Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 28 Martedì calendario

DOMANDE

& RISPOSTE - Perché le banche spagnole sono in crisi?
Fino allo shock del credito che ha colpito l’economia globale, le banche spagnole hanno prosperato grazie alla tumultuosa crescita del mercato immobiliare. La domanda di prestiti era tale da spingerle a finanziarsi sui mercati internazionali per farvi fronte. Quando il mercato immobiliare spagnolo è crollato, le banche si sono trovate esposte verso debitori incapaci di restituire i prestiti. La situazione si è fatta insostenibile quando la quarta banca del Paese, Bankia (nata dall’accorpamento di casse regionali in crisi) è finita sull’orlo del crack, la scorsa primavera. Il Governo ha dovuto ricapitalizzarla e nazionalizzarla in parte.


Quanto è grande il buco delle banche spagnole?
Una stima iniziale risalente a giugno aveva fissato in 62 miliardi le necessità di capitale del sistema bancario. L’indagine indipendente condotta per conto del Governo dallo studio Oliver Wyman sembra aver confermato questa stima. I risultati si conosceranno oggi.


Perché il Governo spagnolo non affronta il problema da solo?
Madrid è gravata da un alto debito e deficit pubblico e ha difficoltà a finanziarsi sul mercato, dove sconta tassi d’interesse molto alti. Per questo ha chiesto l’aiuto dell’Unione europea, che a luglio ha messo a disposizione fino a 100 miliardi di euro, insieme al Fondo monetario internazionale


Come funzionerà il salvataggio europeo?
Oggi il Governo spagnolo dovrebbe quantificare il capitale di cui le sue banche hanno bisogno per risanarsi. A quel punto dovrà poi chiedere il prestito, che verrà erogato già dall’Esm, visto che il fondo permanente di stabilità è entrato in vigore ieri con la firma del presidente tedesco al Trattato. Il denaro ottenuto andrà direttamente alle banche, anche se il Governo sarà garante del prestito e si farà carico del rimborso, se gli istituti di credito dovessero fallire. Resta ancora da chiarire se i finanziamenti ricevuti andranno a pesare su deficit e debito della Spagna. Madrid vorrebbe evitarlo, puntando a una ricapitalizzazione diretta delle banche. Ma Germania, Olanda e Finlandia non vogliono sentire parlare di questa ipotesi finché non sarà creata e rodata la vigilanza bancaria unitaria. Cosa che richiederà diverso tempo.


Quali condizioni ha dovuto accettare Madrid in cambio degli aiuti?
A luglio, quando Ue ed Fmi hanno messo a disposizione i 100 miliardi, il Governo spagnolo ha siglato un memorandum of understanding che impone la ristrutturazione profonda del sistema bancario. Cosa che il Governo ha già cominciato a fare (in realtà è già alla quarta riforma in tre anni), mettendo le banche più piccole e deboli nelle condizioni di fondersi o farsi rilevare da gruppi più robusti. Il risultato è stato il taglio del 15% degli sportelli bancari e dell’11% degli addetti. Per tamponare l’emergenza, a maggio il Governo ha già destinato 11 miliardi di euro alle tre banche più in crisi: Bankia, Novacaixagalicia e Caixa Catalunya.


Quali sono le banche più in difficoltà?
Secondo gli stress test condotti per il Governo spagnolo dallo studio indipendente Oliver Wyman, Bankia resta in profonda crisi e avrebbe bisogno di altri 24 miliardi. Male anche il Banco popular, che ha bisogno di 2,1 miliardi. Sei gruppi invece avrebbero superato l’esame: Santander, Bbva, Caixa, Sabadell, Kutxa, Bankiter