Steven Leckart, Wired n. 43 9/2012, 4 settembre 2012
L’UNIVERSITÀ CAPOVOLTA
Il mio ultimo corso di matematica l’ho seguito al liceo. Il che probabilmente spiega perché questo quiz su come far calcolare a un computer un itinerario ideale mi sta facendo venire il mal di testa. Sto fissando una rozza cartina della Romania sul mio MacBook. Venti città sono collegato da un reticolo di linee rette nere. Il mio obiettivo è stabilire l’itinerario migliore tra due città, da Arad a Bucarest. Si possono usare una manciata di algoritmi di ricerca dai nomi come “in ampiezza”, “in profondità”, “a costo uniforme” e “A*”. Ciascuno impiega una strategia diversa per analizzare la mappa. Non ho mai sentito parlare di questi algoritmi nè riflettuto su come un computer calcoli un itinerario. Ma imparerò, perché malgrado la completa mancanza di qualifiche mi sono iscritto al corso online numero CS221: “Introduzione all’intelligenza artificiale”. Si tratta di lezioni di perfezionamento tenute dai professori di Stanford Sebastian Thrun e Peter Norvig.
Lo scorso autunno, l’università nel cuore della Silicon Valley ha lanciato un’iniziativa senza precedenti: l’apertura di tre corsi, compreso il mio CS221, a chiunque fosse dotato di connessione a internet. Lezioni e compiti pubblicati e automaticamente valutati online ogni settimana. Esami finali e di metà semestre a scadenze rigide. E alla fine del semestre, agli studenti che avevano completato un corso sarebbe stato rilasciato un attestato di partecipazione ufficiale.
L’opportunità ha fatto impazzire diverse persone in tutto il mondo. Basta pensare che due terzi dei miei 160mila compagni di corso vivono fuori dagli Stati Uniti. Ci sono studenti di 190 paesi, dall’India alla Corea del Sud, dalla Nuova Zelanda all’Azerbaigian. Non solo: più di cento volontari si sono offerti di tradurre le lezioni in 44 lingue, incluso il bengali. In Iran, dove YouTube è censurato, uno studente ha donato il sito del CS221 e, con l’autorizzazione dei professori, ha iniziato a ripubblicare i file video per mille studenti iraniani.
Oltre a programmatori esperti di intelligenza artificiale, i miei compagni sono studenti delle superiori, laureati in materie umanistiche o insegnanti di scienze delle medie. L’età è varia: si passa dai quarantenni ai settantenni in pensione. Uno studente ha definito il CS221 «la Woodstock online dell’era digitale». Io mi sono iscritto per fare l’esperienza di un corso di Stanford, comunque. Imparare qualcosa sull’intelligenza artificiale è solo la ciliegina sulla torta.
È soltanto alla seconda settimana di lezioni che noto un’avvertenza scritta in piccolo sul sito del corso di intelligenza artificiale: «Prerequisiti: si richiedono solide nozioni di calcolo delle probabilità e di algebra lineare».
Solide nozioni? Io sono laureato in inglese. Questo fa di me un fuzzy, nomignolo affibbiato dagli studenti di tecnologia di Stanford ai laureati in materie umanistiche. E ora cerco di capire qualcosa della probabilità bayesiana, una branca della statistica che negli ultimi 25 anni ha rivoluzionato una decina di campi, dalla genomica alla robotica, alle neuroscienze. A quanto mi dicono è tutta riassunta dalla formula:
P (B/A) P (A)
P(A/B)= ----------------
P (B)
Applicando questa regola a un problema di calcolo si possono ottenere previsioni valide basate su dati altrimenti inaffidabili. Le applicazioni pratiche, oltre alla programmazione di veicoli autonomi, includono il calcolo del rischio di cancro al seno nelle donne, l’analisi del Dna e la progettazione di filtri antispam più efficienti.
Tutta roba più facile a dirsi che a farsi. Ma le basi sono davvero piuttosto intuitive. In questo compito assegnato riesco a totalizzare il 58 per cento.
