinque anni prima esattamente nello stesso luogo. Un mistero lungo cinque anni. I resti del velivolo non furono mai trovati.
All’ipotesi della disgrazia si sono via via sovrapposte le tesi più disparate: un dirottamento, un narcotrafficante calabrese a bordo, quattro passeggeri senza nome mai dichiarati. "Se si trovano i resti del velivolo - si sfoga Paola Naldi, zia di Annalisa, una delle due vittime bolognesi del 4 gennaio 2008 - si dà una conclusione alla vicenda, le altre ipotesi oltre all’incidente per me sono tutte più terribili".
Roberto Montanari, il padre della donna inghiottita dal nulla, è morto senza avere risposte. "Si era rassegnato ma viveva come frastornato - commenta Giancarlo Naldi, l’altro zio da parte materna di Annalisa, generale in pensione dell’Aeronautica - Vivere col dubbio che questa ragazza possa esser stata dirottata è terribile: per Annalisa c’è una dichiarazione di morte presunta, è tutto presunto".
Oggi la scomparsa nella stessa zona di un nuovo velivolo. "Dalle prime informazioni la mia sensazione è che si tratti di due fatti molto diversi - commenta lo zio di Annalisa - Dubito che oggi si possano trovare i resti dell’aereo di cinque anni fa. La speranza è che adesso questa nuova vicenda possa dare nuovo sviluppo alle indagini, possa far superare i rimorsi per non aver fatto all’epoca quello che non è stato fatto". A fine mese dovrebbero cominciare le ricerche del relitto.
(05 gennaio 2013)


APPELLO DISPERATO DEL FIGLIO (CORRIERE.IT)
Il nipote di Ottavio Missoni, figlio di Vittorio, l’imprenditore scomparso a Los Roques (Venezuela), affida a Twitter le ricerche del papà scomparso, postando una foto da Instagram. E’ Ottavio Missoni jr, omonimo del celebre nonno, a chiedere disperatamente informazioni a chiunque in Venezuela sappia qualcosa delle sorti del papà Vittorio. La richiesta di contattare l’unità di crisi della Farnesina. Da qui anche l’hashtag #findvittoriomissoni

IL MESSAGGIO MISTERIOSO (CORRIERE.IT)
Un messaggio dal cellulare dell’imprenditore Guido Foresti è arrivato nella notte tra venerdì e sabato: «Sono di nuovo raggiungibile. Chiama ora». Cesare, il più piccolo dei suoi due figli, ha letto e chiamato con la velocità di cui solo un sedicenne è capace. Subito. In automatico. Ma ancora una volta il telefono del padre, così come quello dei suoi compagni di viaggio, è risultato irraggiungibile.
Tra le decine e decine di telefonate andate a vuoto prima e dopo l’sms, quelle poche parole partite da una centrale telefonica in automatico adesso sono tutto: la speranza che il piccolo aereo su cui viaggiavano i quattro amici non sia finito nell’oceano, la paura che passeggeri e piloti siano finiti nelle mani di pericolosi dirottatori, il dubbio che quel messaggio sia reale, certo, ma arrivato a destinazione solo molte ore dopo essere partito.
