Michele Arnese, Italia Oggi 29/8/2012, 29 agosto 2012
TUTTI GLI UOMINI DI OSCAR GIANNINO
Sono all’opera gruppi di lavoro per approntare un programma più approfondito rispetto alle dieci proposte turbo-liberiste del documento iniziale. Le adesioni al manifesto hanno superato 20mila. E sono stati nominati i primi coordinatori in alcune regioni. L’appello «Fermare il declino» promosso in primis dall’intellettuale Oscar Giannino si sta trasformando lentamente in un vero movimento politico. Nulla è stato deciso finora. Si aspetta la fine di settembre per prendere una decisione definitiva, che includerebbe anche un nome nuovo rispetto a «Fermare il declino», magari dopo qualche appuntamento pubblico e dopo aver compreso in che modo si può intrecciare il percorso con la montezemoliana Italia Futura che ha già una ramificazione territoriale: «Più che un merger potrebbe essere possibile una joint venture», dicono fonti sia di «Fermare il declino» che di «Italia Futura». Chi si è esposto per primo evocando una collaborazione politico-elettorale con il movimento promosso da Giannino, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Alessandro De Nicola, Andrea Moro, Carlo Stagnaro e Luigi Zingales è stato il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi. Smarcandosi dal vertice vecchio e nuovo del Carroccio, Tosi al Corriere della Sera ha detto che «è meglio spararsi un colpo in testa» piuttosto che andare con il Pdl. «La Lega – ha aggiunto – può diventare l’aggregatore di quelle liste civiche fatte di persone perbene che sempre più saranno protagoniste. Pensi a Oscar Giannino. Una persona perbene, che rispetta la Lega e dalla Lega è rispettata». Una delle prime regioni ad avere i coordinatori di «Fermare il declino» è la Sicilia. C’è Donato Didonna, che lavora come amministratore e partner di società che operano - tra Milano, Bari e Palermo - nel settore immobiliare commerciale, nella consulenza finanziaria e nell’M&A (fusioni e acquisizioni). In precedenza, ha lavorato per vent’anni - tra Palermo, Roma e Milano - prima per un importante gruppo bancario italiano e poi per uno olandese, facendo sempre il pendolare con Palermo, sua città d’adozione.
Proprio su Palermo s’incentra un blog su cui Didonna scrive con un altro coordinatore siciliano del movimento di Giannino, Luciano Lavecchia, classe 1985, nato a Palermo, laureato in Economics and Social Sciences all’Università Bocconi di Milano. Il terzo coordinatore è un economista: Salvatore Modica, professore di economia politica a Palermo che ha scritto diversi lavori con Luigi Zingales e Franco Peracchi. Non a caso Zingales e Peracchi sono esponenti di spicco del movimento liberista. Il liberale Peracchi, docente di Econometria all’università romana di Tor Vergata e vicepresidente della Società italiana di Econometria, è anche uno dei tre coordinatori del Lazio insieme con Alberto Pera e Riccardo Gallo. Pera, più volte consulente di diversi ministri italiani e di organismi internazionali, è stato segretario generale dell’Antitrust dal 1990 al 2000 e ora è partner dello studio Gianni, Origoni, Grippo Cappelli Partners. Pera e Gallo vantano comuni esperienze nell’Iri: Pera è stato capo delle ricerche economiche del gruppo pubblico, mentre l’economista Gallo è stato l’ultimo vicepresidente dell’Iri in quota Pri. Se nel Lazio il coordinamento è soprattutto appannaggio di economisti, in Friuli e Venezia Giulia prevalgono i legali. Ai vertici infatti ci sono l’avvocato Alessandro Margiotta e Andrea Bitetto, che a Trieste esercita la professione di avvocato civilista. «Liberale classico, laico, è stato dirigente della Federazione dei Liberali, erede del Partito Liberale Italiano dopo il suo scioglimento. È idealmente iscritto alla Società degli Apoti di prezzoliniana memoria», come lui stesso si definisce sul blog che cura sul sito Linkiesta. Le prime nomine hanno suscitato qualche mugugno, almeno sul metodo, come si evince dallo stesso sito di «Fermare il declino»: «Sono emerse sui social networks alcune perplessità e domande sulle modalità di scelta dei coordinatori – si leggeva ieri – I coordinatori regionali, come ogni altra funzione (chiamarle cariche ci sembra appunto eccessivo) sono emersi spontaneamente da un processo in cui si mischia l’attivismo personale, la capacità di coordinare e proporre e le relazioni personali con, valutazioni soggettive dei fondatori. In una fase costituente come la presente non crediamo vi sia alternativa possibile a questo metodo che è sia imprenditoriale che informale».