Thrun sapeva per esperienza cosa fosse l’ambizione a un’istruzione più elevata. Quando studiava per il master all’università di Bonn alla fine degli anni Ottanta, aveva scoperto che i suoi professori di intelligenza artificiale erano incompetenti. Aveva trascorso molto tempo a colmare le lacune in biblioteca, ma desiderava un rapporto più diretto con gli esperti. Solo dopo si è reso conto di poter fare qualcosa al riguardo. Ha parlato con Peter Norvig, direttore della ricerca a Google e suo collega per il CS221, e insieme hanno deciso di aprire il corso successivo a tutti. Era sì un esperimento didattico, ma Thrun sapeva che avrebbe potuto anche essere il primo passo verso un’impresa commerciale vera e propria.
A giugno ha compiuto il passo successivo: la fondazione insieme ad altri di KnowLabs, finanziata di tasca sua con 300mila dollari. Ha tirato dentro David Stavens in qualità di ceo e ha chiesto a Mike Sokolsky, ricercatore di robotica a Stanford, di fargli da responsabile della tecnologia. Hanno convertito la foresteria di Thrun in ufficio temporaneo. Dopo essersi sistemata in una collina vicino al campus di Stanford, la squadra ha iniziato a progettare. Aveva otto settimane prima dell’inizio del semestre, un tempo ragionevole. Stavens pensava di attirare 500 studenti. Sokolsky sperava in un migliaio. Norvig contava di arrivare a 2000.
A fine luglio Thrun manda un’email a mille membri dell’Associazione per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, un gruppo sopravvissuto alla crisi del settore degli anni Ottanta e Novanta. Il mattino dopo si erano iscritti 5000 studenti. Alcuni giorni dopo il corso ne contava 10mila. È stato allora che l’amministrazione di Stanford ha chiamato. Thrun aveva trascurato di informarla del progetto, qualcosa gli diceva che non l’avrebbero presa bene. Il reclamo principale dell’università: non puoi rilasciare alcun genere di certificati ufficiali. Nelle settimane successive si sono tenute 15 riunioni al riguardo. Thrun ha parlato con l’ufficio del preside, con la segreteria e l’ufficio legale dell’università. Nel frattempo le iscrizioni al CS221 crescevano a dismisura: 14mila, 18mila e, solo due settimane dopo, 58mila.
Durante tutte le riunioni, nessuno ha obiettato al fatto che Thrun offrisse il corso online gratuitamente. Tutti ammiravano la sua visione. L’amministrazione voleva semplicemente che Thrun rinunciasse alle prove e al certificato. Lui ha rifiutato, replicando che erano quelle due componenti a motivare gli studenti a iscriversi. Alla fine hanno raggiunto un compromesso: rilasciare un attestato di partecipazione, non un certificato, e includere l’avvertenza che il corso non era valido ai fini del credito o della laurea a Stanford.
Thrun non ha avuto tempo di festeggiare. A metà agosto la notizia del suo corso di intelligenza artificiale è diventata virale grazie a una recensione del New York Times. Le iscrizioni sono schizzate oltre quota 100mila. Il sito di KnowLabs era progettato per gestire lOmila studenti.
Dopo un mese di CS221, sono arrivato ad aver paura dei compiti, soprattutto quando vado a vedere i risultati: 60 per cento, 33 per cento, 44 per cento. Tecnicamente, si potrebbe dire che vado incontro alla bocciatura. Sono pochi i concetti del corso che afferro con facilità.
I video, però, che a volte sono bizzarramente divertenti, aiutano. L’unità inizia di solito con un primo piano di Thrun o Norvig in uno studio improvvisato che parlano rivolti direttamente alla telecamera. Poi si vedono inquadrate da vicino una tavoletta grafica e le loro mani che scrivono variabili, diagrammi e calcoli mentre la voce fuori campo illustra il tutto. Sono tutti registrati con una fotocamera digitale montata su un treppiede. I video sono inframmezzati da domande che invitano gli studenti a partecipare. La squadra sovrappone al video dei campi in html per permettere agli studenti di inviare le risposte direttamente dal browser. I video non sono sofisticati, si ispirano alla Khan Academy, pioniera di questa tecnica di istruzione intima e diretta.