Per l’amico di famiglia Antonio Comincini è soprattutto speranza. Lo dicono i suoi occhi poco dopo aver incontrato quelli di Cesare e Pietro. E lo dicono le sue parole: è stato lui il primo a parlare di quel messaggio. Ben consapevole del fatto che quella manciata di parole possa significare molto e allo stesso tempo niente.
Del resto è già successo. Cinque anni fa. Proprio in un incidente che sembra la fotocopia di quello capitato ora. Quello del 4 gennaio 2008, quando a sparire nel nulla è stato un bimotore con 14 persone a bordo, otto gli italiani. Stesso arcipelago. Stessa tipologia di velivolo. Stesso giallo legato a un telefonino. In questo caso un sms è arrivato nel cuore della notte da uno dei passeggeri, allora il cellulare di Annalisa Montanari ha suonato a vuoto 24 ore dopo la scomparsa da ogni traccia radar del volo su cui viaggiava. Il suo amico avvocato Fabio Bencivelli ha provato a chiamarla per tre volte: la prima volta è scattata la segreteria telefonica spagnola; la seconda, a distanza di cinque minuti, il cellulare ha suonato libero; la terza di nuovo libero. Così che su quegli «squilli fantasma» lui ha presentato un esposto, mentre la Farnesina aveva promesso accertamenti.
Anche il messaggio arrivato sul cellulare di Cesare Foresti diventerà a questo punto oggetto di indagine. In questi casi è la procura che indaga direttamente sulla scomparsa del volo ad acquisire eventuali elementi e a mettere sotto traccia i cellulari delle persone coinvolte nell’incidente.
Decine, centinaia sono state le chiamate a vuoto ai telefonini dei quattro amici prima dell’arrivo del messaggio automatico nel cuore della notte. Il meccanismo è semplice e ormai usato da tutte le compagnie di telefonia mobile. Ogni volta che un cellulare è spento o irraggiungibile la centrale telefonica pone chi chiama in attesa di un segnale. Così che non appena la Sim del «chiamato» torna attiva avverte la rete di essere tornata raggiungibile. Non sempre però, spiegano gli addetti ai lavori, il messaggio automatico viene ricevuto in tempo reale da chi ha effettuato la telefonata. Soprattutto in caso di roaming internazionale, in questo caso il segnale può arrivare anche con diverse ore di ritardo.
Il telefono di Guido Foresti potrebbe così non essere finito nell’oceano, ma allo stesso tempo quel messaggio potrebbe essere arrivato solo molte ore dopo che il suo cellulare è tornato raggiungibile per poi finire di nuovo fuori campo.
Alessandra Mangiarotti
Mara Rodella

