Claudio Antonelli, Libero 9/10/2012, 9 ottobre 2012
GOOGLE DIVENTA BANCA
Dopo aver conquistato la rete ora è pronta a entrare nel mondo delle banche. Anzi a crearne una nuova di zecca.
Google, il più grande e ricco (capitalizza circa 250 miliardi di dollari contro i 248 di Microsoft) motore di ricerca al mondo da oggi diventa uno sportello. Metterà a disposizione una linea di credito tra i 200 e i 10.000 dollari nel programma pubblicitario Ad-Words, che permetterà alle imprese di piccola e media dimensione di avere una liquidità a disposizione contro un tasso di interesse del 9% che è decisamente concorrenziale su cifre così basse. Infatti il progetto, che parte dal Regno Unito, come riferisce il Financial Times, per poi espandersi in altri Paesi con un primo step negli Stati Uniti, vede le carte di credito come una parte importante del nuovo programma. Che sicuramente è destinato, dopo il periodo di test, a svilupparsi su le più diverse tipologie di acquisti.
La mossa infatti segna l’apertura di un nuovo fronte nella battaglia tra le più grandi società di internet. L’ultima azione di Google rappresenta un attacco diretto al suo concorrente Amazon, che ha iniziato a far credito verso i venditori indipendenti.
Il lancio della linea di carte di credito Google mostrerebbe quindi, secondo il quotidiano finanziario della City, la volontà di utilizzare le enormi riserve di liquidità per sostenere il core business pubblicitario a basso interesse. «Ogni piccola impresa utilizzerà la carta di credito Google per garantirsi le spese pubblicitarie anche nei periodi di magra», ha dichiarato Brent Callinicos, tesoriere di Google, «Si può presumere che non stiamo facendo questo per perdere i soldi - ha detto Callinicos - ma non sarebbe neanche intenzione di Google speculare sull’attività di finanziamento ». È certo, comunque, che ritorni e margini sarebbero nei volumi di scambi e non nei tassi di interesse. Ecco perché c’è da prevedere che la concorrenza si riveli spietata.
D’altronde anche nel mondo Apple qualcosa sta bollendo in pentola. Alcuni analisti finanziari avrebbero proposto l’idea che Tim Cook nuovo ceo della Apple potrebbe essere interessato all’apertura di un proprio istituto. E le attuali disponibilità economiche del gruppo potrebbero costituire da sole una conferma. Cupertino capitalizza infatti circa 650 miliardi. Se mai ciò dovesse accadere, si potrebbe assistere ad una vera e propria rivoluzione in grado di mettere in seria difficoltà le banche tradizionali; si calcola infatti che la società fondata da Steve Jobs potrebbe acquisire oltre 40 milioni di clienti nel giro di appena un giorno dall’aperture dei propri sportelli di credito.
Non a caso alcune indagini, come quelle dello studio indipendente Gartner, parlano di un mercato complessivo dei pagamenti mobili che vale in potenza qualcosa come 170 miliardi di dollari. Contro gli attuali 212 milioni. Questo perché, almeno per ora, la diffusione dei dispositivi mobili ha messo il turbo all’ecommerce, alla possibilità di acquistare un libro o un biglietto, grazie a una applicazione specifica, ma pur sempre senza superare il limite della vecchia concezione di carta di credito.
Il mobile payment sarebbe invece la vera rivoluzione. Fino ad ora annunciata a suon di miliardi di investimenti. Google si è attrezzato con il suo sistema di sicurezza eWallet. Starbucks ha fatto il suo ingresso nel settore comprando Square, la start up creata nel 2005 dal fondatore di Twitter, Jack Dorsey, consentendo così a tutti i suoi consumatori di acquistare un caffé con un semplice «passaggio » con il cellulare, come fosse il chip di una carta di credito. E Apple, chissà, potrebbe lanciare addirittura l’iBank. Con il conto corrente direttamente su iTunes.