Luca Dello Iacovo, Nòva24 23/9/2012, 23 settembre 2012
IL FUTURO È SCRITTO NEI BIG DATA
Blog. Social network. Siti d’informazione online. Sono miniere di dati in continua espansione. Recorded Future è una startup che ha un progetto ambizioso: utilizzare i media come fonti per costruire un’agenda degli eventi che potrebbero accadere, compilata giorno dopo giorno, per i prossimi mesi e anni. Ma occorre fare un passo indietro. A dicembre del 2011 Recorded Future pubblica un grafico: indica quali sono le battaglie giudiziarie che Apple dovrà affrontare e prevede che il picco di attenzione avverrà ad agosto, durante il confronto con Samsung in quello che sarà definito il più grande processo hi-tech di inizio secolo. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le proteste in Africa e Medio Oriente per il video "Innocence of muslims": l’agenda del futuro segnala i prossimi incontri annunciati nei social network o sui blog. E rivela un progressivo allentamento nel tempo della tensione. Il futuro è scritto nel presente. "Recorded future", appunto.
Come valutare gli avvenimenti più rilevanti? La startup ha costruito una metrica, il "momentum", per rielaborare le informazioni scandagliate nei media fino a pianificare un calendario che può arrivare anche ai prossimi dieci anni. Esplora il web attraverso centomila fonti in più lingue. Poi, estrae frasi significative dai testi e seleziona dati dalle tabelle. Che vengono riassemblati in relazione a "eventi", ad esempio una giornata segnalata in un documento, ed "entità", come persone oppure oggetti. I dati, inoltre, sono collocati lungo una linea cronologica e associati, se possibile, a un luogo. È una procedura che permette di esaminare gli orientamenti dell’opinione pubblica online (il "sentiment") su avvenimenti previsti o che potrebbero accadere, già discussi nei media: il lancio di un prodotto, i prossimi debutti in Borsa, le incertezze in un territorio. Ma è solo un punto di partenza. I dati raccolti diventano visualizzabili anche nella forma di network, sulla superficie di un globo o con un grafo ad albero. I clienti? Banche, hedge fund e agenzie di sicurezza nazionale. Sono informazioni accessibili online, a pagamento, attraverso una api (interfaccia di programmazione delle applicazioni). Non è un’idea passata inosservata. Finora ha ricevuto finanziamenti per 20,5 milioni di dollari. E a staccare un assegno sono stati investitori e aziende che hanno preferito sedersi al tavolo del consiglio di amministrazione di Recorded Future, invece di trovarseli rivali. Come Google e il fondo di venture capital In-Q-Tel, gestito dalla community di intelligence degli Stati Uniti e orientato a tecnologie che decolleranno nel medio-breve periodo: ha scommesso in startup di cloud computing, business intelligence, sentiment analysis e visual intelligence. Certo, quello di Recorded Future è un orizzonte ancora in evoluzione. Ma avvengono ormai da anni le sperimentazioni per scandagliare l’"era del petabyte", secondo la definizione di Chris Anderson, direttore di Wired. Sono state alcune aziende hi-tech le prime a progettare piattaforme capaci di adoperare terabyte di dati, anche per analisi predittive di eventi e scelte. Netflix, per esempio, ha elaborato l’algoritmo CineMatch: consiglia ai suoi iscritti i titoli dei film da vedere online, a partire dalle preferenze di utenti che hanno interessi affini. Il "campione" è di 26,5 milioni di persone nel mondo. Presto i big data sono approdati dai colossi del web ad altri settori. Social network. Sensori. Video. Audio. Media. I dati generati ogni secondo equivalgono alla produzione di informazione sull’intera rete internet di venti anni fa. «Big data raccoglie dati finora non utilizzati nei processi decisionali. In Italia siamo all’inizio, come in buona parte del mondo, ma per le piccole e medie imprese è un’opportunità – osserva Andrea Rangone, direttore degli Osservatori Ict della School of management del Politecnico di Milano –. Emergono tre ambiti di applicazione: la capacità di estrarre dati con la semantica, l’incrocio con i crm (software per la gestione delle relazioni con i clienti, ndr) e l’utilizzo di informazioni intelligenti».
Continua a pag.44Wal-Mart ha speso 300 milioni di dollari per acquisire Kosmix, in grado di analizzare messaggi inviati su twitter in un’area geografica delimitata. Così può modificare l’offerta sugli scaffali secondo i desideri indicati nel social network dai clienti. «Utilizzando big data si ha una maggiore profilazione dei consumatori e delle loro abitudini, la possibilità di incrociare dati di vendite in store o informazioni sulla propensione di acquisto che provengono da opinioni espresse sui social media», dice Vincenzo Cosenza, responsabile della sede romana di Blogmeter. Secondo la Harvard Business Review le aziende che utilizzano big data hanno una profittabilità e una produttività superiore del 5%-6% rispetto alle altre. «Occorre capire fino a che punto si spingeranno le aziende – dice Cosenza – un eccesso di incrocio dei dati potrebbe portare a situazioni di discriminazione che andrebbero evitate con una maggiore trasparenza nelle analisi». Per evitare casi come quello di un imprenditore Usa che ha visto abbassarsi il tetto della carta di credito a causa della maggiore probabilità di insolvenza da parte di altri che avevano abitudini d’acquisto simili alle sue.