ROTTA MALEDETTA (CORRIERE.IT)
La zona attorno all’arcipelago venezuelano Los Roques è come una giungla dove volano gli «uccelli migratori», aerei pieni di droga e velivoli senza controlli. Bimotori che spariscono senza lasciar traccia. Cessna che cambiano matricola e proprietà durante il viaggio. Trucchi per nascondere i traffici di droga, la merce più preziosa nel triangolo che ha i vertici in Colombia, Venezuela e Caraibi. Qui (guarda la mappa) si intrecciano le rotte legali che portano i turisti sulle spiagge bianche e quelle clandestine dei narcos. Le isole Los Roques sono nel mezzo, inevitabile che finiscano per nascondere episodi misteriosi.
Per gli italiani l’arcipelago vuole dire vacanza ma anche maledizione. Già quattro gli incidenti che hanno coinvolto nostri connazionali. Il primo episodio nel 1997 quando sparisce un Cessna 402 con a bordo Mario e Teresa Parolo. Poi, nel 2004 muoiono Antonio Buzzi, le due figlie, Barbara e Betty, e il genero Franco Rosetta. Nel 2006 è ancora un Cessna a svanire portandosi dietro Franco Rotunno Diaz, Vincenzo Efrain Rotunno Oteiza e Gabriel Venturi Ariza. Troveranno solo qualche pezzo di lamiera. Quindi il caso più intricato, sempre il 4 gennaio ma del 2008. A bordo 14 persone, tra cui 8 italiani. Un incidente che è diventato un giallo a causa di aspetti oscuri. Dopo settimane di ricerche venne recuperato un solo cadavere, quello del copilota, e le autorità non hanno mai avuto un’idea precisa su quante fossero le persone a bordo: 14 secondo la lista d’imbarco, 18 per il pilota. Era salito qualcuno che non doveva?
Uno dei telefonini poi è rimasto attivo per un certo periodo, stessa cosa avvenuta nell’ultimo episodio. Alla disperata ricerca della verità i familiari delle vittime hanno spinto per nuove ricerche che inizieranno a Los Roques con l’intervento di una nave speciale americana, la Sea Scout. Ci saranno anche due consulenti, l’ex pilota Mario Pica e l’ammiraglio Giovanni Vitalioni, che dovranno indagare sul «Let L 410»: è precipitato o, come ha ipotizzato il settimanale Oggi , è stato dirottato dai narcos? Pica ha raccontato che secondo i venezuelani nella zona sono spariti, in 15 anni, quasi 60 aerei. E sono quelli noti. Alla lista bisogna aggiungere i velivoli «fantasma».
Le loro piste, in realtà strisce di terra o asfalto, sono in aree remote. Le isole nei Caraibi e l’Africa occidentale le mete. I narcos rimuovono i sedili, aggiungono bidoni di carburante per il rifornimento e si affidano a piloti spericolati. Esistono bande che procurano gli equipaggi ingaggiando uomini pronti a tutto. Altre garantiscono solo il trasporto. Hanno molto denaro e comprano i velivoli attraverso degli intermediari in Florida - Fort Lauderdale è la «piazza» più attiva - e talvolta li rubano. In questo mercato il Venezuela ha una posizione privilegiata. È vicino alla fonti di produzione della coca, è una gigantesca piattaforma, i controlli sono labili o inesistenti, con i dollari si compra tutto, compresa la complicità di chi dovrebbe controllare. Per questo i contrabbandieri lo hanno trasformato in un trampolino formidabile arrivando ad usare anche gli scali ufficiali. Può accadere che gli aerei siano camuffati usando società di copertura. Tanto nessuno guarda o lo fa raramente.
Le autorità in Venezuela chiudono gli occhi anche sulle compagnie. Molte delle «piccole» servono luoghi di incanto come l’arcipelago Los Roques servendosi di aerei vecchissimi. Il «Brittan Norman Islander» che trasportava Vittorio Missoni era del 1968. Non era recente neppure il «Let L 410» coinvolto nella vicenda del 2008. La manutenzione è approssimativa e le testimonianze di chi ha raggiunto l’arcipelago mettono paura.
C’è poi un altro elemento. L’età di chi è alla cloche. Il comandante del «Brittan» aveva 72 anni. In Venezuela ma anche negli Usa non esistono limiti per i piloti di compagnie minori, basta che superino i test fisici. Può accadere però che abbiano un malore e la responsabilità ricade sul secondo. Ma se tutto avviene all’improvviso i tempi di reazione sono strettissimi. A volte insufficienti. In apparenza il comandante non aveva segnalato nulla di anormale e le comunicazioni si sono interrotte in modo brusco. Dunque un evento catastrofico.
La storia ha punti di contatto con il disastro costato la vita il 9 dicembre alla cantante messicana/americana Jenny Rivera. L’aereo dell’artista è precipitato a nord di Monterrey schiantandosi su un’altura. Alla guida un pilota di 78 anni. L’aereo, un «Learjet» del ’69, apparteneva a una società finita sotto inchiesta negli Usa per legami troppo stretti con i cartelli della droga. Non solo. Uno dei suoi velivoli doveva essere usato per far fuggire il figlio di Gheddafi, Saadi, in Messico. Piano organizzato da alcuni canadesi assoldati dai seguaci del colonnello. L’ultima prova di cosa nasconda la giungla dei cieli.
Guido Olimpio

