Paolo Manazza, la Lettura (Corriere della Sera) 23/09/2012, 23 settembre 2012
RAFFAELLO: 153 EURO A MILLIMETRO QUADRATO
Centocinquantatré euro a millimetro quadrato d’una carta speciale. Illuminata dalla mano del sommo Raffaello. Sembra un’iperbole. Invece, se non è un affare, poco ci manca. Il disegno, che il prossimo 5 dicembre Sotheby’s metterà all’asta a Londra, è grande 375 x 278 mm. Si tratta di un cartone preparatorio. Una Testa di apostolo che il Sanzio eseguì per la figura centrale della Trasfigurazione — tra i suoi capolavori assoluti — commissionata dal cardinale Giulio de’ Medici verso il 1516 e oggi custodita nei Musei Vaticani. Stima tra i 13 e i 19 milioni di euro. Le «grandi firme» del passato costano poco rispetto alle opere d’arte moderna e contemporanea. Questo bozzetto, una vera icona rinascimentale, vale un acquerello e carboncino su carta di Miró (14,1 milioni di euro nel 2001) o una gouache e inchiostro, del 1907, di Picasso (partita da 3 ma venduta a 13,7 milioni di dollari nel 2005). Il mercato degli Old Master non scherza. Non specula. È roba da veri intenditori. Meglio non giocarci. Le opere, quando valgono, si difendono da sole. E arrivano sempre al prezzo giusto. Come accadde nel lontano luglio del 2002. Quando su un catalogo di un’asta londinese comparve l’assolutamente magnifico Massacro degli innocenti, un grande olio su tavola attribuito a Peter Paul Rubens. Furono tutti stupiti dall’incredibile bellezza di quel quadro. Una versione, dipinta tra il 1611 e il 1612 e per molto tempo considerata un’opera di scuola (attribuita a Jan van den Hoecke). Era stato acquistato nel 1920 da una famiglia austriaca che nel ’23 lo depositò in prestito sui muri d’un antico monastero. Nel 2001 George Gordon, esperto di pittura olandese e fiamminga di Sotheby’s, lo vide, lo studiò e decise per l’attribuzione al maestro. Proponendo alla famiglia di metterlo in asta a una riserva stupefacente: 4 milioni di sterline, contro meno di centomila che quotava allora l’attribuzione all’allievo. I proprietari (questa volta la metafora calza a pennello) non riuscirono a credere ai loro occhi quando in sala il dipinto scatenò l’inferno con un fuoco incrociato di offerte. Terminando la folle corsa di rialzi a 49.506.650 sterline. Circa 78 milioni di euro. Il capolavoro cambiò radicalmente stile di vita. Passando dal silenziosissimo convento austriaco ai muri d’ufficio del coltissimo editore canadese Kenneth Thomson che, alla sua morte nel 2006, lo ha donato all’Art Gallery di Ontario a Toronto. Le storie legate al mercato dei dipinti antichi sono tante e curiose. Ancora oggi questo «ex van den Hoecke-neo Rubens» è il quadro antico più pagato nella storia delle aste. Da Sotheby’s negli ultimi cinque anni il parterre degli amanti di Old Master Paintings ha speso più di un miliardo di dollari. È anche grazie a loro che la storia dell’arte si conserva.
Paolo Manazza