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 2012  settembre 02 Domenica calendario

IL PORNO DOMESTICO

A cosa servono i libri? A niente, per fortuna. «Lucciole, le mie. Di mago», faceva dire Pirandello a Cotrone nei
Giganti della Montagna.
L’arte è un gioco di prestigio, ti fa apparire davanti agli occhi un’immagine che è una promessa di altrove. Un istante, poi tutto torna come prima. «Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli a un comando si distaccano, entra l’invisibile, vaporano i fantasmi. È cosa naturale». Questo è lo spazio dentro il quale generalmente vive la letteratura, sottile e fantasmatico, un’isoletta per iniziati che appare e scompare come un miraggio. È per questo che quando un libro esce da quell’esilio dorato, quando fa capolino nella vita reale, succede l’inferno.
Quest’estate è toccato alla trilogia di E. L. James, da 40 milioni di copie. Spiagge, treni, sconsolati baretti di città infuocate, sono pieni di donne (e qualche uomo) immersi nelle descrizioni delle prodezze sessuali di Christian e Anastasia. Liberiamoci dalla preoccupazione di stabilire se si tratti o no di letteratura. Non è rimasto che il povero Breat Easton Ellis – che twitta da mesi, disperatamente, il suo desiderio di scriverne la sceneggiatura – a difendere il valore intrinseco delle
Cinquanta sfumature.
Per tutti gli altri, il libro non è altro che un sex toy, un giochino di coppia, un modo per eccitarsi un po’ più presentabile (e condivisibile) dei video gratuiti su
youporn.
Donne adulte, madri e mogli, che fino a ieri non avevano idea di cosa fosse un dildo e avevano visto le manette soltanto ai polsi di Dominique Strauss-Kahn seduto in tribunale (anche se questo, va detto, avrebbe dovuto insospettirle), sembra che abbiano accantonato la passione per borse e scarpe per spostarsi verso oggettini di maggior utilità ma difficilmente (almeno per ora) proponibili in società. Sembra che fruste e vibratori, quest’estate, si vendano come il pane.
Gli uomini e specialmente le donne, annunciano i giornali di tutto il mondo (dedicando spazio al fenomeno delle Mommy Porn), quest’estate avrebbero fatto sesso come non mai. Si prevede addirittura un baby boom, come quello legato al black out del novembre 1965 a New York. Solo che stavolta le luci rimarranno ben accese: niente più vergogna. Possiamo fare tutto, spingerci fin dove non eravamo mai arrivati neanche con l’immaginazione. Guidati e assolti dalla magica trilogia della felicità sessuale. Se questo, con buona pace di Breat Easton Ellis, non sposterà la letteratura avanti di un millimetro, vale la pena chiederci se invece farà bene alle nostre vite. Siamo davanti a una minuscola rivoluzione sessuale o Christian e Anastasia, nel loro essere così
e pedissequamente un ur-maschio e una ur-femmina eterosessuali, stanno rispolverando la nostalgia per il bel tempo antico dei generi non contaminati, immobili e mai ambigui, dei nostri nonni e nonne? Che avevano fatto la guerra e non avevano tempo da perdere con metrosessualità, e gaiezze più o meno decadenti. Parlare di sesso, come scriveva Foucault, fa parte della nostra cultura. Noi che abbiamo abbandonato la trasmissione di una ars amatoria a favore del piacere morboso della confessione. Che abbiamo elaborato una terminologia minuziosa, censito ogni comportamento e ogni desiderio per poterne stabilire o meno la legittimità, per adeguarli a punizioni e assoluzioni. Secondo il filosofo francese, noi non abbiamo mai smesso di spostare il sesso in una dimensione letteraria, perché il linguaggio è la forma di controllo necessaria, il mezzo per addomesticare l’unica pulsione indomabile che ci governa. E dal momento che la nostra ultima passione letteraria è una forma isterica di tassonomia, ecco spuntare nuovi archetipi e relative didascalie. L’ultimo è l’himbo, il maschio tonto e bellissimo, partner ideale di una
stand up fuck
da fine serata. Lo stripper dell’ultimo film di Soderberg, cuginetto del palestratissimo e svagato Joey della serie
Friends.