OTTAVIO E ROSITA
MILANO - Come possono passare ore del genere un grande patriarca e la sua inseparabile compagna? Tenendosi per mano, guardandosi negli occhi, respingendo gli attacchi d’angoscia per fare forza l’uno all’altra. Ottavio, 92 anni fra un mese, e Rosita Missoni, 80, una vita (per molti versi leggendaria) insieme, non hanno nemmeno bisogno di parlarsi. E che cosa mai si può dire di fronte a un vuoto così terribile? Tanto più quando la speranza, già flebile all’inizio, viene uccisa dal tempo che passa. Forti ma mai così fragili in tanti anni.
Avevano sentito Vittorio e Maurizia per gli auguri del nuovo anno. Vicini, come al solito, anche se lontani, quasi agli antipodi: Ottavio e Rosita in Medio Oriente, Vittorio e Maurizia in quel paradiso bianco e azzurro dove la luce abbaglia, stordisce. Si sarebbero rivisti all’Epifania, molti racconti, foto e ricordi ma con un occhio già alla nuova collezione-uomo e alla sfilata in programma domenica prossima. Niente di tutto ciò. Ora Ottavio e Rosita stanno aspettando purtroppo una certezza, per quanto dolorosa. E vogliono stare soli, in famiglia. A proteggerli su tutti i fronti c’è Angela, la figlia che da loro ha ricevuto il testimone nel filone della fantasia e della creatività: è stata lei da qualche tempo a imprimere al marchio nuova freschezza e più ampie prospettive.
Una donna di carattere. «Ci sono tutti molto vicini, stanno lavorando, cercando... A noi non resta che attendere», dice al telefono in mattinata. Dall’Egitto? Da Milano? Dalla villa di Sumirago, ormai circondata dalla folla? Che importanza può avere. L’unica cosa importante è risparmiare a mamma e papà altra fatica. Anche l’azienda nel pomeriggio lancerà una nota in cui si chiede di rispettare la privacy della famiglia. Il che non impedirà alla folla davanti a casa Missoni d’aumentare ulteriormente.
Di Vittorio, il fratello più grande (il terzo, Luca, da New York è partito per il Venezuela) Angela parla al presente, con tenerezza, ricordando la sua più grande passione e cioè la pesca. Pesca subacquea ma anche pesca all’amo, bordeggiando con la barca parcheggiata in Liguria. È proprio la voglia di pesca, peraltro trasmessa ai suoi tre figli Ottavio, 28 anni (fa praticantato in azienda), Giacomo, 24 e Marco 21, ad aver spinto lui, Maurizia (sua compagna da parecchi anni) e gli altri amici a Los Roques. «La pesca come contatto con la natura, come passione totalizzante, peraltro condivisa e tante volte praticata anche con la mamma...»
Questi veloci frammenti di serenità con una famiglia numerosa e allargata in cui spesso compaiono pure i figli di Maurizia e cioè Nicolò, sulla trentina e Filippo di dieci anni più giovane, sono un richiamo ancora più brutale alla crudeltà dell’attesa. I telefoni dei Missoni diventano in breve un centralino impazzito dove tutti vorrebbero lasciare in consegna un abbraccio caloroso per Ottavio, da sempre chiamato Tai e per Rosita, due personaggi con un indice di popolarità plebiscitario: vera stranezza nel mondo della moda. Ci pensano anche Mario Boselli, presidente della Camera della Moda di cui Vittorio è vice, e Santo Versace, amico da sempre e con lui in Altagamma. Ma a entrambi, commossi, manca il coraggio.
Gian Luigi Paracchini

