Simonetta Scarane, ItaliaOggi 4/9/2012, 4 settembre 2012
L’AMERICA LATINA STA DECELERANDO
Annunciata nel 2011 dal rallentamento dell’economia di Brasile e Cile, la frenata si sta estendendo, poco a poco, all’insieme del continente latino-americano. I prossimi 12 mesi si annunciano come i più importanti dalla crisi finanziaria, devastante, del 2008 per l’America Latina, secondo gli esperti di Capital Economics che stimano, per quell’area, una crescita del 3% quest’anno, e del 2,5% l’anno prossimo.
Ma il quadro potrebbe peggiorare a causa del rischio, innegabile, della possibilità di un aggravamento della crisi nella zona dell’euro. I paesi del continente sudamericano soffrono il doppio effetto della contrazione della domanda esterna, con conseguenze su volumi e prezzi delle materie prime, e una domanda interna meno vigorosa. Dal 2010 l’appetito dei consumatori è stato alimentato da un ricorso eccessivo al credito. in Brasile e Colombia c’è stata una forte accelerazione della crescita arrivata a toccare addirittura quota +20%. E in questo caso il rallentamento sarebbe salutare secondo un esperto di Bnp Paribas, che ha rimarcato come il continente sudamericano proceda in maniera disorganizzata nei confronti dell’avanzare della crisi economica. Non basta. In questo quadro, i singoli paesi non operano le stesse manovre, con la stessa ampiezza, sia perché è diverso il grado di esposizione finanziaria dei singoli sia perché c’è una reale fragilità strutturale di certuni, come Venezuela e Argentina, in particolare. Il rallentamento della locomotiva cinese ha prodotto conseguenze di decrescita sui produttori di materie prime in Brasile e in Cile che esportano il 25% dei propri minerali in Cina. Con un doppio effetto su prezzi e volumi. In Cile, le previsioni di crescita sono state ridimensionate nel 2012 dal 6% del 2011 al 4,5% previsto per quest’anno. Sul fronte europeo se la recessione aumenterà saranno Brasile, Argentina e Colombia a risentirne negativamente. L’Argentina, stimata in testa alle percentuali di crescita con il 9% dovrà, invece, rivedere al ribasso le stime, arrivando addirittura alla crescita nulla per quest’anno e negativa nel 2013. A complicare il quadro, l’inflazione galoppante, stimata al 25%, cui si aggiunge la mancanza di competitività e una incertezza istituzionale che frena gli investimenti esteri. In controtendenza, il Messico, che è in linea con le stime di crescita al 3,8% per il 2012, grazie al traino degli Stati Uniti, il peso di un’industria più competitiva, alla svalutazione e a una progressione salariale moderata.