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 2012  gennaio 03 Martedì calendario

«MI INVENTAVO CONVEGNI, ERA LA PRASSI» —

Pure le locandine dei convegni doveva farsi da solo. La sera, magari dopo una stressante giornata di assemblea regionale, Paolo Nanni da Casalecchio (Bologna), 66 anni, laurea in Ingegneria meccanica, una passione (all’epoca) per il verbo dipietrista, si doveva mettere lì, dando il meglio della sua creatività, per inventarsi (letteralmente inventarsi) il tema di un convegno (servizi sociali? Trasporti? Edilizia?), la platea dei relatori, naturalmente il luogo, la data e le varie componenti logistiche. Una faticaccia, davvero. Totalmente virtuale, per di più, dato che di questi convegni, tutti ampiamente pubblicizzati dalla stampa locale, non se n’è mai svolto uno che fosse uno. «Del tutto inventati, questa era la prassi!» ha candidamente ammesso Nanni, che ora non è più consigliere regionale (i fatti risalgono al quinquennio 2005-2010) e nemmeno dipietrista, ma fa parte dell’assemblea della Provincia nel gruppo misto. Proprio così: inventati dal nulla, figli di fantasie serali.
Non è lecito sapere quale sia stata l’espressione con la quale la pm bolognese Antonella Scandellari, che per 7 ore ha interrogato Nanni, indagato per peculato, abbia accolto la sorprendente rivelazione. Di sicuro, l’ex dipietrista verrà nuovamente risentito, anche perché, al netto dei convegni inventati (per non parlare poi delle ricevute relative a più cene consumate in una stessa sera), è ancora lungo il lavoro di scavo che la Finanza dovrà effettuare per verificare la congruità di tutte le spese intestate a Nanni, che, nella veste di unico consigliere dell’Idv, ha potuto disporre dal 2005 al 2010 di fondi (pubblici) pari a 450 mila euro.
Grande cosa la fantasia al potere. Il problema, ora, è metterci una pezza. La linea difensiva di Nanni, a quanto trapela dal primo interrogatorio (chiesto da lui stesso), è quella di dimostrare di aver sempre utilizzato i soldi pubblici per motivi strettamente politici, legati al suo ruolo di consigliere regionale.
L’idea di taroccare i convegni, avrebbe spiegato l’ex dipietrista, si era resa necessaria per giustificare le spese sostenute per cene di rappresentanza e per interviste a pagamento da parte di alcune tv bolognesi (circostanza, quest’ultima, che riguarda alcuni gruppi consiliari in Regione e sulla quale c’è un’altra inchiesta della Procura, oltre a una dura presa di posizione dell’Authority delle comunicazioni nei confronti di alcuni giornalisti ed emittenti locali). Il giochino, a quanto si è capito, funzionava così. Ci si inventava un convegno (settembre 2005: «La mobilità nella nostra regione»; ottobre 2006: «Problemi della casa» e «La logistica dei servizi sociali»), gli si abbinava una cena (questa vera, si è arrivati anche a 60 coperti per un conto finale di 2 mila euro) per poi presentare i giustificativi ai revisori dei conti in Regione.
L’espediente, ha aggiunto Nanni, veniva utilizzato anche per coprire le interviste in tv a pagamento dato che «alcune emittenti non erano dell’avviso di mettere nella causale della fattura il fatto che le comparsate dei politici fossero dietro compenso». Per quanto riguarda invece «le cene multiple» in una stessa serata, l’ex dipietrista le avrebbe motivate con la necessità di farsi uno e trino in campagna elettorale, partecipando a più di un appuntamento culinario nella stessa serata. Sono comunque ancora molti gli aspetti che i magistrati vogliono approfondire, a cominciare da quella frase («La prassi era quella») buttata lì da Nanni a proposito dei convegni fasulli.
Prassi di chi?
Francesco Alberti