STORIA DEI MISSONI (CORRIERE.IT)
È una bellissima storia d’amore quella dei Missoni. Da qualsiasi parte la si voglia cominciare a raccontare. Tra un uomo e una donna. Fra passione e colore. Fra cultura e materia. Fra padre e figlio. Tra nonna e nipote. Con dosi di quanto basta di tutto: romanticismo, rinunce, conquiste, tempeste, successi, allegria, ironia, rispetto, libertà. D’altronde se tutto è cominciato come cominciò nessun dubbio che qualcosa di incredibilmente magico sarebbe successo. Estate 1948, Londra, Giochi Olimpici: nel tunnel dello stadio di Wembley gli occhi di Ottavio (Tai) Missoni, classe 1921, in finale nei 400 incontrano quelli di Rosita Jelmini, classe 1931, in viaggio premio con le suore: «Lui era l’unico che sorrideva malgrado avesse una finale olimpica...», ricorderà sempre lei.
Una settimana dopo il figlio del capitano (friulano) e della contessa (dalmata) andò a cena con la ragazzina brianzola, terza generazione di donne e stoffe (ricamatrici, tessitrici, magliaie). Quel giorno parlarono e parlarono. Soprattutto lui, già leggendario per via dei successi in pista (record ancora imbattuto di 48"8 sui 400 categoria 16 anni e poi otto titoli nazionali) e delle traversie in guerra (quattro anni di prigionia di Egitto, catturato dopo la battaglia di El Alamein) e dei fotoromanzi Bolero (per racimolare un po’ di soldi in più). Dirà poi Ottavio che se non avesse incontrato Rosita avrebbe fatto il vignettista. Che è un’altra storia ancora.
Comunque da allora mai più un giorno senza. Nell’aprile del ’53 il matrimonio e la casa, a Gallarate, che si fece subito bottega. Perché lui aveva sempre avuto il pallino dell’abbigliamento sportivo (ma non della moda) e perché lei fra gli abiti ci era nata. All’inizio furono le tute, qualche capo e i costumi di maglia. Mentre nel frattempo arrivarono Vittorio (nato nel ’54) e Luca (’56). E Angela (’58). Ottavio stava sempre al disegno e ai colori ispirati dalla natura, Rosita alla trama e all’ordito. E accadde quello che succede spesso quando si osa, si prova, si stravolge e poi nascono fra le più belle e innovative opere d’arte o le canzoni più incredibili o i libri più entusiasmanti.
Così fu con i Missoni e la moda. Quelle tinte così reali e quei punti impazziti («put together», li soprannominarono gli americani) diventarono quei maglioni a zig zag e patchwork e a righe e a greche che da allora nel mondo sono riconoscibili come «maglia Missoni», «quella del maestro Tai», la indicava Balthus che per quei cardigan impazzì come tanti altri famosi e non. Come non pensare a un Nino Manfredi sempre vestito Missoni? Con un denominatore comune fra collezioni e capi e stagioni: l’influsso energizzante di quel mix fra natura ed estro che renderà la storia di questo marchio unica e tutt’ora attuale. Perché mai legata a un concetto di moda del momento.
Fu nel ’58 che la Rinascente chiese alla coppia cinquecento capi e tutto venne di conseguenza. Compreso il trasferimento a Sumirago, nel Varesotto ancora casa (villa incredibile) e bottega (azienda modello), cuore dell’azienda e di una vita (lì sono cresciuti i ragazzi e i figli dei ragazzi). Anna Piaggi, la giornalista di moda più influente di quegli anni, li scoprì e mai più li lasciò. Scrisse un articolo entusiastico su di loro e nel ’65 a Milano, al teatro Girolamo, arrivò la prima sfilata. Nel ’67 il Pitti e negli anni Settanta i maglioni di Missoni erano il pezzo che chiunque desiderava avere nel guardaroba. Persino una Diana Vreeland, donna da filo di perle e chiffon e tanto nero, potentissima direttrice di Vogue Usa, s’incapricciò per loro e per i loro colori. Arrivarono riconoscimenti da più mondi. Sfilate e copertine ma anche mostre: al Sazon Museum of Art (Giappone), al Nagoya City Museum (Giappone), al Moma di New York, al Dallas Museum of Art, al Museum of Costum di Bath. Sempre in due, felici.
E quando Ottavio fu fatto cavaliere del lavoro si arrabbiò: «Perché Rosita no?». A proteggersi l’un con l’altro, anche con i figli liberi di scegliere la propria strada. Con Vittorio che voleva fare il pilota, Luca che aveva il pallino della matematica e Angela che voleva occuparsi di ludoteche prima e allevamento di polli poi. Sino al ’96 quando magicamente tutti sono stati pronti a prendere il testimone: la direzione creativa di Angela, quella commerciale di Vittorio e quella tecnica a Luca. Sino a poche stagioni fa padre e figlia salivano in passerella mano nella mano. L’ultima volta, un paio di anni fa, erano entrambi in lacrime. Già bussa la terza generazione: ci sono i piccoli Missoni che stanno crescendo. Piccoli si fa per dire con Margherita, primogenita di Angela, bellissima trentenne, già da anni ambasciatrice nel mondo della griffe, e Teresa che ha già scritto nel dna la sua storia di passione per moda e arte. E poi ci sono i cugini che se non ci sono ci saranno, come da tradizione. Ora più che mai.
Paola Pollo

