Maria Serena Natale, Corriere della Sera 4/9/2012, 4 settembre 2012
DAL NOSTRO INVIATO
BEDFORD — Our Father who art in heaven... padre nostro che sei nei cieli... I bambini si dispongono in fila, i piccoli avanti col calice e il piattino, il più grande in coda con la statuina tra le mani. Un rosario penzola dal braccio celeste della Vergine, la processione si avvia all’altare. Nella chiesa degli italiani di Bedford due ali di santi corrono lungo le pareti. Ognuno ha il suo. Gl’immigrati di Monte Falcione, Sant’Antonio; quelli di Buonvicino, San Ciriaco Abate; a Busso pensa San Lorenzo Martire e alla provincia di Agrigento Sant’Angelo Muxaro. Più vicino al crocefisso Padre Pio «che è di tutti, come San Giuseppe che protegge i lavoratori — dice padre Mario Dalla Costa, 82 anni da Bassano del Grappa —. Ogni settimana ne accendiamo uno, cinque sterline». L’arco di lampadine brilla su Lucia, la santa della vista e di Cava de’ Tirreni.
La città degli italiani sta a un’ora di treno da Londra risalendo le terre fertili del Bedfordshire verso nord. Case rosse di mattoni con i tetti spioventi, strade silenziose e gli alberi sul Great Ouse, il fiume dove fanno canottaggio gli studenti di Cambridge. Padre Mario è qui da 47 anni, ha visto crescere la comunità che oggi conta 16 mila persone, un quinto della popolazione della città.
Barbieri, avvocati, pizzaioli, medici, professori eredi di una storia di emancipazione e fatica cominciata dopo la Seconda guerra mondiale con i nonni venuti dal Sud per lavorare nelle fabbriche di mattoni. «Ormai la distanza culturale tra italiani e inglesi è superata — dice il parroco — Si sente molto più quella tra molisani e calabresi». «Questa chiesa l’abbiamo costruita uno scellino a settimana — racconta Anna — Mio marito prendeva cinque sterline e 18, che vita abbiamo fatto, che vita...».
Anna Chirico ha 78 anni, raggiunse il marito Amedeo nell’agosto del 1954 da Limatola in provincia di Benevento, uno dei paesi che dopo l’8 settembre avevano conosciuto le rappresaglie dei nazisti. Ricorda come fosse oggi, parla in dialetto stretto seduta in poltrona davanti alla tv sintonizzata sulla Rai, nella bella casa a due piani nel centro di Bedford. Sul retro, l’impresa di famiglia, il «Paneficio» con la «e» per facilitare la pronuncia agli inglesi. «Pane fatto come una volta con la farina nostra e il criscito, il lievito naturale, non quello di birra» spiega la primogenita Alessandra. Sono sei le figlie di Anna e Amedeo. La seconda, Susanna, dirige il reparto Ictus dell’ospedale. «Dove ho lavato i pavimenti per tanti anni — dice Anna orgogliosa —. Mio marito qui non resisteva. Due volte abbiamo venduto tutto e siamo tornati al paese "per sempre". Io non volevo perché c’erano le scuole, ma non si usava come oggi e decideva lui. Poi però siamo tornati». Dalla fabbrica al ristorante, dal «Pesc & chips» alla panetteria, tre generazioni e oggi la quarta in arrivo.
Sempre «italiani» e sempre più «inglesi». «Calcio a parte, siamo un intreccio — riflette Luigi Reale, studioso di storia e professore d’italiano — Bedford è un esperimento riuscito, gli inglesi hanno assorbito la nostra allegria e socievolezza, noi il loro senso dell’ordine e della cittadinanza. E abbiamo imparato a rivendicare i nostri diritti». In nome di questi diritti domenica prossima la comunità si ritroverà per la «marcia della speranza» dalla chiesa all’ufficio consolare, quel che resta del vice-consolato chiuso nel 2008 nell’ambito della riorganizzazione della rete diplomatica.
Lo sportello chiuderà a fine settembre, conferma il console generale Uberto Vanni d’Archirafi, e i servizi — dal rinnovo dei passaporti al sigillo delle bare di quanti vorranno essere sepolti in Italia — si sposteranno a Londra. «I 10 mila con doppio passaporto potrebbero tenere soltanto quello britannico per evitare spese e spostamenti — spiega Luigi — poiché le nuove regole impongono la presenza fisica per il prelievo delle impronte digitali. I più colpiti saranno gli anziani, che hanno la sola cittadinanza italiana. Ci basta anche un rinvio per organizzarci».
Maria Serena Natale
msnatale@rcs.it