Thrun è entusiasta. Il suo esperimento sta funzionando. Più di 20mila studenti hanno sostenuto gli esami di metà semestre e stanno consegnando i compiti settimanali. La stabilità del sito va migliorando. Su YouTube i video del CS221 hanno totalizzato cinque milioni di visualizzazioni. I membri della squadra di KnowLabs hanno automatizzato e ottimizzato il flusso di lavoro: filmano, editano, ricontrollano le lezioni, pubblicano e monitorano i forum per estinguere i focolai di malcontento.
Stavens pensa a possibili modelli commerciali. Anche se Thrun rabbrividisce all’idea di far pagare gli studenti, si potrebbero offrire dei componenti aggiuntivi a pagamento, come servizi di assistenza tecnica e allo studio, o materiali offline. Ma ci sono anche altre fonti di introiti. Verso la fine del semestre scrive un’email ai mille studenti migliori, quelli con punteggi perfetti (o quasi) nei compiti e nelle prove d’esame. Oggetto: offerte di lavoro. Thrun richiede curricula e promette di farli arrivare sulle scrivanie giuste di varie società di tecnologia, compresa Google. Un recruiter che realizza un’assunzione di solito guadagna dal 10 al 30 per cento del primo anno di salario di un ingegnere, equivalente a circa 100mila dollari. Stavens ritiene di poter chiedere molto meno. Dopotutto, mentre fa affari KnowLabs scopre dei talenti.
Spuntano già dei concorrenti: a Stanford sono partiti altri due corsi di informatica su una piattaforma digitale differente, contemporaneamente al CS221. In seguito due professori di Stanford hanno sviluppato questa piattaforma in Coursera, una società indipendente che fornisce corsi online. (Hanno iniziato da Stanford ma vogliono espandersi verso altre istituzioni). Il programma prevede 14 corsi nel 2012, che comprendono crittografia, anatomia e teoria dei giochi. Per ora sono tutti gratuiti. Poi il Mit ha annunciato la sua gara con Stanford creando un programma di nome Mitx, che offrirà alcuni corsi online durante l’autunno. Iscrizione e partecipazione saranno gratuite, ma per guadagnarsi un certificato gli studenti dovranno pagare una tariffa «alquanto modesta», ma ancora da fissare.
Thrun non teme che queste venerande università o facoltà possano schiacciare la sua startup. Sta pensando a un’università digitale tutta sua, con un programma di studi meno convenzionale, basato sulla soluzione di problemi, non soltanto su lezioni o temi astratti. Rappresenterebbe un’alternativa praticabile per gli studenti dell’aula globale unificata, soprattutto per quelli privi delle risorse necessarie a trasferirsi negli Stati Uniti e frequentare il college. Thrun ha deciso che KnowLabs creerà una cosa chiamata Udacity. Il nome, crasi di audacity e university, dovrebbe riflettere sia l’audacia di Thrun sia le ambizioni dei suoi studenti. L’obiettivo per Udacity è quello di offrire corsi gratuiti per otto settimane. Per i prossimi sei mesi o più, i programmi saranno incentrati sull’informatica. Più avanti si estenderanno ad altre discipline come ingegneria, fisica e chimica. L’idea è quella di creare un menu di corsi di alta qualità che si possano riproporre e migliorare col minimo sforzo possibile da parte del docente originario. KnowLabs lavorerà solo con professori eminenti, disposti a impegnarsi per creare video dinamici e interattivi. Proprio come il cinema di Hollywood ha rivoluzionato il modo in cui raccontiamo delle storie, Thrun vede emergere dai video e dagli altri strumenti messi a punto dalla sua squadra una nuova grammatica dell’istruzione e dell’apprendimento. Dietro ogni corso di Udacity ci sarà un gruppo di produzione non dissimile da una troupe cinematografica. Il professore diventerà un attore/produttore. Il che rende Thrun capo degli studios.