L’hanno subito ribattezzato l’aereo fantasma di Los Roques. Era il 4 gennaio 2008. Il velivolo da turismo era in viaggio da Caracas verso l’arcipelago venezuelano. Erano 14 le persone a bordo. Improvvisamente, l’aereo sparì dai radar. E nessuno ne seppe più nulla. Ma ora, secondo quanto riferisce Oggi in edicola dal 4 gennaio, il giallo è vicino alla soluzione.

A bordo c’erano quattro clandestini: erano i dirottatori? – ESCLUSIVO

OTTO ITALIANI - Potrebbe dunque essere vicino a una soluzione il mistero dell’aereo da turismo scomparso la mattina del 4 gennaio 2008 mentre era in volo da Caracas all’arcipelago venezuelano di Los Roques, con a bordo 14 persone. Erano ben otto i passeggeri italiani di cui si sono perse le tracce: Stefano Fragione e Fabiola Napoli (coppia di sposi in viaggio di nozze), Rita Calanni e Annalisa Montanari di Bologna e la famiglia Durante (di Ponzano Veneto) formata da Paolo, dalla moglie Bruna Guernieri e le figliolette Emma e Sofia.

I PARTICOLARI SU OGGI – Tutti i particolari saranno sul settimanale Oggi in edicola dal 4 gennaio. Qui possiamo anticipare che finalmente è stato siglato un accordo per l’inizio delle ricerche del relitto e una nave dotata di sofisticate apparecchiature per i rilievi marini sarà il 30 gennaio sul luogo della scomparsa.

VELIVOLO DIROTTATO - Il sospetto dei familiari, avallato da alcune stranezze di cui dà conto Oggi, è che il velivolo non sia in realtà precipitato, ma che sia stato dirottato dai narcos colombiani, che l’avrebbero poi usato per il trasporto di una partita di cocaina. Negli ultimi 15 anni, infatti, in Venezuela sono scomparsi più di 30 aerei, molti dei quali dirottati appunto dai signori della droga.


Giuseppe Gino DNC (@17e) scritto il: 28.12.2012 alle 20:42

Non voglio scrivere un messaggio che può disanimare le famiglie coinvolte ma state formulando solo una ipotesi, quello che vi posso dire con certezza e che in Venezuela il parco aereo è datato, questo fa che molti voli abbiano dei problemi e ci sono tante, tantissime disgrazie, no solo seguendo la rotta Los Roques ma anche verso Los Andes, Canaima, ecc. L’aereo in questione non è preferito per i narcos bensì perché troppo grande, vecchio, lento, facile da individuare in volo dai radar… Certamente qui si dirottano molti aerei ma mai di questo tipo…Vi prego alle famiglie, continuate a cercare l’aereo per ritrovare i corpi dei vostri cari ma non vi fate raggirare con scoop fantasiosi.

