MdF, Corriere della Sera 28/8/2012, 28 agosto 2012
IL NERVOSISMO TEDESCO ORA L’EXPORT NON TIRA PIÙ
La fiducia industriale tedesca in frenata per il quarto mese di seguito: l’indice Ifo delle 7000 imprese tedesche più importanti è calato ieri a quota 102,3 punti (dai 103,2 del mese precedente), più delle attese, e al livello più basso dal marzo 2010. In calo, a quota 94,2 punti, anche le aspettative degli imprenditori per i prossimi sei mesi, mentre per la prima volta da tre anni a questa parte sono risultate negative anche le aspettative per le esportazioni.
Anche se Hans-Werner Sinn, presidente dell’istituto economico Ifo di Monaco di Baviera, forse il più noto della Germania, ha cercato di rassicurare, sostenendo che il calo è risultato meno forte del mese precedente, ed è quindi in via di stabilizzazione. Tuttavia, altri timori si sono levati dagli esperti tedeschi. Mentre appare ormai evidente che nemmeno la Germania può sottrarsi al rallentamento globale e alla recessione di oltre mezza Europa, presa nella morsa di programmi di austerità senza pari, nel tentativo di contrastare la crisi del debito.
Finora, il governo e gli istituti specializzati continuano a puntare su una crescita fra lo 0,7-1%, ma c’è chi, comincia a temere un peggioramento pronunciato della maggiore economia europea nella seconda metà dell’anno, se il quadro macroeconomico dovesse peggiorare, proprio mentre l’Europa conta sulla Germania per risollevarsi.
Secondo taluni esperti, le società tedesche stanno diventando più pessimiste per il futuro. Finora le esportazioni e il consumo domestico, in aumento grazie a una bassa disoccupazione e a consistenti aumenti salariali, hanno protetto l’economia tedesca dalla crisi dell’euro. Ma ora questa specie di «immunità» si sta incrinando. Mentre fra gli economisti c’è chi, come Andreas Rees, di Unicredit a Monaco, spiega che finora le previsioni di base mostrano una crescita moderata del prodotto interno lordo pari allo 0,2% (dopo una crescita scivolata dallo 0,5% dei primi tre mesi allo 0,3% del secondo trimestre). Tuttavia, lo scenario potrebbe peggiorare velocemente, secondo Rees, puntando verso una contrazione del pil tedesco fino allo 0,3% nel corso del terzo trimestre. E questo a causa di due rischi importanti, legati entrambi al peggioramento delle prospettive dell’export e dell’attività di investimento, generalmente molto sensibile ai fattori psicologici e alle incertezze generate dalla crisi, che potrebbero trascinare al ribasso anche il consumo.
Non c’è da meravigliarsi dunque, se nel mercato dell’auto in declino, Opel e Ford siano corse ai ripari, chiedendo primi provvedimenti di cassa integrazione. E anche il colosso ThyssenKrupp ha ridotto l’orario lavorativo a causa del calo della domanda e Bosch ha reso noto che sta trattando ancora con i lavoratori per ridurre l’orario. Siemens invece sta valutando tagli fino a 10 mila posti per ridurre i costi e recuperare competitività dopo aver ridotto i target di crescita per quest’anno. Ma appesi ai colossi ci sono anche una miriade di piccole e medie imprese, la spina dorsale dell’economia tedesca.
MdF