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 2012  settembre 02 Domenica calendario

IL TRAMONTO DEL MAGNATE DERIPASKA. I DEBITI AFFONDANO L’AMICO DI PUTIN —

Ha tanti amici e altrettanti avversari, con alcuni dei quali è in causa. Ma soprattutto Oleg Deripaska, il re dell’alluminio che nel 2008 era tra i dieci uomini più ricchi del mondo, è pieno di debiti. E i suoi affari non vanno più come una volta: dovrà chiudere almeno quattro delle sue 16 fabbriche ed è alla ricerca di nuovi prestiti per rimanere a galla. Secondo il quotidiano economico «Vedomosti», la sua Rusal (Russkij Alyuminij) ha bisogno rapidamente di 800 milioni di dollari per coprire scadenze legate al rifinanziamento del debito complessivo che ammonterebbe a 11,4 miliardi di dollari (secondo «Forbes» la sua conglomerata Basic Element sarebbe invece fuori di 21 miliardi).
Situazione difficile, ma certamente non come quelle che il giovane tycoon (nato nel 1968 in Siberia da una famiglia cosacca) si è trovato a fronteggiare durante la sua ascesa. Nella sola Krasnoyark, una delle città dove si concentravano maggiormente gli interessi di Deripaska all’epoca, «tra il 1993 e il 1994 34 persone furono assassinate durante la guerra per il controllo», ha raccontato lo stesso imprenditore in una recente intervista al «Daily Telegraph». Oggi le cose sono assai diverse e i conflitti che Deripaska ha in corso vengono decisi nelle aule dei tribunali o nelle stanze del potere.
Già nel 2009, quando le cose andavano male per la sua Rusal, la prima azienda produttrice di alluminio al mondo, arrivò l’aiuto dall’alto, sotto forma di grossi finanziamenti (4,5 miliardi di dollari concessi prima dalla statale Vneshekonombank e poi rifinanziati dalla statale Sberbank). Dell’impero del magnate fa parte anche la compagnia assicuratrice Ingosstrakh nella quale l’italiana Generali ha il 38,5% insieme a un alleato ceco. Ci sono state trattative per la cessione della quota. Deripaska avrebbe interessi anche nel nostro Paese, dove avrebbe acquistato miniere di bauxite. Inoltre ha una megavilla (Walkirie) vicino a Porto Cervo, in Sardegna.
Deripaska è ancora impegnato in un braccio di ferro con Vladimir Potanin, l’oligarca al quale ha cercato di strappare il controllo di Norilsk Nikel, uno dei maggiori produttori di nichel. I due oligarchi si vedranno a fine anno in un’aula di tribunale a Londra, per regolare la questione della nomina del consiglio di amministrazione.
Intanto il re dell’alluminio si deve difendere di fronte a un altro magistrato inglese dalle richieste di Michael Cherney che vuole da lui 1,2 miliardi di dollari. La vicenda ricorda parecchio quella dalla quale è appena uscito (sempre a Londra) Roman Abramovich, patron del Chelsea Football Club. Questi sosteneva, e il giudice gli ha dato ragione, che Boris Berezovskij, allora potentissimo, non era suo socio; Abramovich lo pagava per avere protezione (in russo si chiama krysha, tetto).
Anche Cherney afferma che Deripaska gli aveva promesso una quota di Rusal, mentre il nostro dice che era semplicemente costretto ad avere la necessaria protezione. «Decisi che era meglio pagare per rimanere vivo», ha dichiarato al «Telegraph» riferendosi sempre ai primi anni Novanta. Secondo altre fonti, però, Deripaska era invece alleato di gruppi criminali. E proprio per questo il dipartimento di Stato americano nel 2006 gli ha revocato il visto d’ingresso. Ancora oggi il magnate russo è guardato con sospetto in molti ambienti. E in Gran Bretagna ha provocato uno scandalo il fatto che sul suo yacht siano stati ospitati Lord Mandelson, ex ministro laburista e George Osborne, l’attuale cancelliere dello scacchiere.
Con Putin c’è un buon rapporto, anche se le ultime difficoltà dell’alluminio potrebbero incrinarlo. Come reagirà il presidente alle chiusure e ai licenziamenti? Le fabbriche sono quelle di sempre e sono andate avanti anche grazie all’energia a basso prezzo garantita in passato. Nello stabilimento di Sayanal, sul fiume siberiano Yenisej, dietro alla scrivania del direttore c’è un ritratto di Deripaska e nei reparti ancora campeggiano enormi cartelli con gli slogan di una volta: «Tonnellate di alluminio per la madrepatria!», «Gli altiforni sono il nostro potere!». Andavano bene quando non era il mercato a dettare legge.
Fabrizio Dragosei