PEZZO DI STAMATTINA DELLA ASNAGHI
MILANO - Le ricerche sono riprese alle prime luci dell´alba ma ieri, per tutta la giornata, a Los Roques, in quel tratto di mare caraibico, così affascinante e misterioso, non è emersa nessuna traccia del piccolo aereo da turismo sul quale venerdì viaggiavano Vittorio Missoni e la sua compagna Maurizia Castiglioni con una coppia di amici bresciani, Elda Scalvenzi e Guido Foresti. Doveva essere un volo facile e breve, 160 chilometri in tutto. Il tempo di decollare, guardare dall´alto l´oceano e poi scendere all´aeroporto di Caracas per ripartire e tornare a casa dopo la vacanza di Natale. Ma per Vittorio Missoni, la sua compagna e i suoi amici le cose non sono andate così. All´aeroporto Simon Bolivar di Maiquetia, lo scalo di Caracas, non ci sono mai arrivati e a dare l´allarme sono stati altri due italiani che facevano parte del gruppo, Giuseppe Scalvenzi, fratello di Elda, e sua moglie Rosa Apostoli. Loro sul bimotore Britten-Norman BN-2 non avevano trovato posto e sono partiti con il volo successivo. Alla guida dell´aereo c´erano il pilota Hernan Merchan, 72 anni, e il co-pilota Juan Fernandez, 45 anni. Anche loro risultano dispersi. Il bimotore ha avuto l´ultimo contatto radio con la torre di controllo quando si trovava 10 miglia a sud dell´arcipelago. Poi, il silenzio. Le tracce sui radar si sono perse quando erano le 11, le 18 in Italia, poco dopo il decollo da Los Roques. La guardia costiera venezuelana ha avviato subito le ricerche, ma senza risultati. Scomparsi nel nulla, in quel tratto di mare.
Sono stati i due italiani scampati all´incidente ad avvisare la famiglia di Vittorio Missoni, 58 anni, primogenito di Rosita e Ottavio "Tai" Missoni, fondatori del marchio che ha rivoluzionato il mondo della moda con le loro maglie colorate. I Missoni erano in vacanza in Oman e da lì ieri, sono piombati nella disperazione in attesa di notizie del figlio, dato per disperso insieme agli amici. Vittorio da anni era presidente dell´azienda che ha il suo quartiere generale nel verde dei boschi di Sumirago, piccolo comune in provincia di Varese, dove i Missoni sono amati e conosciuti da tutti. Rosita e "Tai" vivono qui, in una villa immersa nel verde, non lontano dalle case di Vittorio (padre di tre figli avuti da Tania, la prima moglie) e da quella di Angela 55, stilista della maison. Solo Luca, 57 anni, il secondogenito dei Missoni, non vive lì: si è trasferito in America, per stare vicino ai figli ed è lui che è partito per primo alla volta di Caracas.
In tutto il clan dei Missoni è composto da 15 persone. Padre, madre, tre figli e nove nipoti. Una famiglia unita e serena. L´ultimo raduno l´hanno fatto il giorno di Natale. «Ho visto Vittorio prima che partisse per le vacanze - racconta Paolo Marchetti, direttore generale che ieri presidiava l´azienda - era contento di fare quel viaggio. Il mare e la pesca erano le sue passioni». Amante dello sport, dal calcio alla pallavolo, dallo sci al motocross, Vittorio era una persona discreta, per nulla mondano e sempre sorridente. Si occupava di marketing e bilanci, con lui l´azienda ha fatto il grande salto verso la globalizzazione. Nella Camera nazionale della moda era vice-presidente. Ieri, a Sumirago, tutto il paese ha vissuto una giornata d´angoscia in attesa di notizie da Caracas. «Capisco la famiglia che ha chiesto il riserbo sulla vicenda - ha detto il sindaco del paese, Mauro Croci - conosco bene i Missoni. Ho parlato con Vittorio, appassionato di calcio e finanziatore della squadra locale, prima di Natale, per la festa di auguri in azienda».