Così per ogni impercettibile sfumatura di genere, abbiamo ormai un nome e un destino da assegnare.
Per quanto eravamo stati distratti, negli anni appena passati, ad attribuire l’etichetta di maschio o di femmina ai nostri figli, dovremo da adesso imparare una nuova cautela
politically correct.
Angelina Jolie e Brad Pitt, nostri maître a penser, hanno appena litigato di brutto con
la madre di lui, che pretendeva di vestire una qualsiasi dei loro innumerevoli figli, una femmina a detta della suocera, da femmina. Sarà lei a capire cos’è, e di che genere è, sembra che abbiano risposto i due, inviperiti, buttando dalla finestra tutù e bamboline con le quali l’incauta donna (peraltro dichiaratasi contraria anche ai matrimoni omosessuali) pretendeva di sostituire jeans e soldatini nel cuore della povera bimba. Sono matti? Nient’affatto. Sono l’avanguardia di una vera e propria filosofia educativa, secondo quanto spiega in un lungo articolo il
New York Times.
Che prevede appunto un laissez faire estremo da parte dei genitori, nei confronti dei gusti, soprattutto nel campo dell’abbigliamento, dei propri figli. Gusti che non necessariamente hanno a che fare con il formarsi di un’inclinazione sessuale. Bimbi che da grandi desidereranno le donne, ma che adesso desiderano le gonne, e abitucci rosa di volant. Sono i
princess boyse
si affiancano alle già acquisite femmine in tute da rapper e scarpacce. Teneri e un po’ buffi, potrebbero attirare curiosità e malevolenza. Tocca imparare a proteggerli e per avere istruzioni c’è, ovviamente, un blog,
pinkisforboys. org,
tenuto da una madre insofferente alla soffocante organizzazione binaria dell’identità sessuale.
La transessualità, l’intersessualità, la pansessualità, così come ogni altra forma di incertezza (o complessità) esistenziale, sono sempre esistite. Uomini e donne si sono sempre mossi nel terreno accidentato dell’identità inciampando e rialzandosi, procedendo e arretrando. Basti pensare allo choc che fu per tutte noi scoprire che gran parte dei divi di Hollywood sui quali avevamo fantasticato,
fantasticava piuttosto su ergastolani nerboruti o efebici figli del mediterraneo. Ce ne siamo fatte una ragione. Niente è come sembra, e il desiderio è un mistero insondabile. È vero, uomini come Christian Grey e prima di lui il divino Don Draper (protagonista della serie tv americana
Mad Men)
ci rassicurano. Appartengono alla categoria di quelli che pensano secondo quanto accade sotto la cintura, e grazie a questa sospensione dell’inconscio e del ragionamento sembrano immuni dal fallimento. Azione/reazione, e, almeno per quanto riguarda la beata coppia di Seattle, un numero di volte impressionante nell’arco della giornata. Forse nella vita la faccenda è un po’ più complicata, forse il fantacocciutamente
sma del Bell’Antonio sta sempre lì, sotto il letto, a rovinare i sogni dei più insospettabili maschioni sul mercato. Ma non mi pare, come è stato detto, che Christian e Anastasia siano modelli pericolosi, tentativi di restaurazione, simboli di normatività. Sono solo altre figurine di un presepe che si fa sempre più affollato. Più sono, più sarà facile riconoscerci in qualcuna di loro e sentirci meno soli, strani, diversi. Diventano di moda, poi ci annoiano e vengono sostituite da un’altra statuina. Quest’anno è andata così: siamo tutti spregiudicati, etero e un po’ sadomaso. L’anno prossimo si vedrà. Del senso di colpa, della vergogna, se ne occupi qualcun altro. Magari la letteratura.