Il professore però non riposa sugli allori. Oltre agli ostacoli tecnici, fra cui il dover ampliare il sito e respingere almeno tre attacchi DoS, ammette di aver ricevuto critiche pesanti dagli studenti. «Abbiamo commesso molti errori», racconta. «All’inizio ogni problema pubblicato si poteva risolvere solo una volta. Ho ricevuto una mail da uno studente infuriato che diceva: “Ascolta, ti stai comportando come uno di quei professori arroganti di Stanford che cercano di decimare gli studenti”. Mi sono reso conto che dovevamo aiutare gli allievi a riuscire, non a fallire». KnowLabs ha ritoccato il software in modo da consentire tentativi multipli di soluzione dei problemi.
Anche il mio approccio iniziale al corso si è rivelato sbagliato. All’inizio del semestre sono entrato in un gruppo di studio in carne e ossa, a San Francisco, e ho incontrato sei compagni in un pub. Come prevedevo, discutere insieme i problemi è stato di grande aiuto. Purtroppo il gruppo si è dissolto ben prima di metà semestre. Era troppo difficile accordarsi su un luogo e un orario.
In rete, ovviamente, non c’è questo problema. Ho fatto delle domande sul sito di risposte Aiqus e sui forum di Reddit a ogni ora del giorno e della notte e ho ricevuto spiegazioni e consigli da tutto il mondo quasi in tempo reale. Solo su Aiqus sono state pubblicate più di 4000 domande, che hanno ricevuto più di 13mila risposte. Tutte queste informazioni, però, erano sparpagliate. Ho dovuto frugare fra una decina di discussioni su Aiqus e aprire altrettante finestre solo per risolvere il problema di un esercizio. Era difficile concentrarsi.
Filip Wasilewski, trentenne consulente IT di Lódz, in Polonia, ha vissuto la stessa frustrazione. Ha trascorso tre notti a scrivere un software che risolvesse la questione. La soluzione di Wasilewski, un componente aggiuntivo per Chrome in JavaScript, carica da Aiqus domande pertinenti e le mostra sul sito del corso di intelligenza artificiale, proprio sotto al video corrispondente. Ho potuto scorrere i titoli delle discussioni senza dover cliccare su un’altra finestra. Il plug-in è stato installato da più di 2000 studenti.
Con la crescita di Udacity nel corso dell’anno, Thrun prevede che queste innovazioni create dagli studenti si moltiplichino. A febbraio Udacity ha offerto i suoi primi due corsi gratuiti da otto settimane. Questi non sono affiliati a Stanford, e mentre scrivo un totale di 65mila studenti si è iscritto al corso CS373: “Programmazione di un’auto robot” e a CS101: “Creazione di un motore di ricerca”. Ma quest’ultimo - tenuto da David Evans, professore in congedo dell’università della Virginia - è pensato appositamente per studenti senza alcuna esperienza di programmazione. Thrun ha chiesto a Sergey Brin (uno dei fondatori di Google) di partecipare a un video promozionale per il corso. Ha funzionato.
Ho solo una vaga idea di come faccia una macchina autonoma a pilotarsi da sola. Sono quasi alla fine del CS221 e non ho mai desiderato tanto ardentemente una sufficienza risicata in vita mia. Purtroppo non ce la faccio. Il mio punteggio finale per il semestre: 52,7 per cento. Cioè 7,3 per cento al di sotto della sufficienza: in altre parole, una F. Non sono mai stato bocciato a un corso prima d’ora. Se fossi uno studente di Stanford in piena regola, sarebbe una macchia. Potrebbe rovinare le mie opportunità di accaparrarmi uno stage estivo. Di certo sarebbe una delusione per il mio tutor di facoltà. Ma non sono un vero studente di Stanford. Sono un imbucato alla festa. E per giunta un fuzzy. Almeno ho finito, a differenza dei 137mila iscritti che hanno abbandonato il corso. Decido di stampare il mio attestato di partecipazione. Lo incornicerò e lo appenderò nel mio ufficio accanto al diploma del master? Forse. Progetterò mai un filtro antispam più efficiente? Probabilmente no. Seguirò un altro corso online? Non sono un esperto, ma le probabilità sembrano alte.
Steven Leckart
GIORNALISTA DI WIRED US. HA AIUTATO CHRIS ANDERSON A SCRIVERE LA CODA LUNGA