PEZZO DI STAMATTINA DI BOLZONI

LE CARCASSE di quelli caduti le vedi già dall´alto, conficcate in un banco di sabbia o in fondo alla pista del piccolo aeroporto. Le dimentichi per tutta la vacanza. Ma tornano in mente appena risali sullo sgangherato bimotore che ti riporta a Caracas. Sono sempre là, nessuno le porta mai via. In mostra, sono i monumenti di Los Roques. Altri velivoli spariscono come sparisce Cayo Muerto, striscia di sabbia bianca che un giorno c´è e il giorno dopo non più, sommersa da onde schiumose: la leggenda vuole che questo atollo abbia preso il nome da un vecchio pescatore che ci viveva in solitudine e nessuno ha mai trovato il suo cadavere. Ma Cayo Muerto è solo una delle 250 isole di un arcipelago a 160 chilometri dalle coste del Venezuela. Raggiungibili per mare dai mercantili che scaricano viveri o dai lussuosi panfili della borghesia di Caracas. Altrimenti bisogna provare il brivido di un volo ad alto rischio. Dicono che dura mezz´ora da Maiquetia, lo scalo internazionale di Caracas a ridosso di montagne dove sono aggrappati i ranchos, le favelas venezuelane. Ma tra paurosi vuoti d´aria e una vista magnifica dei Caraibi, per arrivare in questo paradiso maledetto per gli italiani ci vuole sempre più tempo. 90 minuti con il fiato sospeso. E ogni passeggero che prega il suo Dio.
Gli abitanti di Los Roques sono 1.200 e si chiamano roquenos. La seconda lingua parlata è la nostra. Una settantina di connazionali si sono piazzati laggiù, da 20 anni circa e gestiscono le più belle posadas, case basse color pastello con all´interno cortili e terrazze. È stagione piena in ogni mese per gli italiani. C´è solo mare. E la terra c´è solo a Gran Roque: una piazza, i vicoli, una chiesetta, una scuola, tre moli. Non ci sono auto e non ci sono scooter. L´unico mezzo a motore è il camion dell´immondizia che ogni mattina alle 7 prende il viottolo sassoso sotto la collina.
Ci vengono sempre gli italiani. Anche se qui, a volte, ci muoiono. O vengono inghiottiti nel nulla. Come nel 1997 - il 2 marzo - quando un piccolo Cessna decolla da Maiquetia ma non arriva a Los Roques: mai saputo più nulla di Mario Parolo e di Teresa De Bellis, coppia veneta in viaggio di nozze. L´aereo era pilotato dal boss della compagnia Chapi Air, Efrain Rodriguez, e a bordo c´era anche Antonio Anez, di Amnesty International. Mai recuperati i resti del Cessna. Mai ritrovati i corpi. A parte quello di un australiano che era con loro: aveva la testa spaccata e, stranamente, neanche una goccia d´acqua nei polmoni.
Mai recuperati nemmeno i resti dell´altro aereo scomparso dai radar cinque anni fa - stesso giorno, stessa rotta di questa volta - con 8 italiani (due donne bolognesi, una coppia romana e un´intera famiglia di Ponzano Veneto) tra i 14 passeggeri dichiarati (si è poi scoperto che c´erano altre 4 persone a bordo). A 16 miglia da Los Roques un Sos, poi più nulla. Solo il cadavere del co-pilota ripescato dieci giorni dopo e anche in questo caso niente acqua nei polmoni: l´autopsia stabilisce che è morto per trauma toracico. Un altro giallo, dunque. E il sospetto che il velivolo sia stato dirottato dai narcos. Proprio in questi giorni era stata confermata la ripresa delle ricerche dei corpi e dei resti dell´aereo, annunciata per fine gennaio e affidata a una nave dotata di tecnologie sofisticate.
Ma tanti altri sono i misteri di Los Roques che hanno trasformato le vacanze degli italiani in un incubo. Come quello di Elena Vecoli, assassinata - strangolata con un fil di ferro - dentro una posada il 27 settembre del 2006. Fiorentina, aveva 34 anni ed era incinta di due mesi. Era andata a Los Roques in viaggio di nozze con suo marito Riccardo Prescendi. Due o tre sicari sono entrati nella loro stanza e poi hanno «incaprettato» lui, l´uomo è ancora vivo perché si è finto morto. Uno scambio di persona, la prima ipotesi. Gli assassini pensavano che lì dentro ci fosse un´altra coppia. Volevano uccidere il proprietario della posada, anche lui italiano, per «motivi passionali»: aveva una relazione con un´avvocatessa di Caracas. Mandante della rappresaglia - si disse - un alto papavero della polizia venezuelana. Uno degli assassini, Elvis Guevara Figueros, è stato preso qualche mese dopo e condannato nel febbraio 2012 a soli 15 anni di carcere. I suoi complici mai catturati. E neanche il mandante. I giudici venezuelani hanno sentenziato che quello è stato un omicidio «per furto». Ma nella stanza non è stato rubato nulla.
Uno dei tanti segreti di Francisquì e di Madrizquì, di Esparquì e di Nordisquì, nomi di isole, parole storpiate in uno spagnolo che si è ispirato ai luoghi di provenienza dei primi invasori - pirati, esploratori, navigatori, avventurieri - segreti che si perdono nel mare profondo di Los Roques.